Malanni low cost

Quesito

I medici di famiglia sono spesso chiamati in causa come consulenti di viaggio (quali vaccinazione fare, quali farmaci portare con sé in via cautelativa, quali precauzioni dietetiche prendere). Mi verrebbe da raccomandare ai viaggiatori accaniti (facilitati dai biglietti a basso costo) di non esagerare con i lunghi transoceanici, per via del potenziale radioattivo specie delle rotte polari e di metterli in guardia dagli effetti nocivi della carente pressurizzazione della cabina, ma quanto sono rilevanti questi fattori di rischio, in realtà? Ho preso, quantomeno, l'abitudine di raccomandare a chi deve viaggiare in aereo (o in pullman) per più di quattro ore, di assumere una compressa di aspirina prima della partenza, per evitare tromboembolie dagli arti inferiori costretti all'immobilità (la cosiddetta sindrome della classe economica).
E' un atteggiamento evidence based?  

Risposta

Il rischio di tromboembolia venosa o di trombosi venosa profonda degli arti inferiori aumenta con l'aumentare del numero di voli in un breve volgere di tempo. Sembra invece da sfatare il mito che stare immobili a lungo in classe economica comporti un rischio maggiore che farlo in una costosa poltrona di prima classe. A quanto pare, l'efficacia profilattica dell'acido acetilsalicilico è molto bassa: lo stabilisce una recente revisione, pubblicata su Lancet, che fa luce sui temi proposti dal collega.

Un consiglio da rivolgere in modo generalizzato è quello di bere molto durante un viaggio lungo, per favorire una buona idratazione, evitare di assumere alcolici e caffeina, cambiare posizione spesso o camminare lungo il corridoio della cabina e, da seduti, fare esercizi di contrazione e rilasciamento dei muscoli surali, per ridurere la stasi venosa. Nella stessa revisione di Lancet è consigliato anche l'uso di calze elastiche a compressione graduata durante il viaggio.

Devono, invece, essere messe in profilassi con eparina a basso peso molecolare le persone a richio trombotico notoriamente aumentato, derivante da:

  • obesità
  • uso di contraccetivi orali
  • recente chirurgia ortopedica o addominale
  • mutazione dl fattore V di Leiden

Per quanto riguarda i disturbi alla salute creati dall'altitudine a cui è pressurizzata la cabina di un aereo (tra i 1524 e i 2438 m), potrebbero comparire, dopo 3 o 4 ore di volo sintomi tipo mal di montagna (astenia, cefalea, sensazione di testa vuota e nausea).

Una pressurizzazione a 2438 m (la massima ammessa dagli organismi regolatori internazionali) riduce la pressione parziale arteriosa di ossigeno da 95 mmHg a 60 mmHg; nelle persone sane, la corrispondente desaturazione dell'ossiemoglobina non ha effetti di rilievo, mentre le persone con una PaO2 di base ridotta per malattie cardiache, polmonari o ematologiche possono risentire di voli prolungati. In alcuni casi può rendersi neccessaria una supplementazionedi ossigeno con mascherina durante il viaggio.

La presssione esistente in cabina influisce anche sulla distribuzione dei gas nell'organismo, secondo la legge di Boyle: il volume occupato dal gas è inversamente proportionale alla pressione atmosferica. Se la pressione della cabina è bassa per l'aumento dell'altitudine di crociera, il gas delle cavità corporee si espande del 30% (a giustificazioni di crampi addominali e dolore all'orecchio). Di solito viene raccomandato di posticipare un viaggio aereo dopo interventi chirurgici o attacchi acuti di diverticolite o intensa attività di immersioni subacquee.

Per quanto concerne le radiazioni cosmiche, la cui intensità dipende dal momento dell'anno, dalla altitudine e latitudine, l'Ente americano per la protezione radiologica le ha dichiarate un rischio occupazionale per gli equipaggi aerei, stabilendo linee guida per tenere l'esposizione sotto i 20 mSv e limitando durata e altitudine dei voli per il personale in gravidanza; non è mai stato provato, tuttavia, negli equipaggi, un aumento di tumori e questo dovrebbe, a maggior ragione, rassicurare i viaggiatori occasionali.

L'aria limitata di una cabina in cui respirano insieme molte persone può facilitare la trasmissione di malattie infettive. E' stato accertato che vi sono stati casi di diffusione in aereo di SARS ed è stato ipotizzato che il ritardo di 13 giorni con cui si propagò negli Stati uniti l'epidemia di influenza nell'inverno 2001/2002, sia stato dovuto all'enorme riduzione del numero di voli seguita all'11 settembre.

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