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Comunicati stampa - CS N° 37/2017 Epatite C, Italia modello per l’Europa e per il mondo nelle politiche sanitare per il trattamento dell’infezione cronica

Istituto Superiore di Sanità - Me, 26/07/2017 - 21:09
ISS 25/07/ 2017

Trattare tutti i pazienti con epatite cronica da virus dell’epatite C con i nuovi farmaci ad azione antivirale migliora lo stato di salute e risulta essere sostenibile.

E’ questo il risultato dello studio Modelling cost-effectiveness and health gains of a universal vs prioritized HCV treatment policy in a real-life cohort condotto nell’ambito della Piattaforma Italiana per lo studio delle Terapie dell’Epatite viRale (PITER), coordinata dal Centro per la Salute Globale dell’ISS in collaborazione con l’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato (AISF), la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT) e l’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (ALTEMS).

Lo studio, che coinvolge circa 100 centri clinici distribuiti su tutto il territorio nazionale, viene pubblicato oggi sulla prestigiosa rivista dell’Associazione Americana Hepatology per lo studio delle malattie del fegato.

L’Italia rappresenta una peculiarità per quanto riguarda l’infezione da virus dell’epatite C - dichiara Walter Ricciardi, Presidente dell’ISS - in quanto è uno dei paesi con maggior prevalenza dell’infezione in Europa. Per questo motivo, il nostro studio, che ha permesso di generalizzare i dati di costo beneficio a partire dai dati di pazienti arruolati nella coorte PITER senza nessuna discriminazione in termini socio-demografici e di assistenza sanitaria, fa dell’Italia un modello per l’Europa e per il mondo. Un utile strumento per la messa a punto di strategie di ampliamento dell’accesso ai farmaci anti epatite C e, dunque, per raggiungere l’obiettivo dell’OMS di eliminare l’infezione da HCV entro il 2030, con una strategia globale che prevede la riduzione del 65% delle morti correlate all’infezione da HCV e il trattamento di almeno l’80% degli individui con epatite cronica da HCV.

Considerati questi target e, parallelamente, le restrizioni all’uso dei farmaci ad azione antivirale in quasi in tutto il mondo a causa dei loro prezzi alti - afferma Stefano Vella, Direttore del Centro per la Salute Globale dell’ISS e Presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) - ci è sembrato di fondamentale importanza valutare quali sarebbero i benefici e i costi di un trattamento universale di tutti i pazienti e non solo dei pazienti prioritizzati, ovvero con malattia avanzata del fegato. Ebbene, i risultati dell’indagine supportano da un punto di vista scientifico la recente politica annunciata e messa in atto dall’AIFA, quella cioè di trattare tutti i pazienti con infezione cronica da HCV, proprio per gli importanti guadagni in termini di salute e per la parallela riduzione nel tempo dei costi sostenuti dal Servizio Sanitario Nazionale.

I ricercatori hanno valutato il profilo di costo-efficacia della politica sanitaria universale attraverso un approccio di proiezione modellistica in 8.125 pazienti della coorte PITER generalizzati per un contesto europeo, applicando la media europea dei prezzi dei farmaci anti-epatite C e del costo della malattia epatica da virus dell’epatite C.

Lo studio ha dimostrato - sottolinea la Dr.ssa Loreta Kondili, ricercatore presso il Centro per la salute Globale dell’ISS e responsabile scientifico di PITER - che in entrambi i contesti (italiano ed europeo) il trattamento di tutti i pazienti con infezione cronica da HCV, anche in stadi di malattia lieve, consente benefici superiori in termini di salute, rispetto all’applicazione della politica di trattamento prioritizzato. I benefici proiettati negli anni dopo l’eliminazione del virus con la terapia antivirale, sin nelle fasi precoci del danno del fegato, sono stimati in casi evitati di pazienti con cirrosi del fegato e con tutte le conseguenti complicanze (quali scompenso della cirrosi, sviluppo di epatocarcinoma, bisogno di trapianto di fegato e morte a causa della malattia di fegato), nel miglioramento della qualità di vita dei pazienti guariti, e nella riduzione dei costi sanitari delle cure in riferimento alle patologie HCV correlate.

E’ stato valutato - va avanti Kondili - il profilo costo/beneficio incrementale interpretabile come costo sostenuto per un anno di vita guadagnata in piena salute applicando la politica universale versus quella prioritizzata. Questo rapporto di costo/beneficio incrementale, varia tra € 8.775 (per lo scenario italiano) a € 19.541,75 (per lo scenario generalizzato europeo) per ogni anno di vita in buona salute guadagnata (Quality Adjusted Life Years - QALY), entrambe stime nettamente inferiori rispetto alla soglia di € 35.000 per QALY sotto la quale un intervento sanitario è considerato un corretto investimento in salute dall’Istituto di Eccellenza Clinica Londinese (NICE). Lo studio valuta e conclude che unitamente a un abbassamento progressivo dei prezzi dei farmaci antivirali, arrivando ad una soglia di circa 4.000€ a regime terapeutico, trattare tutti i pazienti indipendentemente dallo stadio del danno del fegato risulta essere una politica lungimirante e determinante in quanto comporta maggiori benefici con minor costi per il Sistema Sanitario.

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Comunicati stampa - CS N°36/2017 Cancro della prostata, uno studio italiano mette a punto un nuovo test sul PSA

Istituto Superiore di Sanità - Me, 26/07/2017 - 21:09
ISS 21/07/2017

Meno falsi positivi e diagnosi più accurate per il cancro alla prostata grazie a un nuovo metodo di analisi del PSA messo a punto con una tecnica brevettata dall’Istituto Superiore di Sanità e svolto in collaborazione con l’Unità di Neuroimmunologia dell’IRCCS Santa Lucia e con il Dipartimento di Scienze Urologiche del Policlinico Umberto I di Roma.

