Il 19 novembre us, WONCA-Italia, associazione che riunisce i
rappresentanti di diverse società scientifiche italiane di medici di famiglia,
ha prodotto un comunicato per segnalare il disagio che investe la Medicina
generale a causa di mansioni e compiti non riconducibili a una corretta
concezione del suo ruolo professionale, con particolare riferimento a due oneri
di particolare rilevanza:
le certificazioni di malattia per i lavoratori
dipendenti;
le prescrizioni farmaceutiche per farmaci
assunti cronicamente.
Secondo il comunicato, nel primo caso, come è già stato spesso sottolineato da più
parti, la certificazione della malattia sin dal primo giorno di assenza dal
lavoro, unito alle nuove restrittive disposizioni circa la reperibilità dei
lavoratori malati, rappresenta un obbligo nel contempo improprio sul piano
professionale e pressoché impossibile da assolvere sul piano pratico,
specialmente in alcuni periodi dell'anno. Il caso dell'attuale pandemia
influenzale è emblematico, ma non eccezionale, essendo del tutto analogo a
quanto avviene di continuo e ogni anno.
I medici delle Cure primarie sono chiamati in tutto il mondo
a moltiplicare gli sforzi e a migliorare la loro organizzazione per rispondere
in modo adeguato a bisogni emergenti, alle necessità di diagnosi, cura e
monitoraggio di importanti patologie, tenendo anche conto della giusta tendenza
alla deospedalizzazione. Non è certo necessario ricordare quale sia oggi - per
tutta la società in generale e per il Servizi sanitari in particolare - il peso
della cronicità, dell'assistenza agli anziani e ai malati gravi confinati a
domicilio. A ciò si deve aggiungere il dovere che grava specificamente sulla
Medicina generale di dedicare un tempo adeguato a ciascun paziente, per
affrontare i suoi problemi di salute, per non rischiare di sottovalutare segni
di patologie potenzialmente gravi o per responsabilizzarlo e guidarlo a un uso
appropriato delle risorse che la collettività impegna in prevenzione, cura,
monitoraggio e riabilitazione.
In questo contesto, imporre alle persone il ricorso al
medico per problemi di salute che, pur costituendo comunque un legittimo
impedimento temporaneo al lavoro, sono lievi, banali e a risoluzione spontanea
in breve tempo, addossa ai professionisti non solo un compito del tutto
illogico, ingiustificabile e improprio, ma anche un carico di lavoro
incompatibile con l'adempimento dei compiti più qualificati e pertinenti a
un'efficace ed efficiente medicina delle cure primarie, all'altezza del ruolo
che ovunque le è attribuito e che rappresenta un preciso e prioritario dovere
contrattuale.
Nel caso della pandemia influenzale, l'obbligo di ottenere
una certificazione di malattia (e per il medico - di fatto - l'obbligo di una
visita domiciliare) nelle 24 ore dall'esordio è posto entro tempi non
giustificati dal punto di vista scientifico e in contraddizione con le
raccomandazioni espresse dalle istituzioni sanitarie di non sovraccaricare i
medici fuor di necessità in un periodo di "emergenza" che sta mobilitando
ingenti risorse umane e professionali.
WONCA-Italia sottolinea, peraltro, che la valutazione di
inappropriatezza del coinvolgimento del medico di Medicina generale in compiti
di tipo meramente fiscale e di controllo, svincolati da effettivi bisogni di
diagnosi e cura, prescinde dai periodi dell'anno e dal tipo di patologie,
nonché dalle epidemie influenzali.
Analoghe valutazioni debbono purtroppo essere fatte a
proposito della normativa che regola le prescrizioni farmaceutiche dei farmaci
per il trattamento di patologie croniche (L. 405/2001). La limitazione del
numero di pezzi prescrivibili per ricetta a due o tre (in casi particolari e
comunque per una durata massima di due mesi), stante l'esiguità del contenuto
di molte confezioni farmaceutiche, costringe centinaia di pazienti - che non ne
hanno alcun bisogno e ne farebbero a meno - a recarsi dal proprio medico 10-15
volte l'anno, eccedendo largamente qualsiasi ragionevole necessità di
monitoraggio delle patologie stesse. Un numero di persone pari a circa il 10%
dell'intera popolazione italiana ha ogni
settimana un contatto con il proprio medico di famiglia solo per questo
motivo. Gli studi dei medici di Medicina generale sono ormai sempre più
somiglianti ad affollati supermercati della ricetta e ciò rappresenta un
nonsenso ingiustificabile anche se valutato in termini meramente economici. La
banalizzazione del ricorso al medico e la moltiplicazione delle visite non
necessarie sono un danno per il Sistema sanitario: non diversamente da quanto
accade per gli accessi impropri al Pronto soccorso, il sovraccarico di accessi
inutili mina l'efficienza della Medicina generale e la possibilità che essa
svolga un ruolo all'altezza della sue responsabilità e capacità.
