Emendare il Testo unico sull’immigrazione: un atto inumano e pericoloso

La SIMM (Società italiana medicina delle migrazioni): ritirare l'emendamento che modifica l'articolo 35 del Testo unico (vedi allegato)

L'emendamento depositato da quattro senatori e una senatrice della Lega Nord nell'ambito della discussione in Senato del cosiddetto «Pacchetto sicurezza» (atto 733), mina radicalmente uno dei principi base della politica sanitaria nei confronti dei cittadini stranieri in Italia: la garanzia di accessibilità ai servizi per la componente irregolare e clandestina.

E' prevista l'abrogazione del comma 5 dell'articolo 35 del Decreto legislativo 286 del 1998 (Testo unico sull'immigrazione), che recita: «l'accesso alle strutture sanitarie (sia ospedaliere, sia territoriali) da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano». La logica della norma non è solo quella di aiutare/curare l'immigrato irregolare (già di per sé deontologicamente corretta), ma anche di tutelare la collettività come prevede l'articolo 32 della Costituzione, laddove possano esserci malattie trasmissibili. Ormai esiste una significativa documentazione sul tema, compresa la posizione della Federazione degli ordini dei medici italiani, di alcune Società scientifiche e dei Ministri della sanità europei che sottolineano l'indispensabilità di questa impostazione per garantire concretamente la salute per tutti (è assolutamente intuitivo come le malattie non facciano distinzione di etnia, status giuridico o colore della pelle). L'effetto della cancellazione di questo comma vanificherebbe il lavoro fatto negli ultimi 13 anni, che ha prodotto importanti successi nell'ambito sanitario tra gli immigrati testimoniato ad esempio dalla riduzione dei tassi di AIDS, dalla stabilizzazione di quelli relativi alla tubercolosi, dalla riduzione degli esiti sfavorevoli negli indicatori materno infantili (basso peso alla nascita, mortalità perinatale e neonatale). Per quanto riguarda i costi, è poi evidente che l'utilizzo tempestivo e appropriato dei servizi (quando non sia impedito da problemi di accessibilità) si dimostra non solo più efficace, ma anche più efficiente in termini di economia sanitaria.

La modifica al comma 4 introduce invece un rischio di discrezionalità che amplificherebbe la difficoltà di accesso, facendo della barriera economica e dell'eventuale segnalazione (in netta contrapposizione al mandato costituzionale di cure gratuite agli indigenti), un possibile strumento di esclusione, forse compromettendo la stessa erogazione delle prestazioni.

Il comma 6 sembra invece soltanto un aggiustamento rispetto al mutato quadro delle competenze sanitarie a seguito del processo di devoluzione.

La SIMM ritiene pertanto inutile e dannoso il provvedimento perché:

  • spingerà all'incistamento sociale, rendendo invisibile una popolazione che sfuggirà ad ogni forma di tutela sanitaria e di contatto sociale legittimo;
  • potrà produrre percorsi sanitari e organizzazioni sanitarie parallele al di fuori dei sistemi di controllo e di verifica della sanità pubblica (rischio di aborti clandestini, gravidanze non tutelate, minori non assistiti);
  • creerà condizioni di salute particolarmente gravi, poiché gli stranieri non accederanno ai servizi se non in situazioni di urgenza indifferibile;
  • avrà ripercussione sulla salute collettiva, con il rischio di diffusione di eventuali focolai di malattie trasmissibili, a causa dei ritardi negli interventi e la probabile irreperibilità dei destinatari di interventi di prevenzione;
  • produrrà un significativo aumento dei costi, in quanto comunque le prestazioni di pronto soccorso dovranno essere garantite e le condizioni di arrivo saranno significativamente più gravi e necessiteranno di interventi più complessi e prolungati;
  • spingerà molti operatori ad una obiezione di coscienza per il primato di scelte etiche e deontologiche.

Il provvedimento è estremamente pericoloso, poiché, in un momento di trasformazione sociale e di sofferenza economica, va a intaccare il cosiddetto «capitale sociale» della società (contrasto tra italiani e stranieri, diritti negati e nascosti, radicale differenza nell'etica dell'approccio professionale), condizione per una deriva nel conflitto sociale (le cui prime avvisaglie stiamo già vivendo negli ultimi tempi).

Anche Medici senza frontiere è seriamente allarmata per l'intenzione di porre barriere all'assistenza sanitaria per gli immigrati irregolari. La salute è riconosciuta come diritto fondamentale dalla Costituzione italiana e la Legge Turco-Napolitano (1998) e la Bossi-Fini (2002) confermano tale diritto anche per tutti i cittadini stranieri, con o senza permesso di soggiorno.

