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FDA conducts major global operation to protect consumers from potentially dangerous prescription drugs sold online

The U.S. Food and Drug Administration, in partnership with international regulatory and law enforcement agencies, recently took action against more than 500 websites that illegally sell potentially dangerous, unapproved versions of prescription medicines, including opioids, antibiotics and injectable epinephrine products to American consumers.
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Comunicati stampa - CS N°41/2017 Bassa istruzione, stress e povertà danneggiano la salute del cuore

All’ISS la V Conferenza di Prevenzione Cardiovascolare durante la quale sarà presentata la nuova piattaforma “CuoreData” dedicata agli operatori: on line i dati personalizzati sui fattori di rischio

ISS, 21 Settembre 2017

Inferiore livello di scolarità e disagio sociale peggiorano la salute cardiovascolare, anche dopo la correzione dei fattori di rischio. Lo ribadiscono i dati dell’Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare ISS e ANMCO-HCF presentati alla V Conferenza di Prevenzione cardiovascolare che si tiene oggi e domani all’Istituto Superiore di Sanità. Il Report rileva, infatti, che anche in Italia queste differenze socio-economiche si ripercuotono sulla salute: gli ipertesi, i dislipidemici, gli obesi, i diabetici sono maggiormente concentrati nelle persone che presentano livello di scolarità più basso, così come certi stili di vita, quali l’inattività fisica e l’abitudine al fumo. Una tendenza iniziata 10 anni fa e che oggi si conferma in aumento.

Questi dati ci confermano la necessità di costruire un’azione tempestiva in termini di prevenzione primaria a partire dall’educazione a corretti stili di vita sin dalla scuola primaria - dice Walter Ricciardi, presidente dell’ISS - se questa tendenza si stabilizza o si conferma è infatti a rischio la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.

L'ipertensione arteriosa, per esempio, è ancora un fattore di rischio preoccupante perché colpisce più del 50% degli uomini e quasi il 40% delle donne, con una certa differenza nei due livelli socio-economici, più elevata nelle donne (+8%), meno negli uomini (+4%). Strettamente legato ai valori pressori il consumo di sale nella alimentazione che risulta più elevato nelle classi sociali più basse: circa il 6% in più in coloro che hanno livello di scolarità elementare rispetto al livello universitario e più elevato al Sud rispetto al Nord. La ipercolesterolemia riguarda oggi circa il 30% della popolazione adulta (35-74 anni), sono di più le persone che si trovano nel livello socio-economico più disagiato (38% degli uomini e 39% delle donne rispetto a coloro che hanno scolarità più elevata che si attestano rispettivamente al 35 e al 36%). Inoltre nelle donne con scolarità più bassa solo il 18% di quelle con dislipidemia è ben controllata con la terapia rispetto al 27% di coloro che hanno una scolarità più elevata. Stessa situazione anche per il diabete che è più frequente negli uomini con scolarità più bassa (14% contro il 10% in coloro che hanno raggiunto un livello di scolarità superiore). Nelle donne il fenomeno è ancora più evidente: 10% nelle donne con bassa scolarità e 5% (quindi la metà), in quelle con livello di istruzione più elevato; il 27% degli uomini con scolarità più bassa è obeso, mentre lo è il 22% in quelli con scolarità più elevata; nelle donne il 32% di coloro che sono a scolarità più bassa è in condizione di obesità mentre coloro che hanno un livello di scolarità elevata sono al 18%.

Come Fondazione Banca del Cuore riteniamo fondamentale l'organizzazione di azioni specifiche per una corretta strategia di prevenzione delle malattie cardiovascolari per la cittadinanza e ciò si esplica anche con una efficace comunicazione capillare - ha sottolineato Michele Gulizia, Presidente Fondazione per il tuo cuore - In particolare, quest’anno abbiamo privilegiato la sensibilizzazione dell’opinione pubblica con l'operazione “Truck Tour Banca del Cuore”, portando le nostre Cardiologie e i laboratori analisi direttamente a casa dei cittadini grazie a un jumbo truck attrezzato che abbiamo posizionato nelle piazze di 36 città d’Italia, svolgendo migliaia di screening cardiologici gratuiti.

Analizzando i dati di diversi Paesi, infatti, è stato dimostrato che i fattori socio economici e psicosociali influenzano il rischio di malattia cardiovascolare in modo indipendente e oltre a determinare un aumento del rischio di primo evento e peggiorare la prognosi, possono ostacolare l’aderenza alla terapia e vanificare gli sforzi per migliorare lo stile di vita e promuovere la salute e il benessere della popolazione e dei pazienti. Fra questi fattori possiamo elencare il livello socio-economico, l’isolamento sociale e la mancanza di supporto sociale, lo stress lavorativo e familiare, la depressione e l’ostilità.

