Istituzioni

Primo Piano - Influenza stagionale: i dati della sorveglianza virologica

Istituto Superiore di Sanità - Ve, 19/01/2018 - 21:20
ISS 18 gennaio 2018

Il bollettino settimanale FluNews, il rapporto che integra i risultati di differenti sistemi di sorveglianza dell’influenza si arricchisce di una nuova fonte. A quelle già presenti (casi gravi, Sismg, InfluWeb e InfluNet-Epi) si aggiunge ora anche InfluNet-Vir, il sistema di sorveglianza virologico dell’influenza in Italia. Dai dati emerge nel complesso, una dominanza dei ceppi di tipo B, mentre nell’ambito dei virus A prevalgono i ceppi H1N1pdm09.

Consulta la pagina dedicata a FluNews.

Per saperne di più consulta Epicentro, Flunews, aggiornamenti
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Primo Piano - NOTA STAMPA ISS - Vaccinazione antinfluenzale non è in cantiere alcun nuovo piano vaccinale

Istituto Superiore di Sanità - Ve, 19/01/2018 - 21:20
ISS, 5 gennaio 2018

Rispetto a quanto scritto sulla Stampa si precisa che non esiste nessun Piano del governo per l’offerta gratuita della vaccinazione antinfluenzale ai bambini sani in Italia.

Da anni l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ed il Centro per il controllo delle malattie europeo (ECDC) hanno introdotto la raccomandazione per la vaccinazione sia per motivi epidemiologici (protezione della comunità) che economici (complicanze, uso improprio di antibiotici e ingolfamento dei pronto Soccorso), oltre che nelle categorie di rischio, anche dei bambini sani tra i 6 - 59 mesi e che pertanto il Ministero della Salute insieme all’Istituto Superiore di Sanità e alle Regioni sta esplorando l’opportunità, ma al momento attuale non esiste nessun Piano.

Inoltre, si sottolinea, che la vaccinazione antinfluenzale è già offerta gratuitamente e raccomandata a tutti i bambini dai 6 mesi di età che presentano una condizione di rischio.
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Comunicati stampa - CS N°1/2018 Decesso bimba Capena, la lunga copertura antibiotica ha reso inutilizzabili i campioni per l’identificazione dei batteri responsabili della morte per gravissima insufficienza multiorganica

Istituto Superiore di Sanità - Ve, 19/01/2018 - 21:20
ISS, 4 gennaio 2018

Relativamente al decesso della bimba di Capena di tre anni avvenuta la mattina del 25 dicembre scorso, le analisi effettuate dall’Istituto Superiore di Sanità e i risultati dell’autopsia eseguita presso il Policlinico Universitario A. Gemelli, dove la piccola era stata ricoverata in condizioni critiche nella Terapia Intensiva Pediatrica al mattino del 24 dicembre, confermano che la morte è compatibile con una gravissima insufficienza multiorganica associata a possibile coinfezione batterica e virale. Tuttavia non è stato possibile, neanche dopo numerosi e differenti tentativi, identificare il batterio responsabile della sepsi diffusa, che ha contribuito a determinare la morte della bambina: questo risultato riflette la concomitante necessitata somministrazione di antibiotici.

La profilassi, somministrata a scopo cautelativo, ha garantito la sicurezza della comunità.
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Primo Piano - Artroprotesi: in 15 anni l’intervento alla spalla è aumentato di 5 volte, raddoppiato quello al ginocchio

Istituto Superiore di Sanità - Ve, 19/01/2018 - 21:20
In aumento tutti gli interventi soprattutto per le donne tra i 65 e i 74 anni. Ecco i dati del registro dell’ISS

ISS 21 dicembre 2017

E’ in costante aumento in Italia il numero di impianti di protesi ortopediche. Più che raddoppiato in 15 anni il numero di interventi sul ginocchio e quintuplicato il numero di quelli sulla spalla. L’anca resta ancora l’articolazione più operata (56,3%) seguita da ginocchio (38,6%), spalla (3,9%), caviglia (0,3%) e altre articolazioni (0,9%). Un volume di interventi importante: 181.738 nel 2015 con un impatto sul Fondo sanitario, per il solo intervento chirurgico, stimabile intorno al 1,5%. Nel nostro Paese sono 764 le strutture che effettuano interventi primari di sostituzione totale di anca, 754 quelle attive per gli interventi primari sul ginocchio. L’artrosi la diagnosi più frequente: ne soffre il 63% dei pazienti operati all’anca e il 95% di quelli operati al ginocchio; nel 30% dei casi si impianta una protesi di anca per trattare una frattura del collo del femore. Le infezioni hanno riguardato il 7,7% degli interventi di revisione di anca e il 27,1% di quelli di ginocchio. Negli interventi di elezione è prevalente l’utilizzo di protesi di ginocchio cementate (61,4%) e di protesi di anca non cementate (82,7%); in queste ultime prevale l’utilizzo delle teste in ceramica accoppiate con inserti in polietilene. Questi i risultati scaturiti dal Quarto Report del RIAP dal titolo Potenziare la qualità dei dati per migliorare la sicurezza dei pazienti, in seguito alle analisi svolte sui dati nazionali delle Schede di Dimissione Ospedaliera (SDO) dell’anno 2015 (anca, ginocchio e spalla e, per la prima volta, caviglia) e sui dati raccolti dal RIAP nelle 11 regioni e nelle due provincie autonome partecipanti nel 2016, circa 60.000 interventi di anca e di ginocchio che rappresentano il 34% del volume nazionale.