I risultati dello studio, pubblicato sull’ultimo numero di Cancer Letters, hanno mostrato che i valori di PSA espressi sugli exosomi (vescicole extracellulari circolanti di dimensioni nano) permettono di distinguere il cancro della prostata da tutte le altre condizioni, compresa l’iperplasia prostatica benigna.

Si tratta di uno studio particolarmente importante perché l’attuale esame (PSA sierica), per diagnosticare questo cancro, dà un alto numero di falsi positivi in tutto il mondo - afferma Stefano Fais del Dipartimento di Oncologia e Medicina molecolare dell’Istituto Superiore di Sanità - e questo comporta una serie di problemi sia nelle reazioni dei pazienti sia nei costi per le analisi successive richieste da un’indagine con esito positivo, mentre la determinazione dei livelli plasmatici di exosomi esprimenti PSA potrebbe consentire dia diagnosticare con precisione e più precocemente questo cancro in modo da consentire studi di screening sulla popolazione maschile a livello globale.

I dati clinici pubblicati nello studio di Cancer Letters sono relativi a 45 campioni di plasma, tuttavia è in corso uno studio clinico su 250 campioni, approvato dai Comitati Etici di Policlinico Umberto I e Istituto Superiore di Sanità per potere validare il metodo secondo prove di evidenza.

Se questi risultati venissero confermati - afferma Alessandro Sciarra, Ordinario di Urologia del Policlinico Umberto I - sarebbe per noi sul piano clinico una vera rivoluzione, perché ci metterebbe a disposizione uno strumento molto efficace nella prevenzione secondaria del cancro alla prostata.

L’IRRCS Santa Lucia di Roma ha contribuito a questo studio con un’analisi quantitativa e qualitativa dei livelli di exosomi circolanti che esprimono PSA permettendo a una tecnologia finora usata solo nella ricerca di base di entrare nella pratica della ricerca clinica.

Questa collaborazione con i colleghi dell’Istituto Superiore di Sanità ci ha dato l’opportunità di sfruttare il nostro citofluorimetro di nuova acquisizione per la caratterizzazione di queste nano-particelle - commenta Luca Battistini, Responsabile dell’Unità di Neuroimmunologia della Fondazione Santa Lucia IRRCS - Applicheremo questa nuova tecnica anche allo studio delle malattie neurodegenerative per individuare nuovi biomarcatori, utili per la diagnosi e per definire le terapie più adeguate per queste patologie.

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Primo Piano - Radiazioni e nucleare, un’indagine sulla percezione del rischio

Istituto Superiore di Sanità - Me, 26/07/2017 - 21:09
ISS 17/07/2017

Come percepiscono gli italiani e gli europei il rischio legato alle radiazioni e al nucleare? Per rispondere a questa domanda e, di conseguenza, per aumentare la consapevolezza e la conoscenza della popolazione non specialista su questo tema, è online un questionario, a cui è possibile partecipare fino ad ottobre prossimo. Obiettivo dell’indagine è anche, in ultima analisi, fornire indicazioni di metodo e contenuti alle road map delle attività e alle Call di ricerca in ambito UE.

Il sondaggio è parte integrante del programma europeo CONCERT per l'integrazione della ricerca sulla protezione dalle radiazioni (European Joint Program for the Integration of Radiation Protection Research), nell'ambito di Horizon 2020. Si tratta di una delle iniziative di ricerca congiunte proposte dalle piattaforme europee sulla protezione dalle radiazioni (MELODI (basse dosi di radiazioni); NERIS (emergenze radiologiche), EURADOS- dosimetria e EURAMED- radiazioni in campo medico). L’ISS, presente con i suoi ricercatori in molte di queste piattaforme, è, inoltre, tra le infrastrutture partner di CONCERT.

Per informazioni sul progetto contattare il responsabile Dott. Mauro Grigioni allo 06 49903097.
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Primo Piano - Fact Checking Vaccini

Istituto Superiore di Sanità - Me, 26/07/2017 - 21:09
ISS, 14 luglio 2017


È falso che:

• I vaccini possono indebolire il sistema immunitario e portare alla comparsa di malattie autoimmuni. La nostra capacità di rispondere agli antigeni si sviluppa prima ancora della nascita e il sistema immunitario di un neonato è perfettamente capace di rispondere ogni giorno a migliaia di antigeni, molti di più di quelli contenuti nei vaccini.

• I vaccini contengono sostanze tossiche e pericolose come mercurio, formaldeide, alluminio. Nessuno dei vaccini commercializzati in Europa contiene da diversi anni derivati del mercurio, di cui peraltro non è mai stata dimostrata la pericolosità nelle quantità e nelle forme contenute nei vaccini. Le quantità di formaldeide, alluminio e altre sostanze sono minime e tali da non causare alcun danno alla salute.

• I vaccini, in particolare quello contro Morbillo, Parotite e Rosolia (MPR), causano l’autismo. Dai numerosi studi effettuati non emerge alcuna correlazione tra il vaccino MPR e l’autismo. Lo studio erroneamente citato a sostegno di questo presunto legame, pubblicato su Lancet, è stato infatti ritirato dalla rivista perché dimostrato fraudolento e l’autore è stato, inoltre, radiato dall’albo dei medici del Regno Unito.

• A causa del decreto sull’obbligo aumentano i vaccini somministrati ai bimbi nel primo anno di vita. Il decreto non modifica il calendario vaccinale, le immunizzazioni e la scansione temporale restano le stesse. I genitori che negli anni passati hanno fatto fare ai figli sia quelle obbligatorie che le raccomandate al momento del loro ingresso a scuola li avevano protetti dalle 10 malattie previste dalla legge in discussione, e in alcune Regioni anche da altre, ad esempio lo pneumococco.

• Esistono degli esami che possono predire eventuali effetti collaterali dei vaccini. Non esiste nessun test in grado di predire gli effetti collaterali dei vaccini.


È vero che:

• L’attuale riduzione delle coperture vaccinali ha provocato la recrudescenza di alcune malattie come il morbillo, e potrebbe portare al ritorno di patologie ormai assenti dal nostro paese, come la polio o la difterite, ma non ancora debellate dal resto del mondo.