E’ dimostrato anche che questi fattori non si presentano singolarmente - dice Simona Giampaoli direttore del Dipartimento malattie cardiovascolari dismetaboliche e dell’invecchiamento dell’ISS - ma tendono a riunirsi: abitudine al fumo, alimentazione inappropriata, inattività fisica si accompagnano spesso a depressione, povertà e basso livello di scolarità. La Conferenza di oggi è l’occasione per fare il punto sui dati relativi alle differenze di salute nei Paesi e valutare le differenze che si sono verificate nel tempo, individuare le caratteristiche che spiegano almeno in parte tali differenze, mostrare come gli esiti peggiori tendano a essere maggiormente presenti fra le persone più svantaggiate, in modo da trovare modalità più appropriate per cambiare questo stato di cose. E’ frutto dell’attività del Dipartimento dell’ISS diretto dalla dott.ssa Giampaoli anche la nuova piattaforma CuoreData (presentata oggi durante l’incontro) il sistema di interrogazione dati del Progetto Cuore, dedicata agli operatori, che mette a disposizione le statistiche relative allo stato di salute della popolazione italiana adulta e che permette di effettuare interrogazioni personalizzate per periodo, territorio, sesso, fasce di età e titolo di studio.

Si osservano, infatti, grandi differenze di esiti di salute non solo fra Paesi ricchi e poveri. All’interno di ciascun Paese, maggiori sono le disuguaglianze interne e maggiori le differenze di salute fra i cittadini più in alto nella scala sociale e coloro che sono più in basso.

Quando i fattori di rischio raggiungono una distribuzione così elevata l’azione sui singoli individui non è più sufficiente e deve essere accompagnata da azioni di comunità incisive che riguardino tutta la popolazione dalle età più giovani fino all’età avanzata. Sono sempre le misure preventive, accompagnate da trattamenti farmacologici quando necessari a livello individuale, in grado di contrastare i fattori di rischio e di promuovere comportamenti e stili di vita sani. Alimentazione varia e bilanciata (con pochi grassi saturi, colesterolo, sale e zuccheri, molta verdura e frutta, legumi, cereali e pesce), attività fisica (almeno 150 minuti a settimana), abolizione dell’abitudine al fumo e limitato consumo di alcool i quattro stili su cui incidere. Il Ministero della Salute nell’ambito del Programma Guadagnare Salute già da anni sta portando avanti queste politiche comunitarie attraverso accordi con industria alimentare per la riduzione del consumo di sale, per il miglioramento della alimentazione nella ristorazione, per l’aumento dell’attività fisica. I risultati degli studi epidemiologici longitudinali hanno dimostrato che mantenere i fattori di rischio nel corso della vita a livello favorevole (low risk profile - profilo di rischio favorevole) preserva dalle malattie cronico-degenerative, fa guadagnare anni di vita, migliora la qualità di vita e riduce la spesa sanitaria negli ultimi anni di vita. Il numero degli eventi che si verificano potrebbero essere molto ridotti, potrebbero presentarsi in forma meno grave ed essere posticipati in età più avanzata.

Le recenti evidenze scientifiche mostrano una stretta relazione tra l’incidenza di fibrillazione atriale e il livello di attività fisica. L’attuale tecnologia associata ai dispositivi cardiaci impiantabili permette di ottenere dati giornalieri affidabili in termini di episodi di fibrillazione atriale e di ore dedicate all'attività fisica anche a lungo termine (anni). Analizzando i dati giornalieri raccolti da dispositivi cardiaci impiantabili per tre anni e mezzo in più di mille pazienti, è stato dimostrato che maggiore è il numero di ore di attività fisica moderata, minore è l’incidenza della fibrillazione atriale. Inoltre l’incidenza della fibrillazione atriale e le ore di attività fisica hanno un marcato andamento periodico nel corso dell’anno: in inverno l’attività fisica diminuisce (-4.7%) e gli episodi di fibrillazione atriale aumentano (+14.4%), viceversa in estate l’attività fisica aumenta e il numero di episodi di fibrillazione atriale diminuisce. Dall’analisi dei dati non è possibile stabilire la relazione di causa/effetto di questo fenomeno; tuttavia la significativa correlazione inversa tra i due dati suggerisce che l’attività fisica può essere considerata un indicatore importante nella valutazione del rischio di sviluppare fibrillazione atriale.

per approfondire visita la pagina del Progetto cuore
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Comunicati stampa - CS N° 12/2014 - IN ITALIA L’EDIZIONE 2014 DELLA GIORNATA EUROPEA PER LA DONAZIONE DI ORGANI

ISS 6 agosto 2014

Sarà il nostro Paese a ospitare quest’anno lo European Organ Donation Day, un evento di informazione e sensibilizzazione sulla donazione degli organi, promosso dal Consiglio d’Europa.