L’esperienza RIAP ha mostrato chiaramente che il traguardo della copertura nazionale potrà essere raggiunto solo con l’adozione di provvedimenti che sanciscano l’obbligatorietà della registrazione. La pubblicazione del DPCM 3/3/2017 sui Registri è un grande passo avanti in questa direzione e l’obiettivo di arrivare a raccogliere i dati sull’intero territorio nazionale è più vicino. Ben 27 dei 31 sistemi di sorveglianza e tre dei 15 registri nazionali individuati dal DPCM, tra i quali il Registro delle protesi impiantabili che ricomprende anche il Registro Italiano ArtroProtesi, sono istituiti presso l’Istituto Superiore di Sanità - dice Walter Ricciardi, Presidente dell’ISS - un traguardo che rappresenta un passaggio epocale per le responsabilità che ci vengono affidate per garantire al Paese un sistema informativo sanitario adeguato, stabile e di qualità. Il provvedimento rafforza il ruolo del nostro Istituto per la sanità pubblica, sia nazionale che internazionale, e costituisce contemporaneamente il coronamento del lavoro di molti anni, oltre che un essenziale punto di partenza per la stesura dei Regolamenti necessari a rendere operativa la volontà del legislatore. E sono proprio implementare un sistema di monitoraggio che copra tutto il territorio italiano, sostenere l'offerta delle migliori cure per i pazienti e tutelare la loro sicurezza gli obiettivi del Registro Italiano ArtroProtesi (RIAP) che, avviato 10 anni fa su mandato del Ministero della Salute, rappresenta oggi una estesa rete di stakeholder che collaborano per creare una raccolta dati nazionale efficiente e di qualità. Anche quest’anno abbiamo voluto insistere sulla necessità di rendere disponibili dati di qualità - dice Marina Torre responsabile del RIAP - . L’obiettivo del Registro è tutelare la sicurezza dei pazienti e per raggiungerlo non possiamo quindi prescindere dall’avviare un percorso che analizzi la qualità dei dati raccolti.

Dal Report, distribuito in occasione della X Conferenza Nazionale dei Dispositivi Medici, risulta inoltre che il 46% delle strutture (quindi quasi la metà) che operano l’anca e il 53% di quelle che operano il ginocchio effettuano meno di 50 interventi di artroprotesi l’anno, un numero al di sotto del quale è più probabile che si verifichino delle complicanze dopo l’operazione. Un altro dato interessante riguarda il genere: le donne si operano di più degli uomini, sia di anca che di ginocchio che di spalla, ma mediamente in età più avanzata anche se, per entrambi i sessi, il picco si ha nella fascia 65-74. Il contrario accade per la caviglia, per la quale il numero maggiore di interventi è effettuato sugli uomini e l’età è più bassa per entrambi i sessi: meno di 45 gli uomini, 55-64 le donne. Confermato il dato dell’anno precedente sulla mobilità interregionale per gli interventi di anca, ginocchio e spalla: un fenomeno che interessa tutte le regioni e che mostra valori maggiori degli indici di attrazione al Nord e di quelli di fuga al Sud a conferma della propensione degli italiani ad essere operati in regioni diverse da quella di residenza secondo una direttrice dal Sud al Nord. Per la caviglia, invece, la casistica è numericamente contenuta e gli interventi sono prevalentemente effettuati in tre regioni: Lombardia, Emilia-Romagna, e Veneto.
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Comunicati stampa - CS N°57/2017. Centro Nazionale Sangue, nessun evidenza uso plasmaferesi per rimozione Pfas Eventualità non inclusa nelle più recenti linee guida

Istituto Superiore di Sanità - Ve, 19/01/2018 - 21:20
ISS, 13 dicembre 2017

Non ci sono consolidate evidenze scientifiche sull’uso della plasmaferesi per la rimozione dei Pfas dal sangue. Lo precisa il Centro Nazionale Sangue - Istituto Superiore di Sanità in merito all’interrogazione parlamentare sull’uso di questa tecnica in Veneto.