L'impatto è negativo anche sulla spesa sanitaria, perché gli
interventi (diagnostici, di consulenza e terapeutici) che vengono messi in atto
sono inevitabilmente proporzionali alla domanda indotta dagli accessi
superflui, causati dalla necessità di approvvigionamento di farmaci per terapie
croniche.
WONCA-Italia non mette in discussione la legittimità dei
controlli che il Governo reputa giusto realizzare per limitare l'assenteismo,
né contesta disposizioni volte a limitare la spesa farmaceutica; tuttavia
ritiene che:
l'onere posto in carico alla Medicina generale non
sia sopportabilecon correttezza professionale e nel rispetto delle
disposizioni;
l'unica via perseguibile sia l'obbligo di autocertificazione dell'indisposizione al lavoro da parte dei lavoratori
dipendenti - pubblici e privati - per almeno i primi tre giorni di malattia,
dal momento che disturbi passeggeri o lievi patologie non possono essere
oggetto di un controllo tecnico professionale che ne documenti l'obiettiva
esistenza;
sancire la validità delle certificazioni dei
medici fiscali, anche in assenza di certificazione da parte del medico curante
(oneroso quanto inutile duplicato) sia logico e rispettoso delle risorse umane
e professionali disponibili;
la strada dell'assunzione di responsabilità
diretta e personale da parte dei lavoratori nell'autocertificazione
dell'indisposizione al lavoro possa dare buoni frutti anche sul piano del
controllo dell'assenteismo.
<p>
Il 19 novembre us, WONCA-Italia, associazione che riunisce i
rappresentanti di diverse società scientifiche italiane di medici di famiglia,
ha prodotto un comunicato per segnalare il disagio che investe la Medicina
generale a causa di mansioni e compiti non riconducibili a una corretta
concezione del suo ruolo professionale, con particolare riferimento a due oneri
di particolare rilevanza:
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<li>
le certificazioni di malattia per i lavoratori
dipendenti;</li>
<li>
le prescrizioni farmaceutiche per farmaci
assunti cronicamente.</li>
</ul>
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Nel primo caso, come è già stato spesso sottolineato da più
parti, la certificazione della malattia sin dal primo giorno di assenza dal
lavoro, unito alle nuove restrittive disposizioni circa la reperibilità dei
lavoratori malati, rappresenta un obbligo nel contempo improprio sul piano
professionale e pressoché impossibile da assolvere sul piano pratico,
specialmente in alcuni periodi dell'anno. Il caso dell'attuale pandemia
influenzale è emblematico, ma non eccezionale, essendo del tutto analogo a
quanto avviene di continuo e ogni anno.
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I medici delle Cure primarie sono chiamati in tutto il mondo
a moltiplicare gli sforzi e a migliorare la loro organizzazione per rispondere
in modo adeguato a bisogni emergenti, alle necessità di diagnosi, cura e
monitoraggio di importanti patologie, tenendo anche conto della giusta tendenza
alla deospedalizzazione. Non è certo necessario ricordare quale sia oggi - per
tutta la società in generale e per il Servizi sanitari in particolare - il peso
della cronicità, dell'assistenza agli anziani e ai malati gravi confinati a
domicilio. A ciò si deve aggiungere il dovere che grava specificamente sulla
Medicina generale di dedicare un tempo adeguato a ciascun paziente, per
affrontare i suoi problemi di salute, per non rischiare di sottovalutare segni
di patologie potenzialmente gravi o per responsabilizzarlo e guidarlo a un uso
appropriato delle risorse che la collettività impegna in prevenzione, cura,
monitoraggio e riabilitazione.
