«Soy una raya en el mar / Fantasma en la ciudad / Mi vida va prohibida / Dice la autoridad / Solo voy con mi pena / Sola va mi condena / Correr es mi destino / Por no llevar papel / Perdido en el corazón / De la grande Babylon. / Me dicen el clandestino»
(Manu Chao, 1998)
E’ interessante leggere nelle pagine web di un importante quotidiano italiano la varietà di commenti dei lettori sulla ribellione delle rappresentanze ufficiali dei medici alla denuncia dello straniero irregolare che ci si accinge a curare (il «clandestino» della famosa canzone). Come esempio delle due posizioni in campo, eccone due, tra quelli letti l’11 marzo 2009:
«La gente chiede fermezza e sicurezza. No, io no. E anch'io sono gente italiana. Io chiedo giustizia per i poveri, chiedo accoglienza per gli ammalati, chiedo pietà per i perseguitati. Non avrei mai pensato tanti anni fa, quando studiavo la tragedia di Antigone, che me la sarei trovata davanti, ma aveva ragione Antigone, c'è una legge della comune umanità che persiste anche quando le "leggi" (ma possiamo chiamarle così?) dell'interesse politico scelgono la disumanità. Bravi ai nostri medici.»
«Non capisco perché non dovrei sapere nome e cognome di chi viene curato con le mie tasse. Se i signori medici non si vogliono sporcare le mani, che delighino questa incombenza civica al personale ausiliario.»
C’è più spessore e umanità nella canzonetta sopra citata, ma, per fortuna, su questo fronte il senso della deontologia ha avuto la meglio sulle divisioni in sigle del mondo sanitario: la cancellazione della norma per cui il medico non deve denunciare l'immigrato irregolare che si rivolge a strutture sanitarie pubbliche viene definita all’unisono insensata, impraticabile, anticostituzionale. La Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri, per bocca del suo presidente, ha persino ipotizzato procedimenti disciplinari contro i medici che denunciano gli irregolari, per violazione delle regole di deontologia.
In alcun centri di accoglienza e ambulatori gli immigrati hanno già iniziato a sottrarsi alle visite: occorre quindi che sia ripristinato il divieto di denuncia contenuto nell'articolo 35 del Testo unico di disciplina dell'immigrazione (decreto 286/1998); diverse sigle sindacali dei medici ospedalieri (Anaao assomed, Cimo asmd, Aaroi, fp Cgil, Fvm, Federazione Cisl, Fassid, Fesmed, Uil fpl) si dicono pronte a usare tutti gli strumenti legali, fino alla Corte di giustizia europea passando per la Corte costituzionale se l'emendamento proposto dalla Lega diventasse legge. In quel caso, il medico, in quanto pubblico ufficiale incaricato di pubblico servizio, avrà l'obbligo e non la mera possibilità, di segnalare il clandestino che si rivolge per le cure a una struttura sanitaria pubblica.
Gli effetti di una tale legge paventati dai sanitari sono diversi: mettere l’operatore tra l’incudine del codice deontologico e il martello della legge; favorire la nascita di una sanità parallela (ambulatori clandestini); ritardare l’accesso alle cure con il possibile il ritorno di malattie scomparse (come la tubercolosi); far lievitare i costi assistenziali per malattie ormai aggravate; per finire, far perdere di più di un'ora di lavoro agli operatori di pronto soccorso per stilare la denuncia.
Bravi i nostri medici!
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