“Si premette che la plasmaferesi terapeutica è uno strumento non selettivo di rimozione dal plasma di diverse sostanze - precisa il CNS. Recenti linee guida (American Society for Apheresis, 2016) sull’impiego dell’aferesi terapeutica nella pratica clinica non includono specificamente la rimozione dei suddetti contaminanti, o simili, tra le indicazioni basate su (consolidate) evidenze scientifiche. Inoltre la sopra citata linea guida attribuisce un livello debole di raccomandazione all’impiego della plasmaferesi terapeutica per il trattamento degli avvelenamenti o per la rimozione delle sostanze tossiche dal plasma.

L’uso della tecnica, che si ricorda è invasiva, è quindi da considerarsi sperimentale e al momento non è supportata da adeguate evidenze scientifiche”.
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Comunicati stampa - CS N°58/2017 SCIENZA SENZA FRONTIERE, I GIOVANI MIGRANTI INCONTRANO I RICERCATORI NEL MUSEO DELL’ISS

Istituto Superiore di Sanità - Ve, 19/01/2018 - 21:20
ISS, 19 dicembre 2017

Una lezione sulle radici comuni della cultura scientifica aprirà la cerimonia inaugurale del ciclo di incontri sulla prevenzione e la tutela della salute

Porte aperte al Museo dell’Iss ai giovani migranti per conoscersi e imparare a custodire la propria salute. I giovani saranno accolti dal Presidente Walter Ricciardi giovedì 21 dicembre al Museo dell’ISS dove il giornalista Pietro Greco parlerà delle radici ellenistiche e arabe della cultura scientifica. I ragazzi saranno poi guidati verso l’esplorazione dei contenuti del museo per mostrare loro il percorso compiuto per la tutela della salute pubblica e di alcuni pezzi di storia della ricerca scientifica italiana ed europea.

Prevenzione dei rischi alimentari, diritto alla salute, vaccinazioni e prevenzione delle malattie trasmissibili, l’uso delle droghe e l’abuso dell’alcol, sono alcuni dei temi che i ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità affronteranno con i giovani migranti su richiesta dei Centri di Accoglienza Straordinari (CAS) Codirossoni, Casilina 1 e Casilina 2. Gli incontri con i ricercatori dell’ISS hanno lo scopo di favorire un dialogo con i giovani migranti finalizzato all’acquisizione di elementi conoscitivi utili per la tutela della propria salute e di quella dell’intera collettività.

Per circa due mesi, a partire da metà gennaio, gli ospiti del Centro incontreranno oltre venti esperti che affronteranno con loro dieci temi di salute e sanità e discuteranno con loro di stili di vita salutari e prevenzione. Il ciclo di incontri, di cui alleghiamo il programma, che inizierà il dieci gennaio è stato organizzato con gli insegnanti di italiano dei centri di accoglienza e, grazie ad alcuni glossari preparati dai ricercatori sui temi che affronteranno, diventeranno oggetto di esercitazione linguistica e, contemporaneamente, di empowerment sui temi della salute. Con i giovani sarà inoltre realizzato un laboratorio didattico la cui attività guidata proseguirà nella loro aula scolastica con la produzione autonoma di poster sugli argomenti trattati, in modo da poter organizzare creativamente le conoscenze acquisite e trasmetterle agli ospiti di quella e di altre comunità.
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Comunicati stampa - CS CONGIUNTO n° 58a/2017 CNS – SIMTI - CIVIS: Pfas, improprio paragonare plasmaferesi per donazione e per terapia

Istituto Superiore di Sanità - Ve, 19/01/2018 - 21:20
Uso tecnica per rimozione inquinanti chimici non ha solide basi scientifiche

ISS 18 dicembre 2017

La donazione di plasma attraverso procedure aferetiche (plasmaferesi produttiva) è assolutamente sicura e non invasiva. Paragonare la plasmaferesi con finalità terapeutica, utilizzata in regione Veneto per la rimozione dal sangue di sostanze perfluoroalchiliche (Pfas e Pfoa), a quella che si impiega ogni giorno, in centinaia di donatori per le donazioni di plasma, è decisamente fuori luogo e rischia di generare equivoci. La donazione di plasma è, infatti, assolutamente sicura, non invasiva e fondamentale per la salute di migliaia di pazienti. Lo sottolineano in una nota congiunta il Centro Nazionale Sangue, la Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia (Simti) e il Civis, il Comitato Interassociativo del Volontariato Italiano del Sangue (AVIS, CRI, FIDAS e FRATRES), ribadendo che non ci sono solide evidenze scientifiche a supporto della modalità scelta dai sanitari veneti.