Il prossimo 11 ottobre saranno tante le iniziative, attività e appuntamenti proposte dal Ministero della Salute, dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Centro Nazionale Trapianti, per richiamare l’attenzione dei cittadini sull’importanza di esprimersi a favore della donazione. Roma sarà la cornice della manifestazione che si svilupperà in diverse location della Capitale per offrire momenti di intrattenimento e informazione sul tema del dono.

È la prima volta che l’Italia ospita la Giornata Europea per la donazione degli organi, un’iniziativa che si svolge regolarmente dal 1996 -a rotazione- nei Paesi Membri del Consiglio d’Europa. Il passaggio del testimone da Brussels, sede dell’edizione 2013, a Roma è stato concordato all’unanimità dagli esperti per i trapianti del Consiglio d’Europa lo scorso ottobre. Un ulteriore riconoscimento alla qualità del nostro sistema trapianti che, negli anni, ha saputo costruire una rete collaborativa con le realtà istituzionali e associative per favorire l’informazione sul tema della donazione.

Parte oggi la campagna promozionale della Giornata con il lancio del sito ufficiale della manifestazione, EODD2014, dove è possibile reperire tutte le informazioni sulla giornata, le iniziative previste e le modalità di partecipazione. Il messaggio scelto per la giornata è Prima che sia tardi dichiara il tuo amore: un invito a celebrare la vita, l’amore e la condivisione compiendo le proprie scelte in tempo utile, con una particolare attenzione verso gli altri.

Il coinvolgimento dei cittadini viene stimolato online attraverso canali social dedicati, con l’utilizzo dell’hashtag #primachesiatardi che invita le persone a interagire, a esprimere intenzioni e desideri relativi a questioni importanti della vita. Già migliaia di persone sono state coinvolte su questi argomenti grazie alla partenza della campagna in modalità non ufficiale (teaser) a maggio 2014 sui social network e sul sito primachesiatardi

La XVI edizione della Giornata Europea per la Donazione degli Organi, promossa dal Ministero della Salute, dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Centro Nazionale Trapianti, sarà anticipata da due giorni di riunioni tecniche del Comitato per i trapianti del Consiglio d’Europa (CD-P-TO), presieduto dal dott. Alessandro Nanni Costa, direttore generale del CNT.

Link ufficiali

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Primo Piano - Cancro del colon, nasce la prima rete tra i Paesi del Mediterraneo per contrastarlo

Il workshop promosso da COLOMED (The COLOrectal cancer MEDiterranean network) che si terrà lunedì 18 settembre 2017 all'Istituto Superiore di Sanità, sarà dedicato alla collaborazione tra Paesi mediterranei nella lotta contro il cancro intestinale

ISS 15 settembre 2017
La lotta contro il cancro del colon, big killer e tumore maligno più frequente in Italia, richiede nuove alleanze e strategie condivise. Il progetto COLOMED (The COLOrectal cancer MEDiterranean network) finanziato dal Ministero della Salute promosso dall'Istituto Superiore di Sanità, dall'Università Cattolica del Sacro Cuore e Sapienza Università di Roma, punta a creare nuove sinergie tra i centri impegnati nella ricerca, prevenzione e cura del cancro colorettale presenti nell'area del Mediterraneo promuovendo lo scambio di risorse, personale e conoscenze. Al congresso COLOMED Strengthening the Mediterranean Partnership in the Field of Public Health, che si terrà il 18 settembre presso l'Aula Pocchiari dell'Istituto Superiore di Sanità, interverranno rappresentanti di importanti associazioni nazionali e internazionali attive nella lotta contro il cancro tra cui EuropaColon, European Society of Coloproctology (ESCP), Mediterranean Task Force for Cancer Control (MTCC), Base clinico-biologique des carcinoses péritonéales d'origine digestive-Réseau National de prise en charge des Tumeurs Rares du Péritoine (BIG-RENAPE), Fédération Francophone De Cancérologie Digestive (FFCD), Alleanza Contro il Cancro (ACC), Associazione Italiana Malati di Cancro (AIMaC) e Associazione Italiana Oncologia Medica (AIOM), oltre a rappresentanti di università, istituzioni e centri di ricerca di Paesi del Mediterraneo orientale e meridionale.
Allo stato attuale esistono dati frammentari sull’incidenza del cancro del colon-retto in alcuni dei paesi dell’area mediterranea- sostiene Lidia Colace, medico chirurgo e ricercatore dell’unità operativa del progetto Colomed - pertanto l’obiettivo di Colomed è porre le basi per la creazione di un registro scientificamente validato attraverso la cooperazione mediterranea che permetta di costruire strategie comuni contro il cancro del colon-retto.
Questo meeting è l'espressione di una nuova sinergia mediterranea nella lotta ai tumori intestinali -sottolinea Ann Zeuner, coordinatrice del progetto COLOMED e ricercatrice all'Istituto Superiore di Sanità - e si pone in un contesto internazionale che vede il cancro intestinale in forte aumento tra i giovani con un incremento dell’incidenza del 22% dal 2000 al 2013 (come pubblicato dall’autorevole rivista CA: A Cancer journal for clinician 2017) .
Il cancro colorettale può essere combattuto con efficaci strategie di prevenzione e screening -aggiunge Ruggero De Maria, docente di Patologia Generale all'Università Cattolica e presidente di Alleanza Contro il Cancro - pertanto è particolarmente importante promuovere il flusso di risorse e conoscenze tra Paesi che hanno culture e tradizioni comuni come quelli del Mediterraneo. COLOMED è attivo nella formazione di giovani scienziati, nella diffusione di materiale informativo multilingue e nella creazione di collegamenti tra istituzioni, centri di ricerca, ospedali, associazioni di medici e pazienti. Il workshop COLOMED si svolge con il patrocinio di ACC, AIMAC, AIOM, Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), Università Fabrefacta Optime (Albania), Institut de Recherche sur le Cancer (Marocco), MTCC, BIG-RENAPE e FFCD.
colomed@iss.it
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Primo Piano - Gemelli: l’ISS premiato per uno studio sul riconoscimento facciale pubblicato su PLOSone. Il premio IgNobel 2017 per le ricerche “strane” assegnato a Antonia Stazi responsabile del Registro Gemelli

