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<a href="http://saluteinternazionale.info/2009/09/che-ne-sara-del-nostro-ssn/ ">
Estratto dall'articolo "Che ne sarà del nostro SSN?" di Marco Geddes, pubblicato il 29/09/09 </a>
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Per salvare il Servizio sanitario italiano è stato lanciato un SOS (sossanita@gmail.com); tuttavia, sui pericoli che esso corre, le forze politiche e l’opinione pubblica appaiono, fino a oggi, assai distratte.
La Presidenza del Consiglio dei ministri ha inoltrato alle Regioni lo schema del “Patto per la salute” per il biennio 2010-2011, che si può leggere per esteso nel link del sito (http://saluteinternazionale.info/wp-content/uploads/2009/09/PropGovernoPattoSalute2010.pdf).
Il titolo della proposta è in palese contraddizione con il peggioramento dei servizi e dei livelli essenziali di assistenza insiti nel testo, che prevede una rilevantissima diminuzione dei finanziamenti (oltre 8 miliardi di euro in due anni, come evidenziato nella figura 1) e la cancellazione del fondo nazionale per la non autosufficienza.
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Figura 1 | Variazioni del finanziamento del SSN per gli anni 2010-2001 previste dal Patto per la salute in milioni di euro
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In caso di “squilibrio di bilancio del settore sanitario” le Regioni sono tenute a prendere misure di riduzione stabile del personale in servizio: si può evincere dalla figura 2 quanto ciò sarebbe opportuno.
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Inoltre, la partecipazione alla spesa deve essere imposta a tutti i cittadini, compresi quelli a qualsiasi titolo esenti ai sensi della vigente normativa, e deve essere incrementata la tariffa per le prestazioni libero-professionali intramurarie.
Si percorre la strada del ridimensionamento del Servizio sanitario nazionale compromettendone l’universalità, proprio mentre ci si aspetterebbe un rafforzamento dei sistemi di welfare quale meccanismo di ammortizzamento degli effetti socio-economici della crisi economica e mentre si dovrebbe rispondere alla disoccupazione creata dalla crisi con una crescita occupazionale nel settore della sanità, per i necessari riequilibri territoriali e categoriali.
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La salute non può scendere a patti, tantomeno a quello ministeriale
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