Finalmente so perché negli aerei di linea non ci sono i paracadute

Ciro Brancati
medicina di famiglia (Napoli)

Nell’editoriale del n. 6 del 2008 del Bollettino di informazione sui farmaci, con stile molto incisivo e deciso, che non prevede l’inutile perdita di tempo di riflessioni o, tantomeno, di contradditori, ci viene ricordato che:
  • «… per gli italiani che rischiano di scivolare sotto la soglia di povertà la causa può essere il mutuo, ma non le ricette del medico…”. Che errore credere ( come sostiene G.Padovani nel suo libro Il diritto negato) che il 3,5 % dei miei concittadini campani diventi povero per le spese sanitarie o che, dal 1991 al 2001, la spesa sanitaria pubblica sia aumentata del 57% (da 47.309 milioni di euro a 74.443), mentre quella privata (passata da 9.888 milioni di euro a 21.678) di un risibile 119%;
  • essere un buon medico significa «…prescrivere le cose giuste, nel modo giusto, a tutti quelli che hanno diritto e bisogno» ( si noti che il termine è «giusto», categoria morale, e non, grazie al cielo, l’ abusato «appropriato», magari al bisogno di quella persona, in quel momento, in quel posto).
Naturalmente, con giusto richiamo a un’etica dei farmaci, ci viene spiegato cosa vuol dire prescrivere i farmaci «giusti», ossia di provata efficacia. E validati in base a prove scientifiche (evidence based ).
Questa è musica per le orecchie di uno come me che, membro del CTS dell’Officina Napoli Cochrane, si propone l’evangelizzazione della EBM (anche se, finora, ha divulgato un vangelo apocrifo, ritenendo che l’EBM, strumento non unico per una buona pratica clinica, dovesse tener conto delle prove della ricerca, ma anche all’esperienza dei clinici sul campo e di quell’insieme di attese che derivano dal complesso mondo di ciascun individuo).
Finalmente! Basta con quest’ idea antiquata del prendersi cura della gente utilizzando qualsiasi mezzo, magari anche farmaci off label o placebo senza consenso informato, o parole che non hanno peso e misura. Finalmente si comincia a parlare di cura della malattia, di customer satisfaction per procedure assolutamente garantite e garantibili, al giusto costo, che possono prescindere dagli esiti sul singolo individuo (magari anche clandestino) purchè garantiscano il «Sistema salute».
Finalmente, per analogia, ho intuito perché non ci sono i paracadute negli aeroplani e ne ho trovato conferma sul British Medical Journal (Potts M. et al. BMJ 2006; 333: 701).
Nell’editoriale l’autore dichiara di non aver trovato nelle banche dati alcun trial randomizzato che abbia valutato l’efficacia del paracadute e che quindi non esiste alcuna prova scientifica rigorosa che giustifichi l’utilizzo dello strumento per evitare morbilità e mortalità a chi vola. Giustamente, senza prove di efficacia sarebbe poco etico, nonché economicamente poco appropriato, «prescrivere» il paracadute.
Non posso che ringraziare pubblicamente l’anonimo editorialista del BIF chiunque esso sia, scienziato, farmacologo, politico, forse persino medico, ma, certamente, non un medico di famiglia.

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