ISS, 15 settembre 2017

Prima fanno sorridere e poi fanno riflettere. E’ questo lo spirito del premio IgNobel che quest’anno è stato assegnato a Antonia Stazi, primo ricercatore dell’ISS, per uno studio pubblicato sulla rivista PLOSone dal titolo Is That Me or My Twin? Lack of Self-Face Recognition Advantage in Identical Twins. Insieme con la ricercatrice ISS, vincitori del premio sono Matteo Martini, - School of Psychology, University of East London, Ilaria Bufalari, - IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma e Salvatore Maria Aglioti , - Dipartimento di Psicologia, Sapienza Università di Roma e IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma. Lo studio ha esaminato l’abilità di gemelli monozigoti di distinguere il proprio volto da quello del gemello e di un altro amico o familiare con cui interagivano quotidianamente.

Il premio Ig Nobel - dice Antonia Stazi responsabile del Registro Gemelli - viene assegnato ogni anno a dieci ricerche strane, divertenti, e perfino assurde che prima fanno ridere e poi danno da pensare, come dicono gli organizzatori. Lo scopo è dunque quello di premiare il fantasioso, l'inconsueto e stimolare l'interesse del grande pubblico nella scienza

Il filo conduttore dei premi e della cerimonia in cui vengono consegnati, quest’anno, è l’Incertezza, e quale incertezza è più grande di quella di non saper riconoscere la propria faccia? Il volto è la caratteristica maggiormente distintiva del proprio corpo, fondamentale nella rappresentazione del sé e, tipicamente, le persone identificano più velocemente il proprio volto, rispetto ad altri volti anche molto noti, come quelli di amici e parenti. Come documentato nell’articolo oggetto del premio Ig Nobel per la psicologia, i gemelli monozigoti rappresentano un’interessante eccezione in questo contesto: essendo il loro volto pressoché identico a quello del fratello gemello, l’esperimento conferma che non sono in grado di distinguere se stessi più efficacemente che il proprio gemello. Ma la ricerca mostra anche che l’incapacità di riconoscere se stessi è influenzata dallo stile di attaccamento: più prevalente è un approccio ansioso ed evitante nelle relazioni, peggiore è la prestazione (misurata in secondi di risposta) nel riconoscimento del proprio volto. Dal momento che i monozigoti sono geneticamente identici, se questa differenza si verifica all’interno della coppia questo suggerisce che l’ambiente e le esperienze individuali hanno un ruolo importante nella rappresentazione del sé. La ricerca è stata condotta presso il Laboratorio di Neuroscienze Sociali e Cognitive del Dipartimento di Psicologia della Facoltà di Psicologia dell’Università Sapienza di Roma e dell’ IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma, in collaborazione con il Registro Nazionale Gemelli dell’Istituto Superiore di Sanità.

