<p class="firma">
Ciro Brancati
<br />
Medico di famiglia, Officina Napoli Cochrane
</p>
<p class="sottotitolo">
Premessa
</p>
<p>
ll cancro della cervice uterina è il
secondo tumore maligno per frequenza nella popolazione femminile mondiale.
</p>
<p>
L'incidenza e la mortalità di questo
tumore sono correlate al livello di povertà dei paesi, tanto che vengono letti
come indicatori di disuguaglianza: in Italia vi è un'incidenza di 10 casi e di
2 morti ogni 100.000 donne, mentre nei paesi poveri l'incidenza è di 42,7
casi e di 34,6 morti ogni 100.000
donne.
</p>
<p>
Fra i fattori che sono all'origine di
questa differenza vi è lo screening, che riduce fino all'80% l'incidenza della
neoplasia. Laddove le strutture sanitarie non sono in grado di sostenere, per motivi
vari, campagne di screening, è da presumere che difficilmente ci potranno
essere risorse sufficienti per offrire il più costoso vaccino mai prodotto.
</p>
<p>
«Dall'antichità al settecento, da Platone
a Leibniz, umanesimo e scienza sono state considerate due facce della stessa
medaglia: la Cultura». Così Piegiorgio Odifreddi inizia il suo libro <i>Le
Menzogne di Ulisse - l'avventura della logica da Parmenide ad Aartya Sen e c</i>osì
questo articolo o narrazione può avere due chiavi di lettura, una specificamente
scientifica (tecnica, metodologica, statistica), una umanistica (sociale,
politica, etica o, più semplicemente, culturale).
</p>
<p>
Nel novembre 2007, l'associazione
culturale La città di Pulcinella e l'Officina Napoli Cochrane avevano
organizzato a Napoli il convegno «La vaccinazione contro il Papilloma virus e
il K del collo dell'utero : come difendere la salute con una leale
informazione».
</p>
<p>
Il convegno, non sponsorizzato, ma
patrocinato dall'Assessorato regionale campano alla ricerca scientifica e da
tre sindacati dei medici di famiglia (FIMMG, SIMET e SMI) era indirizzato a un
pubblico non solo di addetti ai lavori, ma anche e soprattutto di cittadini.
Nasceva dall'esigenza di fare chiarezza su una vaccinazione pubblicizzata come
trattamento contro il cancro, creando i presupposti per un inserimento di
questa nei LEA e quindi a carico del SSN. Ci si chiedeva se fosse opportuno
introdurre nei LEA un vaccino con azione limitata nel tempo e che non aveva
ancora dimostrato di ridurre la morbilità e la mortalita per cancro della
cervice e se la campagna di vaccinazione anti HPV fosse in grado di
intercettare quelle donne che non si sottoporrebbero allo screening con il Pap
Test.
</p>
<p>
Ben lontana dai modelli matematici di simulazione di impatto della vaccinazione HPV (come
quella di Annibale Biggeri
del Dipartimento di statistica dell'Università di Firenze), la prospettiva di questa ricerca si limita all'osservazione
di comportamenti e scelte,
rispetto a Pap test e vaccino anti HPV, delle sorelle maggiori, mamme e nonne
di quelle bambine undicenni target della campagna vaccinale, per ricavarne
qualche spunto di riflessione al di là degli aspetti puramente scientifici
della questione.
</p>
<p>
Consapevoli di uscire dalle acque sicure
delle regole del metodo scientifico, i medici hanno aderito a questa ricerca
intraprendendo una navigazione a vista nel mare tempestoso delle ipotesi e
delle opinioni, in controtendenza rispetto ad asserzioni scientifiche quali:
</p>
<ul class="unIndentedList">
<li>
entro
30 anni la sinergia tra Pap Test e vaccinazione anti HPV porterà alla scomparsa
del K della cervice;</li>
<li>
è
giustificato l'alto costo della campagna di vaccinazione a carico dello stato
contro una malattia infettiva perché questa produrrà risparmi in spese per
interventi chirurgici, radio e chemioterapie contro il tumore; </li>
<li>
per
quanto attiene alla mortalità percervicocarcinoma gli effetti della prevenzione
del fattore di rischio oncogeno da HPV grazie al vaccino (dimostrabili non
prima di 25 anni) siano paragonabili a quelli ampiamente verificati e
indiscussi della diagnosi precoce attraverso PAP test</li>
</ul>
<p class="sottotitolo">
Materiali e metodi
</p>
<p>
Sono state analizzate le risposte date da
502 donne a un questionario autosomministrato (vedi la figura 1) che indagava
il loro atteggiamento e la loro informazione circa la prevenzione del cancro
della cervice. La valutazione dei questionari doveva servire da stimolo a una
discussione nell'ambito del convegno sopra menzionato. Il questionario è stato proposto
a donne che nella prima settimana di ottobre hanno frequentato 13 ambulatori di
medicina generale, un ambulatorio di senologia, uno di ginecologia, uno di
malattie infettive, un salone di estetista e uno di parrucchiere.