Non appare corretto paragonare procedure con profili di invasività e anche di sicurezza assai difficilmente correlabili - sottolinea Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del CNS -. Plasmaferesi terapeutica e donazione di plasma mediante aferesi hanno finalità e modalità tecniche di esecuzione totalmente diverse e quindi non sono raffrontabili.
La plasmaferesi utilizzata per la donazione di plasma è una procedura definita dal DM Salute del 2 novembre 2015, sulla base di robuste evidenze scientifiche che garantiscono la sicurezza del donatore. Tale decreto recepisce anche le raccomandazioni fornite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e da altri Organismi Istituzionali europei ed internazionali. Il provvedimento definisce i requisiti fisici per l'accettazione del donatore di sangue intero e di emocomponenti mediante aferesi, gli intervalli di donazione per l'accettazione del candidato donatore di sangue intero e di emocomponenti mediante aferesi nonché le modalità per la raccolta degli stessi e i volumi di plasma e di emocomponenti che possono essere donati.

Nel caso delle procedure di plasmaferesi terapeutica utilizzate in regione Veneto la finalità è quella di separare la componente liquida del sangue (il plasma) dalla componente cellulare rimuovendo così sostanze presenti nel plasma stesso, che viene sostituito da liquidi che servono per mantenere, a un livello normale, il volume totale del sangue circolante (volemia). Voler identificare come analoghe queste due procedure molto diverse - afferma il portavoce pro tempore CIVIS Sergio Ballestracci - rischia di mettere in dubbio la sicurezza della donazione volontaria e responsabile del plasma, associandola a tecniche terapeutiche e invasive.
I protocolli di trattamento aferetico variano a seconda delle indicazioni e possono prevedere diverse sedute a seconda delle condizioni del paziente e della risposta alla terapia. A tal riguardo, le più recenti linee guida sull’impiego dell’aferesi terapeutica nella pratica clinica (Schwartz J, et al. Guidelines on the Use of Therapeutic Apheresis in Clinical Practice-Evidence-Based Approach from the Writing Committee of the American Society for Apheresis: The Seventh Special Issue. J Clin Apher. 2016 Jun;31(3):149-62) riportano un totale di 179 potenziali indicazioni cliniche delle procedure di aferesi terapeutica con differenti gradi di evidenza scientifica e forza di raccomandazione e non includono specificamente la rimozione dei suddetti contaminanti tra le indicazioni all’uso della plasmaferesi terapeutica basate su consolidate evidenze scientifiche.

In particolare - spiega il presidente SIMTI Pierluigi Berti - all’utilizzo di protocolli su procedure di scambio plasmatico terapeutico, in caso di avvelenamento da sostanze chimiche o da farmaci che si legano a proteine plasmatiche, è attribuito un livello di evidenza molto basso. É il caso di sottolineare, inoltre, come la procedura di scambio plasmatico terapeutico sia una procedura non esente da potenziali effetti collaterali, soprattutto se paragonata alla donazione mediante aferesi produttiva, anche in considerazione del diverso volume di plasma raccolto, che può raggiungere o superare l’intero volume di plasma del paziente ed è di almeno 4-5 volte superiore al volume di plasma donato dai donatori in una singola procedura di donazione.

ALCUNE CIFRE SULLA DONAZIONE DI PLASMA

Il plasma è una risorsa strategica per il Servizio Sanitario Nazionale - aggiunge Liumbruno - perché i farmaci plasmaderivati esercitano un ruolo chiave, e talora non sostituibile, nel trattamento di molte condizioni cliniche acute e croniche. Nel 2016 le Regioni e Province Autonome italiane hanno conferito al frazionamento industriale oltre 800 mila chilogrammi di plasma raccolto dalla Rete Trasfusionale nazionale per la produzione di medicinali plasmaderivati. Il Centro Nazionale Sangue, le Associazioni e Federazioni dei Donatori e le Società scientifiche interessate sono impegnate per aumentare la consapevolezza dei cittadini sull'importanza di questa donazione in considerazione del fatto che, secondo il Piano Nazionale Plasma, in cinque anni la raccolta dovrà aumentare dell’11% per garantire l'autosufficienza nazionale. In Italia, il grado di sicurezza della raccolta di emocomponenti, ivi compresa la raccolta selettiva di plasma (plasmaferesi produttiva) ha raggiunto, da molti anni, livelli estremamente elevati, come ampiamente dimostrato dal sistema di sorveglianza nazionale coordinato dal Centro Nazionale Sangue.

