<p class="firma" align="JUSTIFY">
<b>Francesco
Zambello</b>, psichiatria, Azienda provinciale per i servizi socio
sanitari del Trentino, Rovereto*<br />
<b>Alberto Vaona</b>, medicina generale, Azienda ULSS 20 Verona<br />
Corrispondenza:
fzambello@libero.it
</p>
<p class="SEbox" align="JUSTIFY">
<b>Il
caso </b><b>| Scuotersi
dal capo la psicosi</b><br />
<br />
Silvano
P. era un noto professionista; ora ha 63 anni e da 8 soffre di una
forma di depressione psicotica resistente ai farmaci antidepressivi e
agli antipsicotici di nuova generazione, mentre i vecchi triciclici
sono stati abbandonati, perché hanno slatentizzato un episodio
psicotico grave. Silvano ha un'importante familiarità per
depressione e già all'età di 38 anni aveva manifestato sintomi
depressivi psicotici, ma, allora, l'episodio si era risolto nel
giro di qualche mese. A seguito dell'insorgenza della malattia e
del suo persistere nonostante numerosi ricoveri e la terapia
psicofarmacologica continuativa, Silvano ha dovuto abbandonare il
lavoro, chiedendo il pre pensionamento. Ora giunge alla mia
osservazione per un nuovo episodio, forse innescato da difficoltà
economiche; il figlio lo ha trovato seduto sul davanzale della
finestra in procinto di gettarsi dal quinto piano. Al colloquio,
emerge un'ideazione suicidaria strutturata della quale il paziente
non nasconde i particolari. Ritengo opportuno richiedere un nuovo
ricovero urgente in SPDC (Servizio
p<i>sichiatrico</i>
di diagnosi e cura)
ma
non ho foducia che la situazione, ormai cronicizzata, possa
risolversi. Mi chiedo se non ci sia ancora una strada da percorre: ho
recentemente letto su diverse riviste scientifiche che il vecchio
elettroshock viene ora rivalutato e ho deciso di chiedere una
valutazione della sua eventuale efficacia per Silvano ai colleghi
psichiatri.
</p>
<p align="JUSTIFY">
Sulla
stampa laica
italiana (<i>Corriere
della sera</i>)
e sulla
stampa
scientifica
internazionale (Fink 2007. Webber 2008)
si è riaperto il dibattito sul ruolo della terapia
elettroconvulsivante (TEC) per la cura dei pazienti con depressione
maggiore e, in particolare, di
quelli con
forme resistenti alla terapia farmacologica. Vengono prescritte due o
tre sedute la settimana, per un numero variabile di settimane.
</p>
<p align="JUSTIFY">
Attualmente,
la prevalenza
della depressione
si attesterebbe al 10-12% degli individui che accedono
all'ambulatorio del medico di famiglia. Una parte consistente (fino
al 13%) dei pazienti trattati farmacologicamente, non consegue
risultati soddisfacenti e va incontro a stati di disabilità
permanente e a un rischio di suicidio tra il 6-15%, oltre che a un
incremento di morbilità specie cardiovascolare<sup>
</sup>(Asioli
2000).
</p>
<p align="JUSTIFY">
La
terapia elettroconvulsivante si effettua con l'applicazione di
correnti elettriche sulla scatola cranica al fine di provocare uno
shock elettrico del tessuto cerebrale e una conseguente crisi
convulsiva che porterebbe a una remissione o a un miglioramento dei
sintomi depressivi. L'applicazione viene
ora praticata in regime di ricovero ospedaliero con anestesia
generale e rilassamento muscolare farmaco-indotto, in presenza del
anestesista rianimatore e di uno psichiatra esperto della metodica.
</p>
<p align="JUSTIFY">
L'analisi
qui riportata ha l'obiettivo di presentare i dati forniti dalle
revisioni sistematiche metanalitiche disponibili, in merito
all'efficacia su pazienti con depressione della TEC rispetto alla
TEC-simulata e alla terapia farmacologica. Sono stati valutati anche
gli aspetti di sicurezza che in passato hanno portato a bandire la
metodica dalla pratica clinica.