</p>
<p>
<b>Figura 1 | Questionario autosomministrato</b>
</p>
<p>
<img src="/cms/files/u8/questionario.png" style="width: 370px; height: 423px" v:shapes="_x0000_s1026" height="423" width="370" />
</p>
<p>
I 502 questionari sono stati compilati da
una popolazione femminile tra i 20 e i 65 anni di età.
</p>
<p>
Nella tabella
1 la popolazione è stratificata per titolo di studio, dal momento che
l'istruzione è un determinante fondamentale per la promozione della salute.
</p>
<p>
<b>Tabella 1 </b>
</p>
<p>
<img src="/cms/files/u8/t1.png" style="width: 330px; height: 264px" height="264" width="330" />
</p>
<p>
<!--[if gte vml 1]>
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</p>
<p class="sottotitolo">
Risultati
</p>
<p>
Della popolazione in esame, circa il 30%
non aveva praticato il Pap test (tabella 2),
dato anche inferiore quello ufficiale (40%), ma è interessante osservare come
la differenza tra le donne che si sottopongono al PAP test e quelle che non lo
fanno sia strettamente correlata al grado di istruzione (tabella 3).
</p>
<p>
<b>Tabella 2 </b>
</p>
<p>
<img src="/cms/files/u8/t2.png" style="width: 326px; height: 211px" height="211" width="326" />
</p>
<p>
<b>Tabella 3</b>
</p>
<p>
<img src="/cms/files/u8/t3.png" style="width: 444px; height: 298px" height="298" width="444" />
</p>
<p>
L'istruzione, nel gruppo di donne
valutate, sembra avere importanza anche per quanto riguarda la propensione alla
vaccinazione (tabella 4).
</p>
<p>
<b>Tabella 4</b>
</p>
<p>
<img src="/cms/files/u8/t4.png" style="width: 348px; height: 338px" height="338" width="348" />
</p>
<p>
A questo punto (per puro gioco dialettico
e verificare quale consapevolezza le donne avessero a proposito di vaccinazione
contro il Papilloma virus) si è andati a verificare quante tra quelle 215 donne
(30%) che non praticano il Pap Test sarebbero disposte a sottoporsi alla
vaccinazione se venisse pubblicizzata come contro il tumore della cervice (tabella 5 ) e quante invece farebbero la
vaccinazione se proposta, come appropriato, contro l'infezione da papilloma (tabella 6). Per avere questa informazione, la
stessa domanda è stata posta, nel questionario, in due modi diversi.
</p>
<p>
<b>Tabella 5</b>
</p>
<p>
<img src="/cms/files/u8/t5.png" style="width: 285px; height: 184px" height="184" width="285" />
</p>
<p>
<b>Tabella 6</b>
</p>
<p>
<img src="/cms/files/u8/t6.png" style="width: 256px; height: 231px" height="231" width="256" />
</p>
<p>
La percentuale delle donne propense alla
vaccinazione diminuisce di un significativo 8% dalla prima alla seconda
domanda, mentre, parallelamente, aumenta in maniera significativa il numero
delle indecise. Quasi costante resta la percentuale delle donne che non si
vaccinerebbero in ogni caso, forse in conseguenza di una preclusione alla
pratica vaccinale tout court.
</p>
<p>
Non dissimile il quadro di tutto il
campione in esame: la proporzione di donne che avrebbero aderito alla
vaccinazione contro il cancro è circa il 51%, mentre è il 45 % quella di chi
avrebbe fatto il vaccino contro l' HPV.