Il direttore del CNS Giancarlo Maria Liumbruno
Il presidente SIMTI Pierluigi Berti
Il portavoce CIVIS Sergio Ballestracci
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Primo Piano - Comunicare al paziente la diagnosi di SLA: ecco il manuale dell’ISS per gli operatori

Istituto Superiore di Sanità - Ve, 19/01/2018 - 21:20
ISS 18 dicembre 2017

Comunicare al paziente la diagnosi di Sclerosi Laterale Amiotrofica, informare i familiari sulla malattia e sul percorso terapeutico, tenere conto nel linguaggio, delle emozioni, dei tempi, della cultura e del desiderio di sapere della persona con SLA, stabilire una relazione di fiducia col paziente e i familiari. Con questi obiettivi l’Istituto Superiore di Sanità ha redatto il Manuale di valutazione della comunicazione in ambito di assistenza alle persone con Sclerosi Laterale Amiotrofica realizzato dal Gruppo CARE (Comunicazione, Accoglienza, Rispetto empatia) SLA e dal Dipartimento Neuroscienze dell’ISS.
Il Manuale è il frutto di un lungo lavoro di un gruppo multidisciplinare e si pone l’obiettivo di migliorare la qualità delle relazioni tra gli operatori professionali e chi si prende cura delle persone con SLA, familiari e caregiver, durante l’intero corso della malattia in particolare nei momenti della comunicazione della diagnosi e prognosi, delle scelte di fine vita e dell’elaborazione del lutto con i familiari. La SLA è una patologia lunga e dolorosa e richiede abilità comunicative e competenze relazionali durante tutto l’arco della malattia. Per le sue caratteristiche, l’assistenza alle persone con SLA passa per un approccio centrato sul “prendersi cura” della persona malata e dei suoi bisogni e diritti, compresi quelli dei familiari e delle persone che le stanno a fianco. La progressiva perdita dell’autonomia, infatti, rende necessario programmare interventi di supporto, anche con l’impiego di tecnologie avanzate, che permettano alla persona con SLA non solo di muoversi (ausili per la mobilità) e di poter comunicare sentimenti e bisogni (comunicazione aumentativa alternativa), ma anche di garantire funzioni vitali quali la respirazione e la deglutizione.
La persona con SLA nel suo percorso di malattia è pertanto chiamata continuamente a fare scelte terapeutiche che necessitano di una consapevolezza che solo una comunicazione adeguata, veritiera, completa e personalizzata può facilitare. Per stabilire una buona comunicazione e relazione tra paziente e personale sanitario è importante porre al centro il sistema di valori del paziente e non soltanto il suo stato fisico: anche se una persona non è più autosufficiente, conserva la sua storia, i suoi sentimenti, le sue preferenze. La lettura del testo, svolta in équipe, intende stimolare l’autovalutazione e la maggiore consapevolezza dei punti di forza e debolezza della comunicazione, favorendo momenti di scambio e confronto proprio a partire dalle diversità di opinioni e dalle diverse competenze professionali. Il Manuale vuole aiutare l’operatore sanitario e socio-sanitario ad aumentare la possibilità di comunicare in modo efficace, ma anche di creare alleanze terapeutiche utili a modificare o consolidare comportamenti di salute.
I principali temi analizzati riguardano i diversi aspetti della comunicazione al malato e ai familiari in tutte le fasi di malattia:
- diagnosi, prognosi e piano terapeutico;
- esami diagnostici ed esecuzione delle terapie;
- aspetti genetici;
- problematiche deglutitorie e respiratorie;
- comunicazione nell’uso degli ausili;
- comunicazione nella continuità assistenziale e lavoro di équipe;
- comunicazione nelle scelte di fine vita, consenso informato, cure palliative, lutto.
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Primo Piano - Tubercolosi: da studio ISS test per diagnosticare TBC direttamente dalle urine

Istituto Superiore di Sanità - Ve, 19/01/2018 - 21:20
Già prodotti prototipi di test simili a quelli di gravidanza che saranno disponibili rapidamente

ISS 14 dicembre 2017

Identificare e misurare i componenti del batterio responsabile della tubercolosi direttamente dalle urine dei pazienti malati. E’ questo il risultato del lavoro Urine lipoarabinomannan (LAM) glycan in HIV negative patients with pulmonary tuberculosis correlates with disease severity pubblicato oggi sulla rivista Science Translational Medicine. Lo studio è frutto di una collaborazione internazionale fra l’Istituto Superiore di Sanità, la George Mason University e altre istituzioni in USA, Australia, Perù e UK.

