Una mia paziente fu ricoverata la
prima volta nel 1995, per improvviso calo del visus occhio sinistro, con
diplopia e atassia; erano presenti un nistagmo di I° grado con deviazione
segmentaria verso destra, lateropulsione destra e segno di Romberg positivo.
L'esame del liquor rivelava un aumento dei leucociti e alcune bande
oligoclonali di tipo IgG, negatività allo screening virale e per gli Ab
anti-Borrelia Bugdorferi.
La RM mostrava piccoli focolai
iperintensi in T2 a livello della sostanza bianca periventricolare,
bilateralmente, e del nucleo lenticolare destro, compatibili con aree di
demielinizzazione. I potenziali evocati erano nella norma, ma L'ENG dimostrava
sofferenza delle vie vestibolari centrali a livello ponto-mesencefalico.
Durante la degenza si verificò un
progressivo miglioramento, sino alla scomparsa, della sintomatologia, per cui
non venne impostata la terapia immunomodulante.
Da allora, la paziente non ha
presentato nuovi sintomi, sino al giugno 2008, quando sono comparse parestesie
agli arti di destra e al tronco, estese alla zona cervicale e accompagnate da
ridotta sensibilità tattile retroauricolare destra.
Alla nuova RM erano evidenti
numerose lesioni in T2 e T1 localizzate a livello periventricolare, pericalloso
e sottocorticale, con più di cinque aree captanti a livello bulbare sinistro,
parietale destro, periventricolare destro, centro semiovale destro e
pericalloso destro e, a livello cervicale (C5), una lesione non captante.
Dopo bolo steroideo di cinque
giorni il disturbo sensitivo è regredito, ma la paziente accusava astenia e
sensazione di pesantezza alle gambe, con obiettive difficoltà nella marcia e
dismetria agli arti inferiori.
Le è stata quindi offerta la
scelta tra iniziare una terapia immunomodulante con interferone (IFN ) e
arruolarsi in una sperimentazione con laquinimod, senza peraltro spiegarne i
pro e i contro. Naturalmente, la donna ha chiesto consiglio a me: che dirle?
Risposta
La terapia immunomodulante con
IFN consiste nella somministrazione del farmaco per via intramuscolare o
sottocutanea tutti i giorni, una o tre volte a settimana, con non trascurabili
effetti collaterali: transitoria sindrome simil-influenzale dopo ogni
iniezione, reazioni infiammatorie nel sito di iniezione e possibilità di
sviluppare, dopo alcuni mesi di terapia, anticorpi neutralizzanti che riducono
l'efficacia della terapia.
Resta da vedere, quindi, se il
laquinomoid sia una terapia alternativa meno invalidante per la paziente, a
fronte del sicuro vantaggio della possibilità di una somministrazione per via
orale.
Di recente sono stati pubblicati i
risultati di uno studio sperimentale condotto sull'efficacia di questo nuovo
farmaco immunomodulante (Comi G et al. Effect of laquinimod on MRI-monitored
disease activity in patients with relapsing-remitting multiple sclerosis: a
multicentre, randomised, double-blind, placebo-controlled phase IIb study. Lancet
2008; 371: 2085.).
Lo studio, che includeva 306
pazienti, ha dimostrato una riduzione dell'attività di malattia, dimostrabile
alla RM, del 40,4% rispetto al placebo in paziente con SM
recidivante-remittente. Dalla dodicesima alla trentaseiesima settimana i
partecipanti furono infatti sottoposti a scansioni cerebrali a mezzo di RM e a
esami clinici che evidenziarono una riduzione delle lesioni attive.
Il farmaco risultò essere sempre
ben tollerato.
Si è riscontrato un aumento degli
enzimi epatici nel 23% dei pazienti, rispetto al 10,8% dei pazienti trattati
con placebo.
E' stato, tuttavia, contestato
che lo studio sia troppo poco prolungato e numeroso per rivelare riduzioni di
ricadute in pazienti con sclerosi multipla.
Attualmente è in corso uno studio
di fase 3 della durata di due anni e con più di mille partecipanti che
permetterà di determinare se tale farmaco potrà essere impiegato con sicurezza
ed efficacia nei pazienti con sclerosi multipla.
Esistono quindi i termini
(vantaggio di una somministrazione per via orale, buon controllo della
malattia, assenza di significativi effetti collaterali) per suggerire alla
paziente di aderire allo studio sperimentale sul nuovo protocollo terapeutico.