</p>
<p class="sottotitolo" align="JUSTIFY">
Metodi
di ricerca bibliografica
</p>
<p align="JUSTIFY">
La
strategia di ricerca bibliografica applicata in Pubmed, senza limiti
temporali, al fine di reperire le revisioni sistematiche utili a
rispondere al quesito è stata: Electroshock
[tiab] OR (Electroconvulsiv* [tiab] OR Convulsiv* [tiab]) AND Therapy
[tiab]) OR (Electroconvulsive Therapy [Mesh] OR Convulsive Therapy
[Mesh]) OR Electroshock [Mesh]. E' stato utilizzato il limite
Systematic Reviews dalla sezione subset.
Gli abstract degli articoli reperiti sono stati valutati
separatamente dai due revisori, che hanno individuato gli studi
pertinenti. Le discordanze sono state risolte per consenso. Gli studi
ritenuti pertinenti sono stati valutati in full-text e sono stati
escluse le revisioni sistematiche non contenenti una sintesi
metanalitica dei risultati degli studi randomizzati controllati
reperiti dalle rispettive strategie di ricerca e quelle che
includevano solo studi su pazienti di singole fasce d'età. Sono
quindi stati valutati i dati forniti dalle sole revisioni
sistematiche metanalitiche di studi randomizzati controllati, che
sono state a loro volta analizzate con l'applicazione di uno
strumento di valutazione della qualità metodologica (Oxman 1991). La
valutazione è stata eseguita indipendentemente dai due revisori e
anche in questo caso, le divergenze sono state risolte per consenso.
Sono riportate anche le eventuali annotazioni che queste revisioni
riportano in merito alla qualità e alle limitazioni metodologiche
degli studi randomizzati inclusi.
</p>
<p align="JUSTIFY">
Sono
stati trovate 154 pubblicazioni: 13 sono state giudicate pertinenti
al quesito in esame; 8 studi (Janicak
1985, Turek 1977, Wijeratne 1999, Van der Wurff 2003, Stek 2003a,
Stek 2003b, Bertolin-Guillen 2004, Dombrovski 2007, Mc Loughlin 2007
)
sono stati esclusi e 5 sono state le revisioni sistematiche
metanalitiche incluse<sup>
</sup>
nell'analisi (Janicak
1985, UK-ECT Review Group 2003, Kho 2003, Pagnin 2004, Greenhalgh
2005).
</p>
<p class="sottotitolo" align="JUSTIFY">
Qualità
delle matanalisi
</p>
<p align="JUSTIFY">
La
prima delle 5 revisioni sistematiche incluse risale al 1985 e
rappresenta uno dei primi esempi di metanalisi, intesa come
combinazione statistica (pooling) di risultati di più studi
randomizzati controllati; la qualità metodologica della
pubblicazione è scarsa, in particolare a causa di alcune lacune nel
reporting e nella definizione della qualità degli studi inclusi, ma
difficilmente avrebbe potuto essere diversamente, considerato il
periodo storico in cui il documento è stato prodotto. La revisione
sistematica più recente è un dettagliato rapporto di valutazione di
tecnologia sanitaria (HTAR) condotto per conto del SSN inglese e
finalizzato a supportare decisioni di allocazione delle risorse in
ambito politico sanitario; la qualità metodologica è altissima. La
terza revisione del UK-ECT Review Group ha accurati strumenti
metanalitici, ma non esplicita se è stato condotto uno studio di
eterogeneità e va pertanto considerata di media qualità. Gli altri
due documenti sono una revisione olandese di buona qualità
metodologica e una italiana di qualità scadente, poiché il testo
non specifica se siano state eseguite analisi di qualità degli studi
inclusi, né se sia stata condotta una valutazione della loro
eterogeneità.
</p>
<p align="JUSTIFY">
In
tutti gli studi considerati, la risposta clinica (outcome primario)
viene valutata come differenza tra punteggi di scale di valutazione
della depressione, in particolare la scala HDRS (Hamilton Depression
Rating Score). La metanalisi olandese combina tra loro 16 studi in
cui la TEC è confrontata con una serie di altre terapie comprese
quelle non convenzionali (TEC simulata, antidepressivi, narcoterapia,
yoga, psicoterapia cognitivo-comportamentale, stimolazione magnetica
transcranica), rilevando sempre una significativa superiorità della
TEC.
</p>
<p class="sottotitolo" align="JUSTIFY">
Confronto
tra TEC reale e terapie placebo.