</p>
<p>
Anche la percentuale di indecise verso la
pratica vaccinale aumenta dal primo (29%) al secondo caso (35%). La diversa
propensione alla vaccinazione potrebbe essere condizionata dal messaggio
veicolato dai media e dal diverso peso che le donne rispondenti attribuivano al
rischio di ammalarsi di una malattia neoplastica e di una malattia infettiva.
</p>
<p>
Se si verificava come fossero distribuite
le risposte rispetto al grado di istruzione delle donne che hanno collaborato
all'indagine, non sono state riscontrate, differenze sostanziali: tutte uguali
rispetto a un'informazione sempre più omologata?
</p>
<p class="sottotitolo">
Conclusioni
</p>
<p>
Rispetto all'interrogativo se le donne
che non fanno il Pap test farebbero il vaccino, si è visto che il 48% di esse
si sottoporrebbero a una vaccinazione contro il carcinoma della cervice. La
percentuale scende se si parla più appropriatamente di vaccinazione contro
l'infezione da HPV e aumenta quella delle donne indecise. Quasi una su due,
quindi, delle donne che evitano il Pap test sarebbero intercettate dalla
campagna vaccinale. Un dato importante a sostegno dei fautori della
vaccinazione HPV a carico del SSN.
</p>
<p>
Da ONDA (Osservatorio nazionale sulla salute della
donna), una delle tante associazioni che hanno spinto il vaccino nei
LEA, giunge l'affermazione che «la salute della donna non ha prezzo a fronte di
un intervento così semplice e sicuro!». L'affermazione è condivisibile, anche
se, in tema di sicurezza, occorre sempre avvertire le donne del rischio, pur
basso, di anafilassi o di reazioni vaccinali gravi (2,4 /1.000.000 dosi
praticate in Italia l'anno scorso).
</p>
<p>
<b>Figura 2</b>
</p>
<p>
<img src="/cms/files/u8/f3.png" style="width: 590px; height: 370px" height="370" width="590" />
</p>
<p>
La salute certo non ha prezzo, ma il
vaccino è il più costoso mai prodotto e non universalmente gradito: la
copertura media della vaccinazione risulta oggi del 57%.
</p>
<p>
Di fronte alle tante testimonianze di
carenze sanitarie dovute alla mancanza di fondi da dedicare, il medico di
famiglia si chiede se sia appropriato che un sistema costretto a razionalizzare
la spesa e che si è dato dei criteri di valutazione per l'inserimento delle
prestazioni dei Livelli essenziali di assistenza, utilizzi ingenti risorse per
prevenire, vaccinando contro il possibile precursore infettivo, un tumore la
cui mortalità è già ridotta significativamente dallo screening con Pap test.
Due terzi del territorio
</p>
<p>
nazionale sono coperti da programmi organizzati:
si passa dal 70% del Nord al 90% del Centro al 50% del Sud.
</p>
<p>
S ricordi che i LEA definiscono:
</p>
<ul class="unIndentedList">
<li>
le
prestazioni che se non garantite lederebbero la dignità umana;</li>
<li>
le
forme di assistenza, i servizi e le prestazioni sanitarie con scientifiche di
un significativo beneficio in termini di salute, a livello individuale e
collettivo, a fronte delle risorse impiegate.</li>
</ul>
<p>
Riflettendo sui dati dei questionari si
ha poi una conferma di quanto affermato nel lavoro di Richard Wilkinson e
Michael Marmot e sancito nella dichiarazione di Ottawa: l'istruzione è un
determinante fondamentale per la promozione della salute, perché consente alle
persone di acquisire e comprendere le informazioni utili alla sua salvaguardia.
</p>
<p>
La conclusione logica di questo fatto
sembrerebbe la necessità prioritaria di
investire più risorse nel sociale e, specificamente, in istruzione, in
informazione corretta e in strategie di empowerment dei cittadini.
</p>
<p>
Max Weber parla di un'etica dei principi
e di un'etica della responsabilità. Nella prima le buone intenzioni sono
tutto, il cattivo esito viene ignorato. Il vaccino gratis a tutti è un diritto.
Nella seconda vanno considerate le conseguenze delle nostre azioni. Se si dà il
vaccino a gratis a tutti per prevenire forse un rischio domani e poi mancano
soldi per assistere oggi in maniera dignitosa nonna Emilia ?
