I medici di famiglia non amano più la Convenzione

riassunto
arte e mestiere
Contratto
Mola E
parole chiave: 
convenzione
Occhio Clinico 2009; 5;
<p class="firma"> <b>Ernesto Mola</b><br /> Medicina generale (Lecce)<br /> ASSIMEFAC </p> <p> I medici di famiglia italiani preferirebbero il rapporto di lavoro dipendente: è quanto emerge dai risultati del sondaggio svoltosi nel sito di Occhio Clinico nei mesi scorsi e i cui risultati sono rappresentati nei grafici che seguono.<br /> In realtà, occorrerebbe un campione randomizzato e rappresentativo della categoria per considerare altamente attendibili le risposte al questionario, che sono poco numerose (65) e provenienti dalla frazione di medici che frequentano il sito, ma non è possibile ignorare gli orientamenti tanto netti che emergono dalle risposte dei medici rispondenti. </p> <p> Il questionario è stato costruito per favorire, con le prime domande, la riflessione sulla propria condizione contrattuale, dal punto di vista sia economico sia normativo, arrivando solo alla fine alla domanda fatidica: «Se ti proponessero di svolgere la tua attività di medico di famiglia in regime di rapporto di lavoro dipendente, accetteresti il nuovo regime contrattuale?». </p> <p> Un medico su cinque tra gli intervistati è contrario, il 17% è incerto ma tre medici su cinque preferirebbero un rapporto di lavoro diverso. <br /> Dalle risposte alle prime domande si evince, inoltre, una coscienza diffusa dei limiti non soltanto normativi del rapporto di convenzione (oltre il 90%), ma anche di quelli economici rispetto al rapporto di lavoro del dirigente medico ospedaliero (il 73,9% ritiene che la propria retribuzione sia minore o molto minore). </p> <p> E’ dunque una sfiducia generalizzata nel rapporto libero professionale che impone obblighi e limitazioni (vedi domanda 4) con un carico di lavoro considerato maggiore (43,1%) o molto maggiore (29,2%) che in un rapporto dipendente. <br /> Alla domanda, però, sulla praticabilità del rapporto di lavoro dipendente per i medici di famiglia, in rapporto alle specificità della sua organizzazione, soltanto il 47,7% dà una risposta affermativa, mentre il 32,3% lo ritiene impraticabile e il rimanente 20% non sa dare una risposta. Non è facile, infatti, immaginare di trasferire la flessibilità dell’attività del medico di famiglia nel rapporto di lavoro dipendente. <br /> Nonostante le limitazioni di questa piccola inchiesta c’è molto materiale sul quale riflettere: il quadro che ne scaturisce è, infatti, quello di un grande malessere nella categoria, frutto dei ritardi nei rinnovi contrattuali, degli incrementi economici insufficienti che non recuperano nemmeno l’inflazione, del carico burocratico, oltre che assistenziale, che il medico di medicina generale ha subito negli ultimi 15 anni. Per questi motivi, il rapporto di lavoro dipendente appare un rifugio, una parificazione, una condivisione delle responsabilità, un recupero di garanzie elementari del diritto del lavoro: poter andare in ferie senza il cruccio di dover trovare (e pagare) il sostituto, avere maggiori garanzie in caso di malattia, specie di quelle un po’ più serie del raffreddore.<br /> Credo che basti questa semplice deduzione per scompaginare convinzioni accumulate in anni di agitazioni per i rinnovi contrattuali, che sono oggi forse ancora troppo ancorati agli interessi di una parte della categoria. Un medico al quale mancano meno di 10 anni alla pensione non è interessato ai cambiamenti radicali, mentre diverso può essere l’orizzonte di chi ha iniziato da minor tempo la professione.<br /> D’altro canto, se non viene offerta una prospettiva contrattuale conveniente, tra 5 o 6 anni, quando anche in Italia cominceranno a scarseggiare i laureati in medicina, l’assistenza territoriale sarà la prima a soffrirne. </p> <p class="sottotitolo"> Questionario rivolto ai medici di medicina generale </p> <p> 1) Ritieni che la tua retribuzione di Medico di famiglia rispetto a quella del medico ospedaliero di pari anzianità sia: </p> <p> <img src="/cms/files/u8/image002.png" style="width: 465px; height: 214px" height="214" width="465" /> </p> <p> 2) Ritieni che gli aspetti normativi della convenzione dei medici di medicina generale (ferie, malattia, pensione) rispetto a quelli del contratto dei medici ospedalieri siano: </p> <p> <img src="/cms/files/u8/image004.png" style="width: 465px; height: 214px" height="214" width="465" /> </p> <p> 3) Ritieni che il tuo carico di lavoro di medico di famiglia, rispetto al medico ospedaliero, complessivamente sia: </p> <p> <img src="/cms/files/u8/image006.png" style="width: 465px; height: 214px" height="214" width="465" /> </p> <p> 4) Ritieni che le limitazioni e gli obblighi derivanti dal rapporto di convenzione, rispetto al rapporto di lavoro dipendente, siano: </p> <p> <img src="/cms/files/u8/image008.png" style="width: 465px; height: 214px" height="214" width="465" /> </p> <p> 5) Ritieni che complessivamente il rapporto di convenzione della medicina generale rispetto al rapporto di dipendenza del medico ospedaliero sia: </p> <p> <img src="/cms/files/u8/image010.png" style="width: 465px; height: 214px" height="214" width="465" /> </p> <p> 6) Ritieni vantaggioso per il medico di famiglia il passaggio a rapporto di lavoro dipendente (come il medico ospedaliero?) </p> <p> <img src="/cms/files/u8/image012.png" style="width: 465px; height: 214px" height="214" width="465" /> </p> <p> 7) Ritieni praticabile dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro il passaggio a rapporto di lavoro dipendente del medico di famiglia? </p> <p> <img src="/cms/files/u8/image014.png" style="width: 465px; height: 214px" height="214" width="465" /> </p> <p> 8) Se ti proponessero di svolgere la tua attività di medico di famiglia in regime di rapporto di lavoro dipendente accetteresti il nuovo regime contrattuale? </p> <p> <img src="/cms/files/u8/image016.png" style="width: 465px; height: 214px" height="214" width="465" /> </p>