• Il morbillo può essere causa di gravi complicanze e danneggiare temporaneamente le difese immunitarie. Tutto ciò può essere prevenuto dal vaccino.

• La sicurezza dei vaccini è documentata da milioni di dosi somministrate, dalla costante attività di sorveglianza dei possibili eventi avversi e dagli studi di sicurezza che vengono effettuati sia prima dell’autorizzazione che dopo l’immissione in commercio di ogni vaccino. Gli effetti collaterali gravi da vaccino hanno una frequenza estremamente più bassa di quelli delle malattie da cui proteggono.

• L’Italia è uno dei 14 Paesi dove il morbillo è ancora endemico ed è nella “top ten” dei paesi che hanno segnalato più casi a livello mondiale da Novembre 2016 ad Aprile 2017. Dall’inizio del 2017 sono stati notificati oltre 3.500 casi, molte complicanze gravi inclusi casi di polmonite, 2 casi di encefalite e 2 decessi. Il 40% circa dei casi è stato ricoverato in ospedale, a conferma della gravità della malattia. Il 35% circa dei casi ha riportato almeno una complicanza.

• La malattia impegna il sistema immunitario molto di più della corrispondente vaccinazione. Inoltre nella composizione dei vaccini attuali gli antigeni presenti sono molti meno rispetto a quelli che venivano somministrati trenta anni fa
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Comunicati stampa - CS N°35/2017 - Dichiarazione del Presidente Walter Ricciardi

Istituto Superiore di Sanità - Me, 26/07/2017 - 21:09
ISS 13 luglio 2017

Il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi, in merito a quanto riportato recentemente dalla stampa precisa che, a partire dal 1 settembre 2015, contemporaneamente all’assunzione della guida dell’Istituto, si è messo in aspettativa dall’Università Cattolica e si è dimesso da tutti gli incarichi fino ad allora assunti, compresi quelli compatibili con l’ attuale, proprio per potersi dedicare esclusivamente all’Istituto Superiore di Sanità.

Il Presidente, inoltre, in merito alle dichiarazioni del senatore D’Anna, rilasciate nel corso della seduta pomeridiana del Senato avvenuta ieri 12 luglio, ha dato mandato ai propri legali affinché sporgano una denuncia per diffamazione.

Le dichiarazioni del senatore risultano, infatti, particolarmente gravi poiché, oltre a ledere l’immagine e l’onorabilità del Presidente, danneggiano anche il prestigio e l’autorevolezza del più grande istituto di sanità pubblica.
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Primo Piano - All’Istituto Superiore di Sanità per parlare di Salute Globale

Istituto Superiore di Sanità - Me, 26/07/2017 - 21:09
ISS, 6 luglio 2017

No one left behind: global health, access to care, inequalities and migration. E' questo il titolo del convegno che si svolge all'ISS il 10 luglio 2017, organizzato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, dal Fondo Globale e dai Friends of the Global Fund Europe. L’evento dello scorso anno ha visto la partecipazione straordinaria di Bill Gates, partner chiave del Global Fund con la Bill & Melinda Gates Foundation: l’Italia in quella occasione ha annunciato un incremento del 40% del suo contributo al Fondo Globale.

L’iniziativa di questo anno, si profila come una riunione di alto livello che ha lo scopo di accendere i riflettori sulle disuguaglianze che ancora persistono a livello globale in termini di accesso alle cure mediche e sanitarie, non solo tra Paesi ricchi e Paesi poveri, ma anche tra regioni di uno stesso Stato. In un momento storico assai complesso caratterizzato da flussi migratori senza precedenti e da un contesto economico-finanziario, nonché geopolitico, alquanto difficile.

L’incontro si colloca a distanza di un mese circa dal Summit del G7 di Taormina (26-27 maggio 2017) - G7 che l’Italia presiede fino alla fine dell’anno - e subito dopo l’imminente vertice del G20 ad Amburgo (7-8 luglio 2017) proprio per informare gli stakeholder sui risultati dei due eventi e discutere perciò del ruolo della politica sullo scenario internazionale, in preparazione oltretutto del meeting fra i Ministri della Salute dei Paesi G7 che si terrà a Milano il prossimo novembre.

L’evento, aperto da Walter Ricciardi, Presidente dell’ISS, che introdurrà il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e Pietro Sebastiani, Direttore della Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri, si articola in quattro sessioni: la prima, dedicata alla salute globale e agli obiettivi dell'Agenda del 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, con un focus sulle persone più fragili e vulnerabili e in linea con l’imperativo fissato dall’Aagenda 2030 di non lasciare nessuno indietro, verrà moderata dalla senatrice Emilia Grazia De Biasi, Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato e vedrà la partecipazione di Flavia Bustreo, vice-Direttore Generale della Salute della Famiglia, delle Donne e dei Bambini dell’OMS, dell’arcivescovo Silvano Maria Tomasi, del Dicastero Pontificio per lo Sviluppo Umano Integrale, di Dr. Kesetebirhan Admasu, Direttore del Roll back malaria e di Rosemary Mburu della piattaforma keniota Waci health.

La seconda sessione, dedicata alle best practices verso il raggiungimento entro il 2030 di una copertura sanitaria universale, sarà moderata da Giuseppe Ippolito, Direttore scientifico dell’Istituto nazionale Malattie Infettive e avrà fra i relatori Laura Frigenti, Direttrice dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, Christoph Benn del Global Fund, Jacob Creswel della Stop TB Partnership, Erika Castellanos, della GATE e Maria Grazia Panunzi, di AIDOS (Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo) e Osservatorio AIDS.

La terza sessione, moderata dalla senatrice Fabiola Antinori, si concentrerà sulla protezione e sugli interventi sanitari in favore dei migranti: interverranno Federico Soda, dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, Concetta Mirisola, Direttore Generale dell’INMP, Robert Vitillo, dell’International Catholic Migration Commission, Francesco Aureli, dell’Osservatorio Iinternazionale Salute e infine Pietro Bartolo, direttore medico a Lampedusa e protagonista del pluripremiato documentario di Gianfranco Rosi Fuocoammare.