Il Registro Italiano Gemelli è una straordinaria realtà di ricerca del nostro Istituto - dice Antonia Stazi - vi fanno parte circa 30.000 gemelli di tutte le età e residenti su tutto il territorio nazionale. Sebbene la nostra attività sia particolarmente intensa nel settore della salute mentale, il Registro è una struttura trasversale che si occupa della salute dei cittadini a tutto tondo, inclusa la promozione della partecipazione alle attività di ricerca scientifica. Sono sicura che questo premio costituirà un’opportunità divertente e proprio per questo molto efficace per avvicinare e interessare i non “addetti ai lavori” alla ricerca scientifica.

La ricerca è stata co-finanziata dal Ministero della Salute (bando Giovani Ricercatori e bando Ricerca Finalizzata) e dalla Comunità Europea (Bandi FP7). Sito: http://www.improbable.com/ig
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Comunicati stampa - CS N°40/2017 Chikungunya, al via raccolte straordinarie sangue in tutta Italia Donazioni coordinate e scaglionate nei prossimi giorni

ISS 15 Settembre 2017

In tutta Italia stanno partendo delle raccolte straordinarie di sangue, programmate e coordinate con le Regioni e scaglionate nel tempo, per far fronte al protrarsi delle carenze dovute ai focolai di Chikungunya nel Lazio. L’indicazione è emersa durante una riunione con i rappresentanti nazionali e regionali delle Associazioni e Federazioni di Volontariato del dono coordinata dal Centro Nazionale Sangue - Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute che si è tenuta oggi a Roma.

Le conseguenze sul Sistema Trasfusionale sono paragonabili a quelle di una maxiemergenza sebbene, hanno sottolineato gli esperti, non sia di tipo sanitario, perché il virus raramente dà sintomi gravi. Tutte le Regioni, anche quelle a loro volta in difficoltà nella raccolta, hanno dato la loro disponibilità a contribuire alla compensazione. L’impatto di queste misure è molto pesante, basti pensare che la Asl Roma 2 ha una popolazione pari a una regione come il Friuli Venezia Giulia - sottolinea il CIVIS, Coordinamento delle predette Associazioni e Federazioni - e le Associazioni sono pronte a coordinarsi tra loro ed a modulare gli sforzi per far fronte agli sviluppi ed al protrarsi della situazione.

E’ importante che le raccolte straordinarie siano programmate, perché l’emergenza per il Lazio potrebbe durare diversi giorni, a seconda dell’andamento dei focolai - spiega il direttore del CNS Giancarlo Maria Liumbruno -. Al momento il fabbisogno aggiuntivo stimato è di 200-250 sacche al giorno. Già ieri diverse regioni si sono mobilitate, mettendo a disposizione, grazie anche al contributo fondamentale delle Associazioni, oltre 800 unità, una risposta eccezionale che testimonia che è subito scattata una vera gara di solidarietà. Al momento, ricorda il Centro, lo stop totale per il sangue riguarda solo i residenti nelle Asl Roma 2 e ad Anzio. Nel resto del comune di Roma e del Lazio i donatori possono donare normalmente, con una quarantena di cinque giorni solo se hanno soggiornato nelle zone colpite. Per il resto d’Italia l’indicazione è invece di sospendere i donatori per 28 giorni solo se sono stati a Roma o ad Anzio. Nessuna restrizione invece è prevista per le donazioni di plasma.
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Comunicati stampa - CS N°39/2017 Chikungunya, stop donazioni sangue Asl Roma 2. Già attivata compensazione per carenze, partita gara solidarietà

ISS, 13 settembre 2017

A seguito dei casi di Chikungunya che sono stati confermati a Roma è stato deciso il blocco delle donazioni di sangue ed emocomponenti nella Asl 2 del comune di Roma, insieme ad una ulteriore serie di misure cautelative. Lo comunica il Centro Nazionale Sangue - Istituto Superiore di Sanità, che ha già attivato tutte le procedure per sopperire alle eventuali carenze.

La sospensione totale delle donazioni riguarda solo la Asl 2 del comune di Roma e il comune di Anzio, oggetto di un focolaio confermato nei giorni scorsi. Nel resto del comune di Roma la donazione è consentita con una quarantena di 5 giorni. In tutte le altre aree della Regione, in base all'assunzione di un minor livello di rischio di infezione, al sangue raccolto verrà applicata la quarantena di 5 giorni se il donatore ha soggiornato nella Asl Roma 2 o ad Anzio. A livello nazionale i donatori che hanno soggiornato nei comuni interessati saranno invece sospesi per 28 giorni. Sono state attivate tutte le misure possibili per evitare eventuali carenze a Roma - spiega il direttore del Centro Giancarlo Maria Liumbruno -, a partire dalla mobilitazione delle scorte accantonate per le maxiemergenze. Sia nel Lazio che nelle altre Regioni è già partita una gara di solidarietà che coinvolge sia le istituzioni che le associazioni dei donatori, che saranno coinvolti in una serie di raccolte straordinarie per aiutare il Lazio. Nella Regione vengono raccolte circa 15mila unità di sangue al mese, di cui almeno 11mila nella sola provincia di Roma. La Capitale raccoglie nei suoi ospedali molti pazienti da altre regioni, soprattutto del sud, e sono presenti circa 400 pazienti talassemici che necessitano di trasfusioni periodiche, e ha un fabbisogno di 400-450 unità di globuli rossi al giorno.