</p>
<p align="JUSTIFY">
La
metanalisi del 1985 affrontava il quesito combinando i risultati di 6
studi con 206 partecipanti complessivi per il confronto con TEC
simulata e 3 studi per il confronto con placebo con 315 partecipanti
complessivi e riscontrando che la TEC reale porta a una risposta
clinica nel 32% di pazienti in più rispetto alla TEC simulata e nel
41% di pazienti in più trattati rispetto al placebo. L'HTAR
rimanda come conclusioni generali al documento del UK-ECT Review
Group che analizza 6 studi per un totale di 256 partecipanti e rileva
una maggior efficacia della TEC reale rispetto alla TEC simulata con
una differenza tra punteggi medi alla scale HDRS (Hamilton Depression
rating scale) di circa 9,7 punti (IC95% 5,7-13,5). Nella sottoanalisi
relativa a questo confronto, la metanalisi olandese conferma la
significativa superiorità della TEC reale, soprattutto per quanto
riguarda il sottogruppo dei pazienti depressi con sintomi psicotici.
La metanalisi italiana include 11 studi nel confronto per un totale
di 523 pazienti, concludendo che la probabilità di risposta clinica
con la TEC reale è di circa 3 volte superiore rispetto a quella con
TEC simulata (OR 2,83 IC95% 1,30-6,17) e circa 11 volte superiore a
quella che si ottiene con placebo (OR 11,08 IC95% 3,10-39,65).
</p>
<p class="sottotitolo" align="JUSTIFY">
Confronto
tra TEC e terapia farmacologica.
</p>
<p align="JUSTIFY">
La
metanalisi del 1985 confronta la TEC con antidepressivi triciclici
(ADTC) o inibitori delle monoaminossidasi (IMAO), includendo 6 studi
e rilevando che la TEC dà una risposta clinica nel 20% di casi in
più rispetto agli ADTC e nel 45% di casi in più rispetto agli IMAO.
L'HTAR oltre a rimandare all'analisi del UK-ECT Review Group,
conduce una propria analisi sul confronto con ADTC e SSRI: la TEC
risulta più efficace sia degli antidepressivi triciclici (RR 1,42
IC95% 1,17-1,72) sia degli SSRI (RR 3,41 IC95% 1,39-7,11),
conclusione quest'ultima, però, provewniente da un solo trial.
</p>
<p align="JUSTIFY">
La
revisione del UK-ECT Review Group include 18 studi. In generale, la
TEC risulta più efficace di tutte le terapie farmacologiche prese
insieme, con una riduzione del punteggio medio della scala di
Hamilton di 5,2 punti (IC95% 1,4-8,9). Nella sottoanalisi relativa a
questo confronto, anche la metanalisi olandese conferma la
significativa superiorità della TEC rispetto alla terapia
farmacologica. La metanalisi italiana include nel confronto 13 studi
per un totale di 892 pazienti. Le conclusioni sono che la probabilità
di risposta clinica con la TEC è di circa 4 volte superiore che con
i farmaci in generale (OR 3,72 IC95% 2,60-5,32), circa 3 volte
superiore a quella che si ottiene con ADTC (OR 2,99 IC95% 1,91-4,71),
6 volte quella degli IMAO (OR 6,13 IC95% 3,82-9,83).
</p>
<p class="sottotitolo" align="JUSTIFY">
Note
metodologiche
</p>
<p align="JUSTIFY">
Tutte
le revisioni sistematiche che eseguono programmaticamente una
valutazione della qualità, sottolineano che gli studi reperiti sono
caratterizzati da una qualità metodologica scadente, in particolare
in termini di metodiche di randomizzazione, oltre che da una
dimensione campionaria limitata. Ciò non stupisce, considerando che
la gran parte degli studi inclusi nella revisioni sono stati condotti
più di 25 anni fa, quando non erano ancora stati fissati gli
standard metodologici per gli studi randomizzati controllati. E'
ovvio che studi metodologicamente scorretti possono portare anche a
una sopravalutazione degli effetti degli interventi medici studiati.