Chiuderà la giornata una tavola rotonda, sul ruolo della politica internazionale di fronte alle diseguaglianze, focalizzata sui risultati dei recentissimi summit G7 (ospitato dall’Italia) e G20 (ospitato dalla Germania), e in prospettiva sul prossimo G7 Health che si terra à Milano nel mese di novembre.

Gli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile (SDG)

Al centro del convegno le sfide lanciate dall'Agenda del 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, adottata nel settembre del 2015 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che propone di promuovere per tutti i Paesi e per tutte le regioni all’interno di un medesimo Stato, la salute fisica e mentale, il benessere, l’allungamento dell’aspettativa di vita, la copertura sanitaria universale, l’equo accesso alle cure sanitarie, promuovendo l'uguaglianza di genere, lo status economico e l'educazione per donne e ragazze. Con l’obiettivo, in ultima analisi, di ridurre le disuguaglianze attraverso un approccio olistico, globale che riconosce l'interdipendenza tra salute e sviluppo.

Tutto questo è chiaramente riflesso nell'obiettivo tre dello Sviluppo Sostenibile, volto a garantire salute e benessere per tutti, con particolare attenzione alle persone più vulnerabili come i migranti e coloro che vivono in aree di crisi. Nell’Agenda vi è inoltre il chiaro e audace impegno a porre fine alle epidemie di Aids, tubercolosi, malaria e di altre malattie trasmissibili entro il 2030. Tuttavia, le grandi disuguaglianze non riguardano solamente le cosiddette malattie della povertà, coinvolgono pure le malattie croniche, vere e proprie epidemie in occidente: il diabete, le malattie cardiovascolari, neurodegenerative, oncologiche. Il traguardo è dunque quello di una copertura sanitaria universale, in cui cioè l’accesso alle cure e ai servizi sanitari sia garantito a tutti, e davvero più nessuno sia lasciato indietro.
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Primo Piano - Salute materno infantile: l’impegno dell’Iss

Istituto Superiore di Sanità - Me, 26/07/2017 - 21:09
ISS, 6 luglio 2017

È partito il 1 luglio scorso SPItOSS (Italian Perinatal Surveillance System), il progetto pilota di sorveglianza della mortalità perinatale coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con tre Regioni italiane, Lombardia, Toscana e Sicilia, e finanziato dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) del Ministero della Salute. Obiettivo del progetto: implementare un modello di sorveglianza attiva per elaborare stime population based della mortalità perinatale e raccogliere informazioni utili a prevenire i decessi evitabili.

SPItOSS nasce nell’ambito della più estesa sorveglianza ostetrica nazionale ItOSS (Italian Obstetric Surveillance System), coordinata dall’ISS, che ha già prodotto importanti risultati rilevando il 60% in più dei casi di mortalità materna rispetto a quelli stimati con i soli certificati di morte. I dati principali di ItOSS sono oggi riassunti in una clip video disponibile per operatori e cittadini.

La sorveglianza ostetrica migliora la salute della donna e del neonato afferma Serena Donati (direttore del Reparto Salute della donna e dell’età evolutiva, del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell’Istituto Superiore di Sanità) presentando il nuovo video prodotto dalla sorveglianza della mortalità materna con la collaborazione del Pensiero Scientifico Editore.

La clip descrive alcuni importanti risultati della sorveglianza che, coinvolgendo 9 Regioni e sviluppando una Rete di 350 presidi pubblici e privati, copre il 75% dei nati nel nostro Paese. Una rete population-based che continua a espandersi nel tempo, con l’obiettivo di raggiungere la copertura nazionale. I dati riportati riguardano alcuni ambiti indagati da ItOSS: morti materne da emorragia ostetrica, da suicidi, da influenza in gravidanza e a seguito di taglio cesareo.

Riguardo le morti materne dai dati raccolti emerge che i casi identificati dai soli certificati di morte risultano circa 3 ogni 100 mila nati vivi mentre quelli identificati dalla sorveglianza sono 9 ogni 100 mila nati vivi. Le informazioni raccolte evidenziano una variabilità per area geografica e per Regione, favoriscono il confronto con altri Paesi dotati di sistemi sociosanitari analoghi (utile per comprendere le nostre performance), permettono di produrre raccomandazioni per la pratica clinica e di identificare in tempo reale le priorità di intervento al fine di migliorare l’assistenza per prevenire le morti evitabili continua Donati.

L’emorragia ostetrica è per frequenza la prima causa di morte materna in Italia. L’ISS ha promosso molte iniziative per migliorarne l’assistenza coordinando progetti di ricerca dedicati all’approfondimento delle sue cause, offrendo corsi di formazione a medici ed ostetriche e realizzando la prima linea guida nazionale evidence based sulla emorragia del post partum. Dal 2006 al 2015 la percentuale delle morti materne attribuibili all’emorragia ostetrica e avvenute entro 42 giorni dal parto si è ridotta passando dal 43% al 28%.

Il suicidio entro un anno dall’esito della gravidanza risulta responsabile del 13% delle morti materne rilevate dalla sorveglianza. Per questo motivo l’ISS, in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, ha attivato un progetto di ricerca specifico, per favorire l’identificazione precoce delle donne a rischio di disagio psichico e sostenere i professionisti sanitari coinvolti nell’assistenza alla nascita.

Nel periodo 2013-2015 la sorveglianza ha registrato 5 morti materne dovute all’influenza stagionale. Nonostante la vaccinazione in gravidanza sia raccomandata, sia a livello nazionale che internazionale, e nonostante vaccinarsi sia utile e sicuro, in Italia la copertura vaccinale è ancora inferiore all’1% sottolinea Serena Donati. Il taglio cesareo senza appropriata indicazione medica aumenta il rischio di mortalità e grave morbosità materna. È dunque importante che le donne ne siano consapevoli, specialmente nel nostro Paese dove l’intervento chirurgico viene eseguito ancora troppo spesso conclude Donati.