I casi registrati a Roma si sono verificati in un’area ristretta in persone che non riferiscono precedenti soggiorni ad Anzio. È ancora possibile la segnalazione di nuovi casi o casi ricostruiti retrospettivamente, spiegano gli esperti dell'Istituto, nonostante le misure preventive già messe in atto nelle zone affette. Quando ci sono dei focolai abbastanza maturi come quello di Anzio e' possibile che ci siano diffusioni in altre zone, una situazione abbastanza prevista come quella che si verificò dieci anni fa in Romagna, con la segnalazione di alcuni casi a Bologna, alcuni a Ravenna e Rimini - spiega Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell'ISS -. Gli interventi in atto, a partire dalla disinfestazione, in associazione anche al termine della stagione calda pongono le condizioni per il controllo dei focolai esistenti dell’infezione.


Che cos’è il virus Chikungunya

Il virus responsabile della Chikungunya appartiene alla famiglia delle togaviridae, del genere degli alphavirus. È trasmesso dalle zanzare del genere Aedes, come Aedes aegypti (la stessa che trasmette la febbre gialla e la dengue) ed è presente soprattutto in zone rurali, mentre è raro o addirittura assente in vicinanza dei centri abitati. Un altro importante vettore è Aedes albopictus, comunemente chiamata zanzara tigre, che è anche presente nei centri abitati del nostro paese. Dopo un periodo di incubazione di 3-12 giorni, si manifesta una sintomatologia simil-influenzale che include febbre alta, brividi, cefalea, nausea, vomito e soprattutto importanti artralgie (da cui deriva il nome chikungunya, che in lingua swahili significa ciò che curva o contorce), tali da limitare molto i movimenti dei pazienti che quindi tendono a rimanere assolutamente immobili e assumere posizioni antalgiche. Si può sviluppare anche un esantema maculopapulare pruriginoso. Il tutto si risolve spontaneamente, in genere in pochi giorni, ma i dolori articolari possono persistere anche per mesi.
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Primo Piano - Sclerosi Multipla: alterata espressione dei geni coinvolti nella risposta antivirale e controllati dall’interferone

ISS 14 settembre 2017

In uno studio pubblicato lo scorso 21 agosto su Scientific Reports, i ricercatori dell’IRCCS Ospedale San Raffaele - una delle 18 strutture d’eccellenza del Gruppo ospedaliero San Donato - e dell’Istituto Superiore di Sanità hanno scoperto che in presenza della Sclerosi multipla numerosi geni regolati dagli interferoni prodotti normalmente dall’organismo (endogeni) risultano espressi in modo anomalo nelle cellule dei pazienti, ovvero sono sovraprodotti o sottoprodotti. La scoperta, possibile grazie al sostegno della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla, getta nuova luce sui meccanismi alla base della malattia, spiega l’efficacia della terapia con interferone beta ricombinante e apre la strada allo sviluppo di nuovi approcci terapeutici.
Negli ultimi vent’anni, infatti, l’uso dell’interferone beta ricombinante nel trattamento della sclerosi multipla (SM) ha cambiato la qualità di vita di chi soffre di questa malattia. Il meccanismo d’azione della citochina - solitamente prodotta dal nostro organismo per organizzare la risposta immunitaria contro le infezioni virali - nel trattamento della SM è però poco chiaro, così come rimane poco chiaro il meccanismo alla base della malattia. Non solo, ma alcune anomalie riscontrate sono specifiche delle diverse fasi di malattia e vengono in parte corrette grazie alla somministrazione dell’interferone beta ricombinante. La ricerca che fa parte di un progetto multicentrico che coinvolge i gruppi coordinati da Cinthia Farina presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele e da Eliana Marina Cocciapresso l’Istituto Superiore di Sanità, oltre a descrivere un nuovo meccanismo alla base della malattia e a spiegare il funzionamento di uno dei farmaci di prima linea usati nella SM, getta le basi per lo sviluppo di nuovi approcci terapeutici e di nuovi marcatori predittivi della sua progressione.
L’ipotesi dietro il lavoro è nata da una scoperta pubblicata di recente sempre dal gruppo di Cinthia Farina, capo unità di Immunobiologia delle Malattie Neurologiche, secondo cui singoli geni di suscettibilità alla SM coinvolti nella risposta agli interferoni, sono alterati nel sangue periferico dei pazienti, suggerendo la presenza, nella SM, di un’anomala risposta del sistema immunitario agli interferoni prodotti dall’organismo, e quindi un’anomala reazione antivirale. In effetti, la risposta ai virus risulta alterata in alcune popolazioni cellulari del sangue periferico dei pazienti con SM, come dimostrato dagli studi del gruppo di Eliana Coccia, da diversi anni focalizzati a definire perché una citochina, quale l’interferone beta, prodotta ed usata dal nostro organismo per combattere i virus possa risultare anche utile nella terapia di una malattia autoimmune quale la SM.
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Comunicati stampa - CS N°38/2017 Da due mesi carenze sangue, servono donazioni in tutte le Regioni