</p>
<p>
Questo studio non
sarebbe stato possibile senza la collaborazione delle signore Emilia Pucci e
Imma Cardone e dei colleghi Giuseppe Boschi, Tullio Ferrante, Marco Varriale,
Guglielmo Di Girolamo, Sergio Guglielmi, Francesco Mundo, Bruno Guillaro, Alba
Toderico, Clemente Toderico, Pina Gattola, Lello Pisani, Francesco Montanino,
Patrizia Iaccarino, Tina Musto,
</p>
<p>
Enrico Di Spirito,
Fulvia Mastrogiacomo, tutti medici di famiglia con interesse a difendere il
cittadino, dal rischio della medicalizzazione del rischio e l'assistenza
pubblica, dalla bancarotta per spese inappropriate.
</p>
<p>
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</p>
<p class="AMbox">
<b>Box | Campagna vaccinale al
via</b><br />
<br />
Nel gennaio del 2008 ha avuto
ufficialmente inizio la campagna di vaccinazione contro 4 dei circa 200 ceppi
di HPV (6,11,16,18) tra cui 2 (16,18) dei 13 ceppi considerati oncogenici del
cancro del cancro della cervice uterina. Circa 250.000 ragazzine di 11 anni da quel
momento hanno la possibilità di vaccinarsi gratuitamente: l'operazione costerà 75
milioni di euro l'anno, comprendendo nella spesa i costi della campagna di informazione.
Al primo vaccino (Gardasil), si aggiungerà il Cervarix, attivo su due soli
ceppi virali (16,18). Il vaccino si è confermato capace di prevenire tra il 98%
delle lesioni cervicali e il 100% di quelle ano-genitali causate da HPV 6, 11,
16 e 18 nelle donne che non erano mai state contagiate da questi tipi. I
risultati delle analisi by intention to treat, comprendenti anche le donne già
infettate, mostravano un'efficacia molto inferiore (circa 50% verso le lesioni
causate dai tipi presenti nel vaccino e 20% quando si includevano tutte le
lesioni derivanti da qualunque tipo di HPV). La durata dell'immunità, allo
stato delle conoscenze è di circa 5 anni.
</p>
<p>
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<p class="bibliografia">
Bibliografia
</p>
<p>
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</p>
<ul class="unIndentedList">
<li> Dubos
R. Mirage of Health. Rutgers University Press 1987.</li>
<li>
Franceschi
S. Combattere l'HPV con il vaccino in Italia e nel mondo Ricerca e pratica marzo-giugno 2007.</li>
<li>
Libera
Università di studi sociali Luiss. Guido Carli, Centro di ricerca sulle
amministrazioni pubbliche V. Bachelet. Libro bianco sui principi fondamentali
del 2008.</li>
<li>
Martini
G et al. La salute e i suoi determinanti. N. 19/20 2003 Punto Omega,
quadrimestrale del Servizio sanitario provinciale della Provincia autonoma di
Trento</li>
<li>
Ministero
della Salute. Direzione generale della programmazione sanitaria, dei Livelli di
assistenza e dei principi etici di sistema. Commissione nazionale per la
definizione e l'aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza.</li>
<li>
Ministero
della salute. Verso un piano di azioni per la promozione e la tutela della
salute delle donne e dei bambini 8 marzo 2007.</li>
<li> Odifreddi
PG. Le Menzogne di Ulisse. L'avventura della logica da Parmenide ad Amartya
Sen. Milano: Longanesi, 2004.</li>
<li> Sackett
DL. The arrogance of preventive medicine. CMAJ 2002; 167: 363.</li>
<li>
Wilkinson
R et al. Social determinants of health. The solid facts. Regional Office for
Europe of the World Health Organization in 2003. nel supplemento al n. 17/2005
di Punto Omega quadrimestrale del Servizio sanitario provinciale della
Provincia autonoma di Trento.</li>
<li> Zappa M. Valutazione dell'impatto della vaccinazione contro il
papilloma virus. Ricerca e pratica. marzo-giugno 2007. </li>
</ul>
<br />
<p>
</p>
<br />
<p>
</p>
<p>
</p>
Riflessioni sul vaccino anti HPV. A caccia di donne che fuggono dal Pap Test
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