«Io non segnalo»: medici e associazioni contro la denuncia degli irregolari

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La battaglia etica e morale per garantire l’assistenza medica a chiunque ne abbia bisogno, a prescindere dal suo status giuridico, si era già concretizzata su Occhio Clinico prima dell’inizio dell’iter legislativo della norma abrogativa del divieto di denuncia del paziente «irregolare»...

Occhio Clinico 2009; 1: node/1230

«Io non segnalo»: medici e associazioni contro la denuncia degli irregolariLa battaglia etica e morale per garantire l’assistenza medica a chiunque ne abbia bisogno, a prescindere dal suo status giuridico, si era già concretizzata su Occhio Clinico prima dell’inizio dell’iter legislativo della norma abrogativa del divieto di denuncia del paziente «irregolare». Ora che l’emendamento (emendamento 39.306 - disegno di legge - DDL 733 che cancella il comma 5 dell’articolo 35 del Testo Unico sull’immigrazione-decreto legislativo 286 del 1998) è passato al Senato, è urgente scongiurare la ratifica della Camera, dato che nel «pacchetto sicurezza» è insito anche un pericolo che i media non hanno messo in sufficiente rilievo: se la clandestinità verrà classificata come reato, la ripugnanza dei medici sarà un argine insufficiente alla denuncia dei loro pazienti, perché non solo i poliziotti di stanza nei Pronto soccorso, ma qualsiasi membro del personale ospedaliero sarà chiamato alla delazione, per legge.
E persino negli ambulatori del medico di medicina generale, le segretarie e le infermiere potrebbero essere accusate di comportamento illegale, se non denunciassero chi non è in ordine con i documenti. Chi non ha il permesso di soggiorno commetterà un reato, dovrà pagare un'ammenda fino a 10.000 euro e verrà inviato in un centro di identificazione ed espulsione.
Come conseguenza evidente a tutti di questo stato di cose, la mancanza del permesso di soggiorno indurrà malati e feriti a evitare le cure, in violazione del diritto universale alla salute sancito dalla Costituzione italiana. L’assoluta maggioranza dei medici si sta mobilitando contro l’emendamento seguendo l’appello «Siamo medici, non spie» lanciato da:

  • Medici senza frontiere
  • Società italiana di medicina delle migrazioni
  • Associazione Studi giuridici sull’immigrazione
  • Osservatorio italiano sulla salute globale

sottoscritto da:

  • Federazione Nazionale dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri
  • Amnesty International
  • Emergency
  • associazioni di medici, di pazienti e di consumatori
  • CEI

Alle proteste degli operatori socio-sanitari si affiancano le critiche di alcune Regioni quali Piemonte ed Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Umbria, Marche, Puglia e Sicilia.
Qui di seguito in allegato sono riportati alcuni manifesti contro l’emendamento, da apporre all’esterno degli ambulatori.

La battaglia etica e morale per garantire l’assistenza medica a chiunque ne abbia bisogno, a prescindere dal suo status giuridico, si era già concretizzata su Occhio Clinico prima dell’inizio dell’iter legislativo della norma abrogativa del divieto di denuncia del paziente «irregolare». Ora che l’emendamento (emendamento 39.306 - disegno di legge - DDL 733 che cancella il comma 5 dell’articolo 35 del Testo Unico sull’immigrazione-decreto legislativo 286 del 1998) è passato al Senato, è urgente scongiurare la ratifica della Camera, dato che nel «pacchetto sicurezza» è insito anche un pericolo che i media non hanno messo in sufficiente rilievo: se la clandestinità verrà classificata come reato, la ripugnanza dei medici sarà un argine insufficiente alla denuncia dei loro pazienti, perché non solo i poliziotti di stanza nei Pronto soccorso, ma qualsiasi membro del personale ospedaliero sarà chiamato alla delazione, per legge. E persino negli ambulatori del medico di medicina generale, le segretarie e le infermiere potrebbero essere accusate di comportamento illegale, se non denunciassero chi non è in ordine con i documenti. Chi non ha il permesso di soggiorno commetterà un reato, dovrà pagare un'ammenda fino a 10.000 euro e verrà inviato in un centro di identificazione ed espulsione. Come conseguenza evidente a tutti di questo stato di cose, la mancanza del permesso di soggiorno indurrà malati e feriti a evitare le cure, in violazione del diritto universale alla salute sancito dalla Costituzione italiana. L’assoluta maggioranza dei medici si sta mobilitando contro l’emendamento seguendo l’appello «Siamo medici, non spie» lanciato da: • Medici senza frontiere • Società italiana di medicina delle migrazioni • Associazione Studi giuridici sull’immigrazione • Osservatorio italiano sulla salute globale sottoscritto da: • Federazione Nazionale dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri • Amnesty International • Emergency • associazioni di medici, di pazienti e di consumatori • CEI Alle proteste degli operatori socio-sanitari si affiancano le critiche di alcune Regioni quali Piemonte ed Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Umbria, Marche, Puglia e Sicilia . Qui di seguito sono riportati alcuni manifesti contro l’emendamento, da apporre all’esterno degli ambulatori. Box Il NAGA chiama alla mobilitazione Il Naga, Associazione volontaria di assistenza socio - sanitaria e per i diritti di stranieri e nomadi di Milano, ha organizzato un incontro straordinario con la cittadinanza e i rappresentanti di molte associazioni di volontariato, individuando alcune possibilità di reazione concreta: • campagne di informazione sull’attuale situazione (fino a oggi l’emendamento non è legge) • campagne di disobbedienza civile presso ambulatori e ospedali (con affissione di manifesti con il logo “io non segnalo”) • petizioni nei confronti di Regione, Ordine dei medici, Direzioni delle Aziende ospedaliere, sindacati di settore, e partiti politici per sollecitare prese di posizione e dichiarazioni pubbliche • tavoli di coordinamento con altri soggetti degli interventi sociali • attività di monitoraggio e denuncia rispetto a eventuali abusi e irregolarità non giustificate dall’attuale impianto legislativo L’iniziativa principale sarà la manifestazione a Milano del 21 febbraio (preceduta dall’assemblea cittadina di Martedì 17 febbraio) contro il «pacchetto sicurezza» e i suoi significati: • più clandestinità = più ricattabilità = maggior sfruttamento = lavoro nero • attacco ai diritti di tutti • criminalizzazione dell’indigenza

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