Per approfondire guarda la clip video sul canale YouTube dell'Istituto Superiore di Sanità, consulta l’approfondimento Mortalità perinatale: al via la sorveglianza pilota Spitoss pubblicato su EpiCentro e visita il sito della sorveglianza ItOss.
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Primo Piano - Il ricordo di Giovanni Alfredo Zapponi

Istituto Superiore di Sanità - Me, 26/07/2017 - 21:09
Il 4 luglio, a un anno dalla sua scomparsa, l’Istituto Superiore di Sanità ricorda Giovanni Alfredo Zapponi, l’uomo e il ricercatore. Si allega il programma dell'evento dedicato.
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Comunicati stampa - CS N°34 Telefono Verde AIDS e IST, utenti sempre meno giovani, quasi 800 mila interventi di counselling telefonico svolti in trent’anni di attività

Istituto Superiore di Sanità - Me, 26/07/2017 - 21:09
ISS, 20 giugno 2017

Un vademecum dell’ISS per contrastare lo stigma e favorire il diritto alle cure delle persone sieropositive stilato per celebrare trent’anni di impegno nella sanità pubblica


Sono sempre meno i giovani che utilizzano il Telefono Verde AIDS e IST e sui temi della prevenzione aumenta la disinformazione degli utenti. Anche il test HIV non viene sistematicamente eseguito da circa la metà di coloro che chiamano dichiarando di aver avuto un comportamento a rischio. Rimangono costanti le richieste di consulenza in materia legale con riferimento a stigma, discriminazione sul posto di lavoro, violazione della privacy, accesso alle cure, a seguito delle quali in occasione del trentennale è stato realizzato dall’ISS un opuscolo informativo, La bussola sui diritti esigibili dalle persone sieropositive, che sarà scaricabile gratuitamente dal sito dell’ISS.


È questo, in sintesi, il profilo di consapevolezza tracciato attraverso l’analisi dei contenuti emersi durante i cinquanta interventi di counselling telefonico che mediamente vengono effettuati ogni giorno dagli esperti del Telefono Verde dell’Istituto Superiore di Sanità; Telefono Verde che il 20 giugno compie trent’anni di attività durante i quali ha risposto a oltre 2 milioni di domande svolgendo quasi 800 mila interventi di counselling all’interno di telefonate effettuate in maggioranza da uomini (75,4%); da persone che dichiarano di aver avuto rapporti eterosessuali (56,8%); da giovani appartenenti alla fascia di età compresa tra i 25 e i 39 anni (57%).


Proprio i dati del Telefono Verde dimostrano come sia sempre più importante elevare il livello di consapevolezza sui comportamenti corretti in materia di salute - afferma Walter Ricciardi Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità - La disinformazione nel corso di questi trent’anni è passata dall’11,4% rilevato nel primo decennio al 13,6% rilevato negli ultimi anni. Relativamente all’HIV, per esempio, in 12 telefonate su cento effettuate da persone di tutte le età emerge ancora che il rischio di contrarre l’infezione sia legato a baci, zanzare e bagni pubblici. La richiesta costante di informazioni su tematiche legali, inoltre, ci ha convinti a produrre, proprio in quest’occasione uno strumento informativo di orientamento per la tutela dei diritti delle persone con HIV nell’ottica anche della tutela del diritto all’accesso alle cure.


Le chiamate in diminuzione riguardano, rispetto soprattutto ai primi anni dell’epidemia, sia le donne, 33% nel decennio 1987-1997 scese al 13,9% nel decennio 2007-2017, sia i giovani che sono passati dal 23,3% nel decennio 1987-1997 all’11,9% nel decennio 2007-2017 - dichiara Anna Maria Luzi, Direttore dell’Unità Operativa RCF all’interno della quale si colloca il Telefono Verde - le prime perché probabilmente hanno un accesso facilitato ai servizi di prevenzione territoriali per la salute della donna, i secondi perché sembrano prediligere altri canali informativi, quali internet e per questo dal 2013 l’attività di counselling telefonico è integrata dal sito www.uniticontrolaids.it. Ciò fa sembrare che sottovalutino i rischi di infezione legati all’attività sessuale. In generale i quesiti hanno riguardato soprattutto le modalità di trasmissione dell’HIV (25,8%) e le informazioni relative ai test (22,1%). Un’ulteriore analisi statistica relativamente all’arco temporale febbraio 2011 - maggio 2017 periodo che vede la rilevazione dell’informazione sul test HIV, ha evidenziato che nel 74,8% delle telefonate (pari a 74.415 telefonate su un totale di 99.392) è stata posta attenzione sul test HIV, rilevando che nel 50% dei casi il test non è mai stato eseguito. Dall’analisi dei dati relativi all’esecuzione del test emerge ulteriormente che l’esame è stato effettuato per motivazioni indipendenti dal comportamento a rischio, in una proporzione di telefonate pari al 2% (interventi chirurgici-0,1%, gravidanza-0,4% o durante una donazione di sangue-1,5%).


Da tutto questo, afferma Gianni Rezza, Direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell’ISS, si evidenzia una percezione del rischio notevolmente abbassata nonostante resti rilevante il numero delle nuove diagnosi di infezione da HIV segnalate dal Sistema di Sorveglianza COA/ISS che risultano essere nel 2015 pari a 3.444 nuovi casi con l’incidenza più alta osservata tra le persone di 25-29 anni che rappresentano anche la fascia di età in cui è più alta la disinformazione tra gli utenti del Telefono Verde.


Inoltre, dall’analisi dei quesiti emersi durante gli interventi di counselling le infezioni sessualmente trasmesse, in generale, sembrano destare meno attenzione da parte degli utenti del Telefono Verde nonostante il Sistema di Sorveglianza Sentinella del COA/ISS ne abbia registrato un aumento progressivo (le segnalazioni hanno subito dal 2005 al 2014 un incremento pari al 33,2%) che ha colpito soprattutto le donne.