</p>
<p class="sottotitolo" align="JUSTIFY">
Sicurezza
</p>
<p align="JUSTIFY">
Le
conclusioni sulla sicurezza della TEC sono tutt'altro che
definitive, ma dagli studi emergono alcune indicazioni generali. La
revisione del UK-TEC Review Group evidenzia che, nel confronto con
procedura
simulata, la TEC non comporta a sei mesi di distanza un diminuzione
di funzioni cognitive come memoria recente, memoria remota e capacità
di apprendimento o danni alla memoria autobiografica dei pazienti. In
termini di funzioni cognitive, la TEC, confrontata con la terapia
farmacologica, in uno studio dimostra di dare più frequentemente una
sensazione soggettiva di perdita di memoria e, in un altro, nessuna
differenza. Va considerato che gli strumenti psicometrici utilizzati
dagli studi per rilevare gli effetti avversi non erano validati. A
confronto con le procedura simulata, la TEC non sembra avere un
maggior tasso di abbandono, mentre sembra avere un tasso di abbandono
significativamente minore della terapia farmacologica. Il documento
considera anche quattro studi non randomizzati che confrontano
pazienti sottoposti a TEC con pazienti non sottoposti a TEC, in
termini di mortalità. Tre studi riportano una minore mortalità nei
pazienti che sono sottoposti a TEC e uno studio non rileva
differenze.
</p>
<p class="sottotitolo" align="JUSTIFY">
TEC
e depressione nell'anziano
</p>
<p align="JUSTIFY">
Una
recente revisione sistematica Cochrane valuta l'efficacia e
l'impatto della TEC sull'anziano con depressione resistente al
trattamento farmacologico, partendo dalla premessa dell'elevata
prevalenza del disturbo depressivo nella popolazione anziana (pari al
12.5%), con un carico sia individuale sia sociale molto alto e
un'elevata mortalità per patologia cardiovascolare
</p>
<p align="JUSTIFY">
Fattori
biologici sembrano avere un ruolo molto importante nello sviluppo
della depressione in età avanzata, che sembra differire notevolmente
da quella più precoce, in termini sia di eziopatogenesi, sia di
trattamento, sia di esito: è assodata l'iperattività del sistema
ipotalamo-ipofisi-surrene, cui si sovrappongono i fattori di stress
psicosociale.
</p>
<p align="JUSTIFY">
La
TEC può essere più efficace e più sicura dei farmaci
antidepressivi, soprattutto in categorie che soffrono di comorbidità
con disturbi cardiovascolari.
</p>
<p align="JUSTIFY">
Mancano,
allo stato attuale, studi clinici randomizzati ben fatti per un
confronto completo con altre metodiche. La revisione Cochrane si
basa, infatti, su quattro trial (di cui solo uno recente), che non
consentono un'analisi quantitativa.
</p>
<p align="JUSTIFY">
Anche
i dati finora prodotti che indicano la TEC reale come superiore alla
TEC simulata, vanno interpretati con cautela.
</p>
<p class="sottotitolo" align="JUSTIFY">
Conclusioni
provvisorie
</p>
<p align="JUSTIFY">
Il
dibattito attualmente in corso nella comunità scientifica e anche al
di fuori di essa, va nella direzione della riabilitazione della
terapia elettroconvulsivante per pazienti gravemente depressi
nonostante i farmaci. La revisione della letteratura metanalitica
supporta questa tendenza, poiché i risultati sono tutti univocamente
a favore della TEC, sia a confronto con placebo sia a confronto con
la terapia farmacologica, con margini stimati talvolta anche molto
consistenti. Dal punto di vista della sicurezza, le preoccupazioni in
merito ai danni temporanei e permanenti della TEC sulla sfera
cognitiva sono ridimensionati soprattutto alla luce dei dati sul
medio-lungo termine (>6 mesi).
</p>
<p align="JUSTIFY">
La
procedura sembra quindi relativamente efficace e sicura e le più
umane condizioni cliniche in cui può oggi essere attuata ne
potrebbero migliorare l'accettabilità da parte del paziente. Non
va tuttavia dimenticato che le prove attualmente disponibili per
quanto riguarda sia l'efficacia sia la sicurezza della TEC a breve
e lungo termine sulle funzioni cognitive derivano da studi molto
datati e con una validità interna limitata. Ciò può potenzialmente
portare a una sopravalutazione dei risultati. E' pertanto opportuno
che la ricerca futura in questo settore venga condotta su campioni di
pazienti sufficientemente ampi e nel rispetto delle moderne procedure
metodologiche, al fine di fornire indicazioni chiare per l'impiego
della TEC nella gestione del paziente con depressione maggiore
farmacoresistente o come terapia di prima linea quando vi sia elevato
rischio di suicidio.
</p>
<p class="bibliografia" align="JUSTIFY">
Bibliografia
</p>
<ul>
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Terapia elettroconvulsivante per la depressione: una revisione della letteratura metanalitica
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