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<p>
In questo contesto, imporre alle persone il ricorso al
medico per problemi di salute che, pur costituendo comunque un legittimo
impedimento temporaneo al lavoro, sono lievi, banali e a risoluzione spontanea
in breve tempo, addossa ai professionisti non solo un compito del tutto
illogico, ingiustificabile e improprio, ma anche un carico di lavoro
incompatibile con l'adempimento dei compiti più qualificati e pertinenti a
un'efficace ed efficiente medicina delle cure primarie, all'altezza del ruolo
che ovunque le è attribuito e che rappresenta un preciso e prioritario dovere
contrattuale.
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Nel caso della pandemia influenzale, l'obbligo di ottenere
una certificazione di malattia (e per il medico - di fatto - l'obbligo di una
visita domiciliare) nelle 24 ore dall'esordio è posto entro tempi non
giustificati dal punto di vista scientifico e in contraddizione con le
raccomandazioni espresse dalle istituzioni sanitarie di non sovraccaricare i
medici fuor di necessità in un periodo di "emergenza" che sta mobilitando
ingenti risorse umane e professionali.
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WONCA-Italia sottolinea, peraltro, che la valutazione di
inappropriatezza del coinvolgimento del medico di Medicina generale in compiti
di tipo meramente fiscale e di controllo, svincolati da effettivi bisogni di
diagnosi e cura, prescinde dai periodi dell'anno e dal tipo di patologie,
nonché dalle epidemie influenzali.
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<p>
Analoghe valutazioni debbono purtroppo essere fatte a
proposito della normativa che regola le prescrizioni farmaceutiche dei farmaci
per il trattamento di patologie croniche (L. 405/2001). La limitazione del
numero di pezzi prescrivibili per ricetta a due o tre (in casi particolari e
comunque per una durata massima di due mesi), stante l'esiguità del contenuto
di molte confezioni farmaceutiche, costringe centinaia di pazienti - che non ne
hanno alcun bisogno e ne farebbero a meno - a recarsi dal proprio medico 10-15
volte l'anno, eccedendo largamente qualsiasi ragionevole necessità di
monitoraggio delle patologie stesse. Un numero di persone pari a circa il 10%
dell'intera popolazione italiana ha <i>ogni
settimana</i> un contatto con il proprio medico di famiglia solo per questo
motivo. Gli studi dei medici di Medicina generale sono ormai sempre più
somiglianti ad affollati supermercati della ricetta e ciò rappresenta un
nonsenso ingiustificabile anche se valutato in termini meramente economici. La
banalizzazione del ricorso al medico e la moltiplicazione delle visite non
necessarie sono un danno per il Sistema sanitario: non diversamente da quanto
accade per gli accessi impropri al Pronto soccorso, il sovraccarico di accessi
inutili mina l'efficienza della Medicina generale e la possibilità che essa
svolga un ruolo all'altezza della sue responsabilità e capacità.
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L'impatto è negativo anche sulla spesa sanitaria, perché gli
interventi (diagnostici, di consulenza e terapeutici) che vengono messi in atto
sono inevitabilmente proporzionali alla domanda indotta dagli accessi
superflui, causati dalla necessità di approvvigionamento di farmaci per terapie
croniche.
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WONCA-Italia non mette in discussione la legittimità dei
controlli che il Governo reputa giusto realizzare per limitare l'assenteismo,
né contesta disposizioni volte a limitare la spesa farmaceutica; tuttavia
ritiene che:
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l'onere posto in carico alla Medicina generale non
sia sopportabile<i> </i>con correttezza professionale e nel rispetto delle
disposizioni;</li>
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l'unica via perseguibile sia
l'autocertificazione dell'indisposizione al lavoro da parte dei lavoratori
dipendenti - pubblici e privati - per almeno i primi tre giorni di malattia,
dal momento che disturbi passeggeri o lievi patologie non possono essere
oggetto di un controllo tecnico professionale che ne documenti l'obiettiva
esistenza;</li>
<li>
sancire la validità delle certificazioni dei
medici fiscali, anche in assenza di certificazione da parte del medico curante
(oneroso quanto inutile duplicato) sia logico e rispettoso delle risorse umane
e professionali disponibili;</li>
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la strada dell'assunzione di responsabilità
diretta e personale da parte dei lavoratori nell'autocertificazione
dell'indisposizione al lavoro possa dare buoni frutti anche sul piano del
controllo dell'assenteismo.</li>
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