Serve una maggiore consapevolezza fra i giovani nell’evitare comportamenti sessuali sbagliati perché questo ha a che fare con il loro futuro - conclude Ricciardi - Si pensi alla Clamydia che ha la più alta prevalenza tra le giovani donne tra i 15 e i 24 anni, un’infezione che può comportare conseguenze sulla salute della donna e arrecare notevoli danni alla sua fertilità.


Il Servizio, gratuito e anonimo (per il cittadino), consente di dare risposte (sia in italiano, sia in inglese) ai bisogni informativi della persona-utente, di inviarla laddove necessario ai Servizi di prevenzione, diagnosi, cura e assistenza presenti sul territorio, disponendo di un archivio informatizzato di oltre 2.000 strutture (centri di diagnosi e cura delle malattie infettive, consultori, centri per le infezioni a trasmissione sessuale, associazioni di volontariato, ONG), questo grazie ad una presenza, dal lunedì al venerdì, dalle ore 13.00 alle ore 18.00, degli esperti del Telefono Verde AIDS e IST 800 861061.
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Primo Piano - Vaccinazioni, le ragioni dell'obbligo

Istituto Superiore di Sanità - Me, 26/07/2017 - 21:09
ISS 19 giugno 2017

Consegnato alla Commissione Igiene e Senato un documento sul decreto dei vaccini. Nel testo in allegato un'analisi dell'impatto epidemiologico delle patologie per i quali il decreto ha reso obbligatorie le vaccinazioni
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Primo Piano - La comunicazione disintermediata: l’analisi del fenomeno in un corso dell’ISS

Istituto Superiore di Sanità - Lu, 24/07/2017 - 19:58
Social media, blog, forum: la comunicazione è sempre più disintermediata. Qual è il ruolo dei giornalisti che da sempre sono tradizionalmente tra i principali mediatori dell’informazione ai cittadini? Quali mezzi e quali strategie usano gli esperti delle nuove tecnologie e come si confrontano con le dinamiche, i flussi e la deontologia della professione giornalistica? Il prossimo corso ISS-FNSI Il giornalismo ai tempi della “disintermediazione”, organizzato anche con la partecipazione di Whin (Web Health Information Network), si propone di offrire ai giornalisti una panoramica su queste nuove forme di comunicazione attraverso una fotografia e un’analisi degli strumenti divulgativi e dei nuovi media. Il corso, di cui alleghiamo il programma, si terrà lunedì 26 giugno nell’Aula Bovet dell’ISS, dalle 9.30 alle 16.30
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FDA clears first neonatal magnetic resonance imaging device

Food and Drug Administration - Gi, 20/07/2017 - 19:44
Today, the U.S. Food and Drug Administration cleared the first magnetic resonance imaging (MRI) device specifically for neonatal brain and head imaging in neonatal intensive care units (NICU).
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Primo Piano - Telefono Verde AIDS e IST, quasi 800 mila interventi di counselling in 30 anni di attività

Istituto Superiore di Sanità - Gi, 20/07/2017 - 17:59
ISS, 20 giugno 2017

Il Telefono Verde AIDS e IST 800 861 061 dell’Istituto Superiore di Sanità festeggia i suoi 30 anni di impegno nella sanità pubblica e, nel corso di una conferenza stampa al Ministero della Salute, illustra il bilancio dei circa 800 mila interventi di counselling telefonico, in risposta a più di 2 milioni di domande, svolti in questo periodo. Dall’analisi dei contenuti di questi interventi emerge come siano diminuiti i giovani utenti - gli under 25 - e come sia aumentata in generale la disinformazione sui temi della prevenzione: 12 persone su 100 di tutte le età pensano ancora che il rischio di contrarre l’infezione sia legato a baci, zanzare e bagni pubblici. Circa la metà di chi chiama, inoltre, afferma di non aver mai eseguito il test HIV, pur dichiarando di aver avuto un comportamento a rischio.

Rimangono costanti le richieste di consulenza legale con riferimento a stigma, discriminazione sul posto di lavoro, violazione della privacy, accesso alle cure. Per questo, l’ISS, in occasione del trentennale del Telefono Verde AIDS e IST, ha realizzato un opuscolo informativo, La bussola, sui diritti esigibili dalle persone sieropositive, che sarà scaricabile gratuitamente dal sito dell’ISS.

Entrando più nel dettaglio dell’analisi delle telefonate, queste vengono effettuate in maggioranza da uomini (75,4%); da persone che dichiarano di aver avuto rapporti eterosessuali (56,8%); da giovani appartenenti alla fascia di età compresa tra i 25 e i 39 anni (57%). In diminuzione sia le donne, scese dal 33% nel decennio 1987-1997 al 13,9% nel decennio 2007-2017, sia i giovani che sono passati dal 23,3% nel decennio 1987-1997 all’11,9% nel decennio 2007-2017. Le prime perché probabilmente hanno un accesso facilitato ai servizi di prevenzione territoriali per la salute della donna, i secondi perché sembrano prediligere altri canali informativi, quali Internet. In generale i quesiti hanno riguardato soprattutto le modalità di trasmissione dell’HIV (25,8%) e le informazioni relative ai test (22,1%).

Il Servizio, gratuito e anonimo per il cittadino, consente di dare risposte (sia in italiano, sia in inglese) ai bisogni informativi della persona-utente, di inviarla laddove necessario ai Servizi di prevenzione, diagnosi, cura e assistenza presenti sul territorio, disponendo di un archivio informatizzato di oltre 2.000 strutture (centri di diagnosi e cura delle malattie infettive, consultori, centri per le infezioni a trasmissione sessuale, associazioni di volontariato, ONG). Questo grazie alla presenza, dal lunedì al venerdì, dalle ore 13.00 alle ore 18.00, degli esperti del Telefono Verde AIDS e IST 800 861061.