ISS, 31 luglio 2017

Piccolo scorso 4 luglio, a rischio terapie e interventi chirurgici

I mesi di giugno e luglio sono stati caratterizzati da una carenza cronica di sangue in molte Regioni, che hanno messo a rischio terapie salvavita e interventi chirurgici programmati e in emergenza. Se non verranno accolti gli appelli a donare fatti costantemente dalle associazioni di volontari, anche nelle prossime settimane, generalmente già contraddistinte da un calo delle donazioni, la rete trasfusionale nazionale non sarà in grado di soddisfare i Livelli Essenziali di medicina trasfusionale. Lo rilevano i dati preliminari raccolti dal Centro Nazionale Sangue, secondo cui in alcuni giorni si sono superate le 1100 unità mancanti su tutto il territorio nazionale.
I dati vengono dal sistema informativo SISTRA, dove le Regioni carenti o con una eccedenza inseriscono ogni giorno il proprio fabbisogno e le unità eventualmente disponibili. Il 4 luglio si è registrata la carenza maggiore, con richieste inserite per 1130 unità, ma in molti altri giorni si è superata quota 1000, compreso lo scorso sabato, mentre oggi ne mancano 900; di contro, le eccedenze non hanno mai superato quota 160.
Lazio, Abruzzo e Basilicata sono le Regioni che hanno segnalato le maggiori criticità insieme a Sicilia e Sardegna che hanno un fabbisogno particolarmente elevato a causa della presenza di numerosi pazienti, soprattutto talassemici, bisognosi di sangue per le terapie. A rischio - sottolinea il direttore del Centro Nazionale sangue Giancarlo Maria Liumbruno - ci sono terapie salvavita, considerando ad esempio che per un paziente leucemico servono otto donatori a settimana o che le talassemie e le altre emoglobinopatie assorbono circa il 10% delle unità raccolte sul territorio nazionale, ma anche gli interventi chirurgici, se si pensa che ad esempio per un trapianto cuore-polmoni possono essere usate fino a 30-40 sacche di sangue. In questi ultimi mesi in diverse occasioni - continua Liumbruno - le Regioni con capacità di produzione maggiore non sono riuscite a rispettare gli accordi programmati all’inizio dell’anno per fornire sangue a quelle con carenze croniche. È importante che tutte le Regioni cerchino di contribuire il più possibile al sistema di compensazione nazionale e che incrementino la raccolta. Per questo all’appello ai donatori si aggiunge quello alle Regioni, affinché consentano alle Strutture Trasfusionali da loro dipendenti una maggiore flessibilità nei giorni e negli orari di apertura, anche dotandole delle necessarie risorse umane, in modo da consentire, anche nel periodo estivo, la donazione non solo nei giorni feriali e negli orari canonici del primo mattino.

Le Associazioni e Federazioni nazionali dei donatori di sangue (AVIS, Croce Rossa Italiana, FIDAS e FRATRES), sottolinea il loro coordinamento, in sinergia con i professionisti di settore, sollecitano i volontari secondo una programmazione condivisa a recarsi a donare per soddisfare le necessità dei pazienti. Le recenti situazioni di maxi-emergenza hanno dimostrato come i cittadini sappiano rispondere consapevolmente e responsabilmente agli appelli. Tuttavia è importante che i cittadini comprendano che la vera sfida del sistema è assicurare quotidianamente e in ogni periodo dell’anno le disponibilità di sangue ed emocomponenti che garantiscono gli oltre ottomila eventi trasfusionali ogni giorno effettuati nel Paese. I donatori e i pazienti non vanno in ferie.

Ufficio Comunicazione Cns
Pier David Malloni, 388-0473761
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Comunicati stampa - CS N°36/2017 Cancro della prostata, uno studio italiano mette a punto un nuovo test sul PSA

ISS, 21/07/2017

Meno falsi positivi e diagnosi più accurate per il cancro alla prostata grazie a un nuovo metodo di analisi del PSA messo a punto con una tecnica brevettata dall’Istituto Superiore di Sanità e svolto in collaborazione con l’Unità di Neuroimmunologia dell’IRCCS Santa Lucia e con il Dipartimento di Scienze Urologiche del Policlinico Umberto I di Roma.