Il lavoro dimostra che è possibile misurare nelle urine dei pazienti affetti da Tubercolosi (TBC) alcuni dei componenti strutturali o secretori del Mycobacterium tuberculosis (Mtb), il batterio responsabile della TBC, con elevata sensibilità e specificità grazie a delle innovative nanoparticelle. Un risultato che riduce i tempi di diagnosi, migliora la precisione, riduce l’invasività delle analisi.

Le condizioni ottimali per l’esecuzione del test sono già state messe a punto e, in particolare, è stato realizzato un prototipo di test rapido simile ad un test di gravidanza, che permette di determinare differenti biomarcatori di infezione tubercolare - dice Roberto Nisini Primo Ricercatore del Dipartimento Malattie Infettive (Immunologia) dell’ISS e tra i responsabili dello studio -. Si può quindi prevedere un rapido trasferimento della tecnologia alla pratica clinica che contribuisce a colmare un gap diagnostico e offre nuove prospettive nel controllo della TBC, particolarmente utile nei paesi in via di sviluppo in cui un test semplice, economico e non invasivo come quello proposto potrebbe contribuire alla limitazione della diffusione della TBC e al controllo dell’efficacia della terapia.

Gli attuali metodi diagnostici per lo screening della TBC (test di Mantoux o il test IGRA), infatti, sono basati sulla valutazione della risposta immunitaria del paziente e hanno delle limitazioni: l’impossibilità di discriminare le forme attive di TBC dalle infezioni tubercolari latenti, la scarsa efficacia in caso di immunodeficienze, la bassa specificità per il test Mantoux e l’alto costo per il test IGRA. D’altra parte, l’identificazione diretta del batterio è possibile solo nelle forme di TBC polmonare aperte bacillifere e la coltura del batterio, quando necessaria, richiede vari giorni prima della risposta. I test molecolari possono ridurre i tempi diagnostici nelle forme di TBC con espettorato positivo, ma possono essere eseguiti solo dopo interventi invasivi nelle forme di TBC diverse dalla polmonare.

Il lavoro, al cui finanziamento ha contribuito fra gli altri il Ministero della Salute con un progetto di Ricerca Finalizzata e la Bill & Melinda Gates Foundation, si basa sull’utilizzo di nanoparticelle, sviluppate dalla Dr. Luchini nei laboratori della GMU, capaci di catturare con alta efficienza costituenti microbici con diverse strutture chimiche, fra cui i glicani e le proteine. Con l’utilizzo di queste nanoparticelle è stato possibile concentrare e proteggere dalla degradazione alcuni costituenti strutturali del Mtb, come il lipoarabinomannano, o secreti, come la proteina ESAT-6, che sono rilasciati nei liquidi biologici e (nelle urine in particolare) di tutti i soggetti con TBC, indipendentemente da un’eventuale co-infezione con HIV. I risultati dimostrano che la rilevazione di tali componenti è diagnostica per TBC e che esiste una correlazione tra la quantità di LAM misurata nelle urine e la severità della malattia.
La potenzialità di tali nanoparticelle di concentrare e conservare molecole nei liquidi biologici anche quando sono presenti in bassissime dosi - conclude Nisini - ci è apparsa estremamente utile per poter migliorare la diagnosi di alcune malattie infettive.
La possibilità di produrre nanoparticelle capaci di concentrare prodotti microbici o virali di diversa natura chimica, apre poi la strada per la possibile messa a punto di strumenti diagnostici innovativi anche per altre patologie infettive acute o croniche che siano più rapidi, economici e specifici di quelli attualmente a disposizione.
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Comunicati stampa - CS N°56/2017 -Tubercolosi: da studio ISS test per diagnosticare TBC direttamente dalle urine

Istituto Superiore di Sanità - Ve, 19/01/2018 - 21:20
Già prodotti prototipi di test simili a quelli di gravidanza che saranno disponibili rapidamente

ISS 14 dicembre 2017

Identificare e misurare i componenti del batterio responsabile della tubercolosi direttamente dalle urine dei pazienti malati. E’ questo il risultato del lavoro Urine lipoarabinomannan (LAM) glycan in HIV negative patients with pulmonary tuberculosis correlates with disease severity pubblicato oggi sulla rivista Science Translational Medicine. Lo studio è frutto di una collaborazione internazionale fra l’Istituto Superiore di Sanità, la George Mason University e altre istituzioni in USA, Australia, Perù e UK.

Il lavoro dimostra che è possibile misurare nelle urine dei pazienti affetti da Tubercolosi (TBC) alcuni dei componenti strutturali o secretori del Mycobacterium tuberculosis (Mtb), il batterio responsabile della TBC, con elevata sensibilità e specificità grazie a delle innovative nanoparticelle. Un risultato che riduce i tempi di diagnosi, migliora la precisione, riduce l’invasività delle analisi.