MSF chiede che venga mantenuto il principio di non segnalazione all'autorità degli stranieri privi di permesso di soggiorno che chiedono assistenza sanitaria, per evitare di porre barriere all'accesso alle cure mediche e di condannare queste persone ad una pericolosa marginalizzazione sanitaria.

Dal 2003 a oggi, Medici senza frontiere ha attivato e gestito sull'intero territorio nazionale 35 ambulatori STP per stranieri privi di permesso di soggiorno, visitando 18.000 pazienti, grazie a protocolli d'intesa con l'ASL locale di riferimento, per favorire l'applicazione delle normativa italiana che riconosce il diritto alla salute come diritto umano fondamentale.

La proposta di questi giorni si aggiunge ad altre avanzate nell'ultimo periodo in tema di immigrazione, come quella di introdurre il reato di immigrazione clandestina o quella di estendere a 18 mesi il tempo massimo di permanenza all'interno dei Centri di identificazione ed espulsione.

L'ASGI (Associazione studi giuridici sull'immigrazione, http://www.asgi.it) esprime la più profonda preoccupazione per la gravità della proposta di modificare l'attuale art. 35 del D. Lgs 286/98: in particolare, sottolinea come la previsione di sopprimere la gratuità della prestazione urgente o essenziale erogata agli stranieri non iscritti al servizio sanitario nazionale e privi di risorse economiche sufficienti, si ponga in contrasto irrimediabile con l'art. 32 della Costituzione, che tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, garantendo cure gratuite agli indigenti.

L'abrogazione della disposizione di legge contenuta al comma 5 (non segnalazione all'autorità dell'irregolare), agirebbe come fortissimo elemento di dissuasione per gli stranieri non in regola, con conseguente inaccettabile lesione del diritto di ogni soggetto alle cure, affermato dal dettato costituzionale e dalla relativa e costante giurisprudenza. Gli stranieri verrebbero quindi sempre più marginalizzati, costituendo facile bacino di interesse e lucro in relazione alla loro difficile condizione.

L'ASGI rivolge un forte appello a tutte le forze politiche affinché il Parlamento respinga con decisione la citata proposta emendativa all'art. 35 del Dlgs.286/98 e auspica, invece, l'accoglimento della proposta, avanzata da alcuni senatori in sede di conversione del DDL 773, di prevedere che ogni minore straniero abbia pieno diritto di usufruire delle prestazioni mediche pediatriche a prescindere dalla regolarità del soggiorno, in conformità con la Convenzione ONU di New York del 20.11.1989 sui diritti del fanciullo, ratificata dall'Italia con L. 176/91, e fermo restando il disposto dell'art. 35 del D. Lgs 286/98.

Comunicato CSeRMeG

Alla Societa' Italiana di Medicina delle Migrazioni

Lo CSeRMEG (Centro Studi e Ricerche in Medicina Generale), presa visione dell'appello della Società italiana di medicina delle migrazioni, affinché non venga modificato l'articolo 35 del DL 286/98 (Testo Unico sull'Immigrazione), esprime preoccupazione per le gravi conseguenze che le proposte di modifica della vigente legislazione circa l'assistenza sanitaria rivolta a cittadini stranieri porterebbe alla salute pubblica e a quella di persone bisognose di cure, indipendentemente dalla loro condizione di immigrati clandestini o meno.
Sia motivi scientifici che etici e deontologici, inducono la nostra
associazione, caratterizzata da una ormai lunga storia di impegno nel definire e migliorare le caratteristiche  della professione di medico di medicina generale in Italia, a condividere e sottoscrivere l'appello «Per non modificare l'art. 35 del decreto legislativo 286/98» proposto dalla Società italiana di medicina delle migrazioni. 

Comunicato OISG

Si unisce al coro di condanna dell'emendamento chiesto dalla Lega Nord anche l'Osservatorio Italiano sulla Salute Globale, un organismo indipendente costituitosi nel 2002 con la volontà di colmare il vuoto di informazione e reciproco scambio tra medici, scienziati e operatori sullo stato di salute della popolazione in relazione al contesto politico, economico e sociale. In particolare, sottoscrivendo le preoccupazione della Federazione nazionale degli ordini dei medici, chirurghi e odontoiatri, chiede il ritiro dei suddetti emendamenti e propone a ciascun professionista della salute di inviare una lettera, qui allegata, al proprio Ordine per sollecitare tale ritiro.
Osservatorio Italiano sulla Salute Globale
Presidente: Gavino Maciocco

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