La “dipendenza da Internet”: vera malattia o frode premeditata?

Massimo Grechi
Medicina generale

 

Ci risiamo, il Corriere della Sera di pochi giorni fa riporta l’ennesimo scoop riguardo a un’altra nuova malattia psichiatrica che a breve dovrebbe essere inserita tra le oltre 300 già annoverate da anni nel DSM-IV, il manuale di riferimento della psichiatria: trattasi di Dipendenza da Internet. Questo disturbo ha di fatto grandi probabilità di rientrare tra le patologie mentali nella prossima edizione del suddetto manuale (il DSM V), prevista per il 2012. Ma, come capita purtroppo spesso in questi casi, non appena si ipotizza l’esistenza di una presunta nuova malattia, qualcuno furbescamente ne approfitta e si cominciano a escogitare e a praticare le più disparate e fantasiose terapie. E’ il caso di un istituto cinese che ha pensato bene di somministrare ai propri pazienti affetti da tale disturbo una dose quotidiana di 20 minuti di onde nanometriche che vengono dispensate da apparecchi simili ai moderni caschi da parrucchiere! Questo trattamento dovrebbe simulare l’esposizione alle onde emesse dagli schermi dei pc, in modo tale da alleviare i sintomi di crisi d’astinenza dall’uso di internet. Ammesso e non concesso che possa effettivamente esistere una tale malattia, l’esposizione alle onde nanometriche (se intendiamo impulsi elettromagnetici di lunghezza d’onda pari a un nanometro, quindi vicini agli spettri dell’UV, anche per pochi minuti, potrebbero forse provocare dei danni?

Inventare nuove malattie per smerciare ipotetiche soluzioni con i trattamenti più disparati spacciandoli per cure, è fin dalle origini il modus operandi della psichiatria. Da qualche tempo anche a Roma è attivo un ambulatorio che si propone di curare questa dipendenza patologica dal web, attuando tra le altre terapie addirittura quella farmacologica! Siamo di fronte a vere e proprie strategie di marketing volte a vendere ogni sorta di cura per qualsiasi manifestazione del comportamento umano.

Il pubblico dovrebbe essere a conoscenza del rapporto rischi benefici, ma, come spesso è stato dimostrato nella storia della psichiatria, le controindicazioni non sono quasi mai esposte alle persone le quali potrebbero esercitare il loro sacrosanto diritto di scelta prima di sottoporsi a certi trattamenti. Ancora una volta si pretende di curare un sintomo riducendone le evidenze fisiche senza però indagare le vere cause che stanno alla base.

Vuoi accedere a tutti i contenuti del sito e inviare commenti?
Se sei un utente registrato esegui ora il login oppure registrati gratuitamente»