Ho sentito parlare, in un congresso di cardiologia,
dell'esistenza di fattori di rischio per la malattia ischemica coronarica
cosiddetti "non tradizionali". Poiché il relatore li ha citati en passant,
dichiarando che comunque non aiutano a delineare il quadro globale di rischio
negli asintomatici, desidererei sapere quali siano.
Risposta: Si badi sempre solo al sodo
In
effetti, nelle persone asintomatiche e senza storia pregressa di cardiopatia
ischemica o diabete, la rilevazione dei dati inerenti i nove fattori di rischio
non tradizionali non aiuta e quantificare il rischio di incorrere nel futuro
nella malattia, almeno stando alle raccomandazioni emanate dall'USPSTF (US
Preventive Services Task Force) e pubblicate recentemente su Annals of Internal Medicine (2009; 151:
474-482, 496-507)
I nove
fattori di rischio innovativi sono:
hs-PCR (PCRad alta sensibilità);
indice pressorio caviglia-braccio ABI
(Ankle/Brachial Index) o indice di Winsor , con PA rilevata non con il fonendo
ma con una sonda doppler (l'ABi patologico è <1)
conta leucocitaria;
glicemia a digiuno;
periodontopatie;
spessore intima-media carotidea;
punteggio di calcificazione dell'arteria
coronarica alla tomografia computerizzata a fascio di elettroni;
omocisteinemia
lipoproteinemia.
Si ricorda
che i sette fattori di rischio tradizionali, usati nel punteggio Framingham per
definire il rischio a 10 anni di evento coronarico maggiore, sono, invece:
età
genere
colesterolemia totale;
colesterolemia HDL;
fumo;
ipertensione arteriosa sistolica e uso di
antipertensivi.
Gli autori delle raccomandazioni USPSTF concludono che,
alla luce delle esistenti prove di letteratura, non è giustificato l'uso di
routine di nessuno dei nove fattori di rischio nuovi per un'ulteriore stratificazione
delle persone a rischio intermedio (10-20% di rischio a 10 anni).
<p class="sottotitolo">
Quesito: <b>Altro a cui badare?</b>
</p>
<p>
Ho sentito parlare, in un congresso di cardiologia,
dell'esistenza di fattori di rischio per la malattia ischemica coronarica
cosiddetti "non tradizionali". Poiché il relatore li ha citati en passant,
dichiarando che comunque non aiutano a delineare il quadro globale di rischio
negli asintomatici, desidererei sapere quali siano.
</p>
<p class="sottotitolo">
Risposta: <b>Si badi sempre solo al sodo</b>
</p>
<p>
In
effetti, nelle persone asintomatiche e senza storia pregressa di cardiopatia
ischemica o diabete, la rilevazione dei dati inerenti i nove fattori di rischio
non tradizionali non aiuta e quantificare il rischio di incorrere nel futuro
nella malattia, almeno stando alle raccomandazioni emanate dall'USPSTF (US
Preventive Services Task Force) e pubblicate recentemente su <i>Annals of Internal Medicine (</i>2009; 151:
474-482, 496-507)
</p>
<p>
I nove
fattori di rischio innovativi sono:
</p>
<ul class="unIndentedList">
<li>
hs-PCR (PCRad alta sensibilità);</li>
<li>
indice pressorio caviglia-braccio ABI
(Ankle/Brachial Index) o indice di Winsor , con PA rilevata non con il fonendo
ma con una sonda doppler (l'ABi patologico è <1)</li>
<li>
conta leucocitaria;</li>
<li>
glicemia a digiuno;</li>
<li>
periodontopatie;</li>
<li>
spessore intima-media carotidea;</li>
<li>
punteggio di calcificazione dell'arteria
coronarica alla tomografia computerizzata a fascio di elettroni;</li>
<li>
omocisteinemia</li>
<li>
lipoproteinemia.</li>
</ul>
<p>
Si ricorda
che i sette fattori di rischio tradizionali, usati nel punteggio Framingham per
definire il rischio a 10 anni di evento coronarico maggiore, sono, invece:
</p>
<ul class="unIndentedList">
<li>
età</li>
<li>
genere</li>
<li>
colesterolemia totale;</li>
<li>
colesterolemia HDL;</li>
<li>
fumo;</li>
<li>
ipertensione arteriosa sistolica e uso di
antipertensivi.</li>
</ul>
<p>
Gli autori delle raccomandazioni USPSTF concludono che,
alla luce delle esistenti prove di letteratura, non è giustificato l'uso di
routine di nessuno dei nove fattori di rischio nuovi per un'ulteriore stratificazione
delle persone a rischio intermedio (10-20% di rischio a 10 anni).<i> </i>
</p>