L.Tarquini Ogni inchiesta ha

L.Tarquini Ogni inchiesta ha i suoi limiti ma passare l'inevitabile riforme della medicina generale per un esclusivo problema solo della nostra categoria professionale mi sembra esageratamente limitato. Se l'Associazione consumatori si rendesse conto di che cosa sta per succedere alla medicina di Famiglia dovrebbe innalzare tante e tali proteste ... La medicina di famiglia è un pilastro della nostra società che sta per essere pesantemente modificato e - a parte la nostra opinione sui vantaggi/svantaggi di categoria - non si può non notare che per le persone lo svantaggio è altamente probabile e con esso il moltiplicarsi dei costi che invece si presume di abbattere. Questo svantaggio è generato che suppongo si realizzerà per l'intera società civile si origina: 1) dalla confusione su cosa sia la continuità assistenziale. A mio avviso è continuità assistenziale quella offerta attualmente da noi medici di famiglia, cioè da una figura sulla quale il paziente può fare affidamento che se non trovo oggi pomeriggio perché ha fatto studio al mattino domani sicuramente la troverò e potrò affidargli il mio problema. Per molti la continuità assistenziale invece è la reperibilità di un medico qualunque, in ogni istante, che non conosce il paziente, che non è disposto a farsene carico, che si muoverà come un impiegato qualunque, con un occhio al trattato di medicina e uno alla legge, con un occhio allo "scocciatore di turno" e uno all'orologio. 2) dall'illusione di risparmiare soldi, quando è noto che una medicina di iniziativa come è attualmente la medicina di famiglia diventando una medicina legale e delle assicurazioni porterà solo ad una inconcludente perdita di denaro pubblico. 3) dal principio ideologico di affidare le persone "al territorio" quando è ben noto che un malato cerca un medico di "fiducia" e non un qualunque tecnico di turno che potrebbe peraltro essere ben sostituito da un buon programma di computer diagnosi e terapia, limitando al minimo il contatto umano.

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