La pubblicità è l’anima del commercio (non della sanità pubblica)

Il Network WONCA Italia, l'Associazione culturali pediatri, l'associazione No grazie pago io e l'ISDB (International Society of Drug Bullettins) hanno inviato al Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, all'AIFA e, per conoscenza, ai deputati italiani al Parlamento europeo, una lettera di opposizione all'introduzione della pubblicità dei farmaci prescrivibili su ricetta medica, diretta ai cittadini, proposta dalla Commissione europea (CE) nel dicembre 2008 e rilanciata dall'attuale presidenza svedese.

Prima di essere trasformata in direttiva (e quindi in leggi nazionali) le nuove regole devono  passare al vaglio del Parlamento europeo e del Consiglio dell'Unione europea; i firmatari della lettera chiedono che il governo italiano esprima parere contrario alla proposta,  tenendo conto dei seguenti argomenti:

  • la pubblicità dei farmaci da prescrizione medica diretta ai cittadini (Direct to consumer advertising, DTCA) da parte delle industrie produttrici, è attualmente possibile solo negli USA e in Nuova Zelanda, ma in entrambi i paesi, dopo il caso Vioxx, ne è stata richiesta la una limitazione o addirittura l'eliminazione;
  • non è stato valutato l'impatto che questa normativa avrebbe sui Sistemi sanitari nazionali: la pubblicità diretta ai consumatori aiuterebbe l'industria a rafforzare

la fidelizzazione nei confronti del marchio e porterebbe a un maggior consumo di farmaci, al loro uso non corretto, a più numerose reazioni avverse, all'aumento della spesa per i pazienti e per il servizio sanitario e a nessun beneficio per la popolazione; secondo l'Institute of Medicine statunitense, con la pubblicità diretta ai cittadini aumenta anche l'uso precoce di nuovi farmaci, i cui effetti avversi sono ancora poco conosciuti e i cui costi sono più alti.

La proposta della CE di autorizzare l'intervento dell'industria nella produzione

dell'informazione rivolta al pubblico, oltre a confondere i differenti ruoli e responsabilità

nell'informare i cittadini, trascura il fatto che i produttori non sono una fonte attendibile di informazione, per l'evidente conflitto d'interesse. Per i cittadini è difficile distinguere tra materiale promozionale e materiale informativo basato sulle prove di efficacia disponibili: l'informazione di cui hanno bisogno deve essere affidabile, cioè basata sulle prove scientifiche e comparativa rispetto agli altri trattamenti già disponibili.

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