Comunicato Stampa
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Statement from FDA Commissioner Scott Gottlieb, M.D., on the Funding Awards to States for FDA Food Safety Modernization Act (FSMA) Produce Safety Implementation

Food and Drug Administration - Me, 19/07/2017 - 15:46
More than 3,000 Americans are estimated to die each year from foodborne illnesses and many more are hospitalized and sickened. Yet most of these illnesses and deaths are preventable. While the U.S. has one of the safest food supplies in the world, Congress entrusted the FDA with new authorities and resources – as part of the FDA Food Safety Modernization Act (FSMA) – to update and strengthen the FDA’s risk-based approach to the oversight of food safety.
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FDA approves Vosevi for Hepatitis C

Food and Drug Administration - Ma, 18/07/2017 - 20:23
The U.S. Food and Drug Administration today approved Vosevi to treat adults with chronic hepatitis C virus (HCV) genotypes 1-6 without cirrhosis (liver disease) or with mild cirrhosis.
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FDA approves new treatment to reduce the risk of breast cancer returning

Food and Drug Administration - Lu, 17/07/2017 - 22:42
The U.S. Food and Drug Administration today approved Nerlynx (neratinib) for the extended adjuvant treatment of early-stage, HER2-positive breast cancer. For patients with this type of cancer, Nerlynx is the first extended adjuvant therapy, a form of therapy that is taken after an initial treatment to further lower the risk of the cancer coming back. Nerlynx is indicated for adult patients who have been previously treated with a regimen that includes the drug trastuzumab.
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Comunicati stampa - CS N°27/2017 Il Presidente della Repubblica inaugura all’Istituto Superiore di Sanità, il primo Museo di sanità pubblica italiano

Istituto Superiore di Sanità - Do, 16/07/2017 - 15:29
ISS, 21 aprile 2017

Ricciardi, tecnologie digitali e percorsi altamente interattivi per favorire la crescita della cultura scientifica nel paese

Il nuovo Museo di Sanità Pubblica dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) è stato inaugurato oggi dal Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella alla presenza del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e del Ministro dei Beni culturali Dario Franceschini , a conclusione delle celebrazioni dell’ottantatreesimo anno dall’istituzione di quello che è il più antico e il più grande Istituto di sanità pubblica in Europa.

Il Museo dell’ISS, aperto al pubblico, ha sede presso la storica sala del Giardino d’inverno dell’Istituto Superiore di Sanità. Sarà oggetto di visite guidate previa prenotazione anche da parte delle scuole che potranno così sfruttare la capacità di coinvolgimento delle più moderne tecnologie utilizzate per favorire il rapido apprendimento dei contenuti delle quattro sezioni del Museo.

Le due coppie di Premi Nobel, Rita Levi Montalcini e Enrico Fermi e poi Ernst Boris Chain e Daniel Bovet, daranno il benvenuto ai visitatori nel Museo dell’ISS. I loro avatar accoglieranno infatti gli ospiti e, dialogando fra loro, li introdurranno ai temi della scienza, alle atmosfere di quegli anni, ma anche alle implicazioni etico-sociali del progresso scientifico e tecnologico.

È un Museo altamente interattivo ed esperienziale, che sfrutta le più recenti tecnologie digitali per spiegare con linguaggio comprensibile a tutti il valore della ricerca scientifica e dei suoi frutti. Progettato e realizzato in collaborazione con Palazzo della Salute secondo i principi che hanno ispirato nel 2015 la realizzazione del MUSME (Museo della Storia della Medicina di Padova), dove la storia delle scienze mediche si sposa con le più avanzate tecnologie multimediali, il Museo dell’ISS nasce per stimolare la partecipazione attiva dei cittadini nell’acquisizione delle conoscenze scientifiche.

Abbiamo voluto questo Museo per farne un polo di diffusione della cultura scientifica - spiega Walter Ricciardi, Presidente dell’ISS - perché la sua crescita è strettamente connessa alla tutela della salute pubblica. Abbiamo immaginato la custodia della tradizione e della storia come rivolta al futuro, offrendo ai cittadini uno strumento in più per acquisire conoscenze e, alla fine di ogni sezione, mettersi alla prova attraverso un test interattivo.

Sarà un museo aperto a tutti i cittadini e con un’attenzione particolare alle scuole: insegnanti e allievi entreranno nel mondo scientifico attraverso modalità multisensoriali che impegnano l’apparato uditivo e visivo. I visitatori potranno osservare, per esempio, il video storico nel quale si mostra la lotta contro la malaria, i modelli di insetti e zanzare in una teca e verrà riprodotta, azionando una macchina a vapore, l’erogazione del DDT, mentre sarà possibile ascoltare il ronzio delle zanzare. Nel viaggio al Museo tra passato e futuro, sarà possibile, inoltre, ammirare e sfogliare elettronicamente il Fondo rari e di pregio dell’ISS, costituito da oltre mille esemplari di libri antichi a stampa pubblicati fra il 1504 e il 1830 in cui si distinguono tre manoscritti, 104 cinquecentine, 162 seicentine, 814 settecentine, 73 volumi dell’Ottocento. Della collezione fa parte anche la serie di 17 disegni anatomici realizzati da Antonio Canova acquistati dall’Istituto nel 1943. L’89% dei libri è edito in lingua italiana e latina, il 10% in francese e 1% in altre lingue.