Stefano Sgherzi, Alessandro
Sillani, Francesco Carelli, Università di
Milano
<p class="sottotitolo">
<b>Quando la demielinizzazione
peggiora?</b>
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<p>
Una mia paziente fu ricoverata la
prima volta nel 1995, per improvviso calo del visus occhio sinistro, con
diplopia e atassia; erano presenti un nistagmo di I° grado con deviazione
segmentaria verso destra, lateropulsione destra e segno di Romberg positivo.
L'esame del liquor rivelava un aumento dei leucociti e alcune bande
oligoclonali di tipo IgG, negatività allo screening virale e per gli Ab
anti-Borrelia Bugdorferi.
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La RM mostrava piccoli focolai
iperintensi in T2 a livello della sostanza bianca periventricolare,
bilateralmente, e del nucleo lenticolare destro, compatibili con aree di
demielinizzazione. I potenziali evocati erano nella norma, ma L'ENG dimostrava
sofferenza delle vie vestibolari centrali a livello ponto-mesencefalico.
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Durante la degenza si verificò un
progressivo miglioramento, sino alla scomparsa, della sintomatologia, per cui
non venne impostata la terapia immunomodulante.
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Da allora, la paziente non ha
presentato nuovi sintomi, sino al giugno 2008, quando sono comparse parestesie
agli arti di destra e al tronco, estese alla zona cervicale e accompagnate da
ridotta sensibilità tattile retroauricolare destra.
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Alla nuova RM erano evidenti
numerose lesioni in T2 e T1 localizzate a livello periventricolare, pericalloso
e sottocorticale, con più di cinque aree captanti a livello bulbare sinistro,
parietale destro, periventricolare destro, centro semiovale destro e
pericalloso destro e, a livello cervicale (C5), una lesione non captante.
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Dopo bolo steroideo di cinque
giorni il disturbo sensitivo è regredito, ma la paziente accusava astenia e
sensazione di pesantezza alle gambe, con obiettive difficoltà nella marcia e
dismetria agli arti inferiori.
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Le è stata quindi offerta la
scelta tra iniziare una terapia immunomodulante con interferone (IFN ) e
arruolarsi in una sperimentazione con laquinimod, senza peraltro spiegarne i
pro e i contro. Naturalmente, la donna ha chiesto consiglio a me: che dirle?
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<p class="sottotitolo">
Risposta
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La terapia immunomodulante con
IFN consiste nella somministrazione del farmaco per via intramuscolare o
sottocutanea tutti i giorni, una o tre volte a settimana, con non trascurabili
effetti collaterali: transitoria sindrome simil-influenzale dopo ogni
iniezione, reazioni infiammatorie nel sito di iniezione e possibilità di
sviluppare, dopo alcuni mesi di terapia, anticorpi neutralizzanti che riducono
l'efficacia della terapia.
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Resta da vedere, quindi, se il
laquinomoid sia una terapia alternativa meno invalidante per la paziente, a
fronte del sicuro vantaggio della possibilità di una somministrazione per via
orale.
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Di recente sono stati pubblicati i
risultati di uno studio sperimentale condotto sull'efficacia di questo nuovo
farmaco immunomodulante (Comi G et al. Effect of laquinimod on MRI-monitored
disease activity in patients with relapsing-remitting multiple sclerosis: a
multicentre, randomised, double-blind, placebo-controlled phase IIb study. Lancet
2008; 371: 2085.).
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Lo studio, che includeva 306
pazienti, ha dimostrato una riduzione dell'attività di malattia, dimostrabile
alla RM, del 40,4% rispetto al placebo in paziente con SM
recidivante-remittente. Dalla dodicesima alla trentaseiesima settimana i
partecipanti furono infatti sottoposti a scansioni cerebrali a mezzo di RM e a
esami clinici che evidenziarono una riduzione delle lesioni attive.
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Il farmaco risultò essere sempre
ben tollerato.
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Si è riscontrato un aumento degli
enzimi epatici nel 23% dei pazienti, rispetto al 10,8% dei pazienti trattati
con placebo.
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E' stato, tuttavia, contestato
che lo studio sia troppo poco prolungato e numeroso per rivelare riduzioni di
ricadute in pazienti con sclerosi multipla.
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Attualmente è in corso uno studio
di fase 3 della durata di due anni e con più di mille partecipanti che
permetterà di determinare se tale farmaco potrà essere impiegato con sicurezza
ed efficacia nei pazienti con sclerosi multipla.
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Esistono quindi i termini
(vantaggio di una somministrazione per via orale, buon controllo della
malattia, assenza di significativi effetti collaterali) per suggerire alla
paziente di aderire allo studio sperimentale sul nuovo protocollo terapeutico.
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<p class="firma">
<b>Stefano Sgherzi</b>, <b>Alessandro
Sillani</b>, <b>Francesco Carelli</b>, Università di
Milano
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