Ancora lenta l’ascesa del generico

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Il 15 ottobre scorso è stato raggiunto un accordo sui farmaci generici tra i rappresentanti di governo e Regioni, AIFA, farmacisti, distributori e, ovviamente, produttori di generici: verrà ridotto del 7% il prezzo al pubblico degli equivalenti in commercio e aumentata dell’8% la quota di spettanza della filiera distributiva del farmaco, limitatamente ai medicinali unbranded, per agevolarne la vendita. Inoltre, per recuperare al Servizio sanitario nazionale la quota dei cosiddetti extra-sconti, il ribasso praticato dalla distribuzione sarà più cospicuo, pari all’1,4% per un periodo di 12 mesi su tutti i farmaci in classe A.
Entro il 2012 la maggior parte degli attuali farmaci cardiovascolari e antipertensivi perderaà il brevetto e diventerà generica. Diventare generico è il destino di qualsiasi farmaco che si sia rivelato, negli anni, efficace e sicuro; eppure, secondo i dati forniti da Assogenerici, a luglio gli equivalenti immessi sul mercato avevano raggiunto una quota del 9,3% del mercato farmaceutico, incidendo sulla spesa solo per il 5,4%. Si tratta di un mercato ancora immaturo, se si pensa che negli Stati uniti i volumi raggiunti dalle vendite sono quasi al 60%, in Inghilterra al 50% e in Olanda al 40%. L’anomalia italiana è collegata alla carente prescrizione del prodotto generico da parte del medico, forse frutto della non corretta visione del generico come imposizione delle ASL solo per ridurre la spesa farmaceutica.
La chiave di volta per lo sviluppo del farmaco equivalente in Italia è la collaborazione fra tutti gli attori del sistema sanitario, dai medici di famiglia ai farmacisti, che, in Italia hanno fatto molto in questi anni per la diffusione della cultura del generico.

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