Le condizioni ottimali per l’esecuzione del test sono già state messe a punto e, in particolare, è stato realizzato un prototipo di test rapido simile ad un test di gravidanza, che permette di determinare differenti biomarcatori di infezione tubercolare - dice Roberto Nisini Primo Ricercatore del Dipartimento Malattie Infettive (Immunologia) dell’ISS e tra i responsabili dello studio -. Si può quindi prevedere un rapido trasferimento della tecnologia alla pratica clinica che contribuisce a colmare un gap diagnostico e offre nuove prospettive nel controllo della TBC, particolarmente utile nei paesi in via di sviluppo in cui un test semplice, economico e non invasivo come quello proposto potrebbe contribuire alla limitazione della diffusione della TBC e al controllo dell’efficacia della terapia.

Gli attuali metodi diagnostici per lo screening della TBC (test di Mantoux o il test IGRA), infatti, sono basati sulla valutazione della risposta immunitaria del paziente e hanno delle limitazioni: l’impossibilità di discriminare le forme attive di TBC dalle infezioni tubercolari latenti, la scarsa efficacia in caso di immunodeficienze, la bassa specificità per il test Mantoux e l’alto costo per il test IGRA. D’altra parte, l’identificazione diretta del batterio è possibile solo nelle forme di TBC polmonare aperte bacillifere e la coltura del batterio, quando necessaria, richiede vari giorni prima della risposta. I test molecolari possono ridurre i tempi diagnostici nelle forme di TBC con espettorato positivo, ma possono essere eseguiti solo dopo interventi invasivi nelle forme di TBC diverse dalla polmonare.

Il lavoro, al cui finanziamento ha contribuito fra gli altri il Ministero della Salute con un progetto di Ricerca Finalizzata e la Bill & Melinda Gates Foundation, si basa sull’utilizzo di nanoparticelle, sviluppate dalla Dr. Luchini nei laboratori della GMU, capaci di catturare con alta efficienza costituenti microbici con diverse strutture chimiche, fra cui i glicani e le proteine. Con l’utilizzo di queste nanoparticelle è stato possibile concentrare e proteggere dalla degradazione alcuni costituenti strutturali del Mtb, come il lipoarabinomannano, o secreti, come la proteina ESAT-6, che sono rilasciati nei liquidi biologici e (nelle urine in particolare) di tutti i soggetti con TBC, indipendentemente da un’eventuale co-infezione con HIV. I risultati dimostrano che la rilevazione di tali componenti è diagnostica per TBC e che esiste una correlazione tra la quantità di LAM misurata nelle urine e la severità della malattia.
La potenzialità di tali nanoparticelle di concentrare e conservare molecole nei liquidi biologici anche quando sono presenti in bassissime dosi - conclude Nisini - ci è apparsa estremamente utile per poter migliorare la diagnosi di alcune malattie infettive.
La possibilità di produrre nanoparticelle capaci di concentrare prodotti microbici o virali di diversa natura chimica, apre poi la strada per la possibile messa a punto di strumenti diagnostici innovativi anche per altre patologie infettive acute o croniche che siano più rapidi, economici e specifici di quelli attualmente a disposizione.
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Statement from FDA Commissioner Scott Gottlieb, M.D., on new policy steps for strengthening public warning and notification of recalls

Food and Drug Administration - Gi, 18/01/2018 - 21:16
FDA discusses new policy steps for strengthening public warning and notification of recalls
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Comunicati stampa - CS N°54/2017 - L’Istituto Superiore di Sanità in cento scatti firmati Oliviero Toscani

Istituto Superiore di Sanità - Me, 17/01/2018 - 20:13
Una serata all’Auditorium Parco della Musica per presentare il volume del celebre fotografo italiano