Il percorso è diviso in quattro sezioni: la prima è dedicata alla genesi dell’edificio dell’Istituto Superiore di Sanità; la seconda è stata costruita per parlare degli strumenti, dei laboratori, delle persone; la terza celebra il Fondo dei Libri Rari della biblioteca dell’ISS; la quarta, dedicata specificamente all’attività di divulgazione, è dedicata a tematiche attuali e a progetti scientifici.L’ultima sezione è invece riservata a progetti divulgativi - spiega Ricciardi - dove useremo modalità innovative per parlare di scienza. Da qui partiranno, per esempio, mostre itineranti nel Paese dedicate ai temi più importanti ed attuali di sanità pubblica e ai progressi della medicina. Mai come oggi, infatti, cittadini consapevoli possono contribuire attraverso i propri comportamenti a tutelare la salute pubblica e i successi ottenuti grazie ai frutti della ricerca. Vogliamo assolutamente risalire la classifica dei paesi con maggiori competenze diffuse in tema di salute, in cui oggi l’Italia occupa il penultimo posto. Il Museo dell’ISS e le iniziative culturali collegate sono il nostro concreto contributo.


Sarà possibile visitare il Museo dell’ISS solamente su prenotazione scrivendo a: museo@iss.it
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Statement from FDA Commissioner Scott Gottlieb, M.D., on National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine report on pain management and prescription opioid abuse

Food and Drug Administration - Gi, 13/07/2017 - 19:24
In March 2016, the FDA asked the National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine (NASEM) to outline the state of the science regarding prescription opioid abuse and misuse, as well as the evolving role that opioids play in pain management. We greatly appreciate all the work done by NASEM over the past year to produce the comprehensive report released today, which includes recommendations for the FDA and others on this important issue.
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Statement from Alberto Gutierrez, Ph.D., Director, Office of In Vitro Diagnostics and Radiological Health, FDA’s Center for Devices and Radiological Health on the status of FDA’s investigation into inaccurate results from certain lead tests

Food and Drug Administration - Gi, 13/07/2017 - 16:30
On May 17, the U.S. Food and Drug Administration warned Americans that Magellan Diagnostics’ LeadCare test systems performed on blood drawn from the vein (venous) may provide inaccurate results.
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Comunicati stampa - CS N°33/2017 Sangue ‘benzina’ del SSN, nel 2016 una donazione ogni 10 secondi Cure per quasi 660mila persone, c’è autosufficienza ma donatori invecchiano

Istituto Superiore di Sanità - Gi, 13/07/2017 - 13:43
ISS, 14 giugno 2017

In Italia nel 2016 una donazione di sangue ogni 10 secondi ha permesso di fornire a quasi 660mila persone le trasfusioni salvavita di cui avevano bisogno, oltre che a garantire a pazienti affetti da diverse malattie i farmaci plasmaderivati di cui avevano bisogno. I numeri del sistema italiano sono stati forniti dal Centro Nazionale Sangue in occasione del World Blood Donor Day, che l’OMS celebra il 14 giugno. In Italia le associazioni dei donatori hanno festeggiato con un evento nella sede del Ministero della Salute alla presenza del ministro.

Oltre 3 milioni di donazioni nel 2016, ma donatori invecchiano

Lo scorso anno il sistema ha registrato oltre 3 milioni di donazioni di sangue e plasma (esattamente 3.036.634), mentre i donatori sono stati un milione e 688mila, una cifra in calo di 40mila unità rispetto all’anno precedente e che è anche la più bassa dal 2011. Nel dettaglio i donatori abituali sono stati 1.370.556 (81,2%), mentre quelli nuovi 317.071 (18,8%), mentre a livello di genere si registra una netta prevalenza per i maschi, che sono il 70%. Circa il 27% del totale rientra nella fascia di età 36-45 anni, il 28% in quella 46-55, il 13% in quella 18-25 e 56-65 mentre il 18% è tra 26 e 35 anni. L’andamento degli ultimi anni vede un progressivo invecchiamento dei donatori (vedi grafico 1), con un calo nelle fasce più giovani e un aumento in quelle più in là con l’età. Il Friuli Venezia Giulia è la regione con più donatori ogni mille abitanti, mentre la Calabria è quella che ne ha meno.

Nel 2016 trasfusioni in aumento del 3,7%

Sono stati quasi 660mila (659486) i pazienti trasfusi nel 2016, in aumento del 3,7% rispetto all’anno precedente, pari a 10,9 persone ogni mille abitanti. In totale sono state trasfuse quasi 3 milioni di unità di emocomponenti (oltre 8mila al giorno), mentre più di 800mila chili di plasma sono stati inviati alle aziende per il frazionamento. In generale gli obiettivi di autosufficienza nazionale per il 2016 sono stati mantenuti per quanto riguarda il sangue, sottolinea Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del CNS, grazie al meccanismo di compensazione che prevede che regioni che raccolgono più sangue del fabbisogno lo cedano a chi è in crisi. A contribuire maggiormente sono state nel 2016 Piemonte (32%), Veneto (16%), Friuli-Venezia Giulia (13%), Lombardia (12%), Provincia autonoma (PA) di Trento (8%), Emilia-Romagna (4%), Campania, Valle d’Aosta e PA di Bolzano (circa 2% ognuna).

Il sistema è sostanzialmente in equilibrio, ma in alcune regioni periodicamente è necessario ricorrere alla compensazione - sottolinea Liumbruno -. La Sardegna ad esempio ha un’ottima raccolta, ma non è autosufficiente perché ha molti pazienti talassemici, che necessitano di molto sangue per le terapie. E’ importante che tutte le Regioni cerchino di contribuire il più possibile al sistema di compensazione nazionale e che incrementino la raccolta Per questo si fa appello alla sensibilità delle Regioni affinché consentano alle strutture trasfusionali una maggiore flessibilità nei giorni e negli orari di apertura in modo da venire maggiormente incontro alle esigenze dei donatori.

Le iniziative del CNS

In occasione dell’evento al Ministero della Salute il CNS ha presentato due iniziative. Collegandosi al link è disponibile la prima mappa italiana di tutti i punti dove donare, con la possibilità di fare una ricerca basata sulla propria posizione per scoprire il luogo più vicino. Per incrementare le donazioni di plasma partirà inoltre l’iniziativa Plasma Italia, con una landing page disponibile sul sito www.centronazionalesangue.it per spiegare l’importanza e le modalità di questo tipo di donazione.
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