Roma, 4 dicembre 2017

Oliviero Toscani fotografa l’Istituto Superiore di Sanità. Un viaggio nei laboratori, nelle sale, negli uffici di uno dei più grandi istituti di sanità pubblica europei. L’obiettivo del grande fotografo ha fissato i volti per raccontare l’entusiasmo, la passione e l’atmosfera che animano più di duemila persone che lavorano con la missione principale di tutelare la salute dei cittadini.
Ne è nato un volume Il contributo italiano alla ricerca per la salute che contiene più di cento scatti del grande maestro italiano della fotografia che ha ritratto tutti, indipendentemente dal ruolo e dalle funzioni, per rappresentare lo spirito di squadra che anima tutte le componenti che partecipano, ognuna con la propria professionalità, al complesso lavoro che svolge l’ente pubblico italiano nell’ambito della ricerca e del controllo in sanità.
Le fotografie, alla presenza di Oliviero Toscani, saranno presentate stasera alle 18.00 alla sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, nel corso di una serata condotta da Tiberio Timperi con il contributo degli artisti Ennio Fantastichini, Mimmo Locasciulli, Elena Sofia Ricci.
Un omaggio che il Presidente dell’Istituto, Walter Ricciardi, ha voluto fare a tutti coloro che lavorano all’Istituto per sottolineare il presente ma anche per ricordare le sue radici, a cui è dedicato un capitolo del volume.
Le immagini scattate oggi sono anche la testimonianza di ciò che l’Istituto è stato ieri, di quello che hanno ereditato le persone che vi lavorano oggi - afferma Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità - Per parlare di tutto questo ci volevano immagini speciali con una grande forza evocativa. Serviva un grande maestro ed è per questo che ho chiesto a Oliviero Toscani se gli sarebbe piaciuto fare questo viaggio nel mondo della ricerca pubblica
Nel volume, in italiano e inglese, di cui anche il progetto grafico porta la firma dello Studio Toscani, tra i testi, quelli di Sergio Mattarella, Bill Gates e del premio Nobel Eric Chivian.
Il volume che ci ha consegnato è un immagine autentica e al contempo diversa delle persone che vi lavorano - continua Ricciardi - è riuscito a ritrarre con gli schemi e gli strumenti comunicativi della società contemporanea, in modo non convenzionale e senza retorica, ma con concreta efficacia, il senso dell’appartenenza che anima l’Istituto
Un invito che Toscani ha accolto con entusiasmo e che lo ha portato a vivere per diversi giorni negli spazi dell’Istituto e a incontrare le persone per poterne cogliere le espressioni più autentiche.
È stato un viaggio divertente quello che ho compiuto nei corridoi, nei laboratori e negli uffici dell’Istituto - dice Oliviero Toscani - Di queste persone ho ritratto la voglia di vivere, la curiosità, l’intensità degli sguardi, simili a quelli di un ragazzino che spera di trovare qualcosa nel gioco a cui sta giocando. In questo un ricercatore e un creativo si somigliano, nel coraggio di cercare strategie sempre nuove e di non arrendersi.
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Statement from FDA Commissioner Scott Gottlieb, M.D., in response to GAO report regarding FDA’s ongoing commitment to employing a least burdensome approach to device review

Food and Drug Administration - Ma, 16/01/2018 - 20:36
Statement from FDA Commissioner Scott Gottlieb, M.D., in response to GAO report regarding FDA’s ongoing commitment to employing a least burdensome approach to device review
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Statement from FDA Commissioner Scott Gottlieb, M.D. responding to report from GAO and updating on FDA’s ongoing efforts to increase access to complex generic drugs

Food and Drug Administration - Ma, 16/01/2018 - 20:20
GAO issued the report “Generic Drugs: FDA Should Make Public Its Plans to Issue and Revise Guidance on Nonbiological Complex Drugs,” which contains a single recommendation for the FDA -- that the agency publicly announce its plans to issue or revise guidance for these drug products. The FDA agrees and is actively working to accomplish this goal.
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FDA Commissioner Scott Gottlieb, M.D., updates on some ongoing shortages related to IV fluids

Food and Drug Administration - Ma, 16/01/2018 - 19:11
FDA updates on some ongoing shortages related to IV fluids
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FDA and DoD launch program to expedite availability of medical products for the emergency care of American military personnel

Food and Drug Administration - Ma, 16/01/2018 - 16:06
The U.S. Food and Drug Administration and the Department of Defense launch of a joint program to prioritize the efficient development of safe and effective medical products intended to save the lives of American military personnel.
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Statement from FDA Commissioner Scott Gottlieb, M.D., on FDA decision to seek additional time to reassess rule that would have changed longstanding practices for how the agency determined the ‛intended use’ of medical products

Food and Drug Administration - Ve, 12/01/2018 - 16:20
: FDA decision to seek additional time to reassess rule that would have changed longstanding practices for how the agency determined the ‛intended use’ of medical products
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FDA approves first treatment for breast cancer with a certain inherited genetic mutation

Food and Drug Administration - Ve, 12/01/2018 - 15:37
FDA approves first treatment for breast cancer with a certain inherited genetic mutation
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FDA warns Becton Dickinson & Company of significant violations of the law as part of ongoing investigation into lead testing issues

Food and Drug Administration - Gi, 11/01/2018 - 20:38
FDA warns Becton Dickinson & Company of significant violations of the law as part of ongoing investigation into lead testing issues
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