I risultati dello studio, pubblicato sull’ultimo numero di Cancer Letters, hanno mostrato che i valori di PSA espressi sugli exosomi (vescicole extracellulari circolanti di dimensioni nano) permettono di distinguere il cancro della prostata da tutte le altre condizioni, compresa l’iperplasia prostatica benigna.

Si tratta di uno studio particolarmente importante perché l’attuale esame (PSA sierica), per diagnosticare questo cancro, dà un alto numero di falsi positivi in tutto il mondo - afferma Stefano Fais del Dipartimento di Oncologia e Medicina molecolare dell’Istituto Superiore di Sanità - e questo comporta una serie di problemi sia nelle reazioni dei pazienti sia nei costi per le analisi successive richieste da un’indagine con esito positivo, mentre la determinazione dei livelli plasmatici di exosomi esprimenti PSA potrebbe consentire dia diagnosticare con precisione e più precocemente questo cancro in modo da consentire studi di screening sulla popolazione maschile a livello globale.

I dati clinici pubblicati nello studio di Cancer Letters sono relativi a 45 campioni di plasma, tuttavia è in corso uno studio clinico su 250 campioni, approvato dai Comitati Etici di Policlinico Umberto I e Istituto Superiore di Sanità per potere validare il metodo secondo prove di evidenza.

Se questi risultati venissero confermati - afferma Alessandro Sciarra, Ordinario di Urologia del Policlinico Umberto I - sarebbe per noi sul piano clinico una vera rivoluzione, perché ci metterebbe a disposizione uno strumento molto efficace nella prevenzione secondaria del cancro alla prostata.

L’IRRCS Santa Lucia di Roma ha contribuito a questo studio con un’analisi quantitativa e qualitativa dei livelli di exosomi circolanti che esprimono PSA permettendo a una tecnologia finora usata solo nella ricerca di base di entrare nella pratica della ricerca clinica.

Questa collaborazione con i colleghi dell’Istituto Superiore di Sanità ci ha dato l’opportunità di sfruttare il nostro citofluorimetro di nuova acquisizione per la caratterizzazione di queste nano-particelle - commenta Luca Battistini, Responsabile dell’Unità di Neuroimmunologia della Fondazione Santa Lucia IRRCS - Applicheremo questa nuova tecnica anche allo studio delle malattie neurodegenerative per individuare nuovi biomarcatori, utili per la diagnosi e per definire le terapie più adeguate per queste patologie.

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Primo Piano - Fact Checking Vaccini

ISS, 14 luglio 2017


È falso che:

• I vaccini possono indebolire il sistema immunitario e portare alla comparsa di malattie autoimmuni. La nostra capacità di rispondere agli antigeni si sviluppa prima ancora della nascita e il sistema immunitario di un neonato è perfettamente capace di rispondere ogni giorno a migliaia di antigeni, molti di più di quelli contenuti nei vaccini.

Alcuni studi che lo provano (dal sito VaccinarSì)
1. Poland GA, Jacobson RM. The clinician’s guide to the anti-vaccinationists’ galaxy. Hum Immunol 2012; 73: 859-66
2. Agmon-Levin N, Paz Z, Israeli E, Shoenfeld Y. Vaccines and autoimmunity. Nat Rev Rheumatol 2009; 5: 648-52
3. De Martino M, Chiappini E, Galli L. Vaccines and autoimmunity. Int J Immunopathol Pharmacol (in stampa)
4. Chatterjee A, O’Keefe C. Current controversies in the USA regarding vaccine safety. Exp Rev Vaccines 2010; 9: 497-502


• I vaccini contengono sostanze tossiche e pericolose come mercurio, formaldeide, alluminio. Nessuno dei vaccini commercializzati in Europa contiene da diversi anni derivati del mercurio, di cui peraltro non è mai stata dimostrata la pericolosità nelle quantità e nelle forme contenute nei vaccini. Le quantità di formaldeide, alluminio e altre sostanze sono minime e tali da non causare alcun danno alla salute.

Una spiegazione del perchè gli studi di Gatti e Montanari sulle particelle nei vaccini non sono scientificamente validi si trova sul blog di Guido Silvestri


• I vaccini, in particolare quello contro Morbillo, Parotite e Rosolia (MPR), causano l’autismo. Dai numerosi studi effettuati non emerge alcuna correlazione tra il vaccino MPR e l’autismo. Lo studio erroneamente citato a sostegno di questo presunto legame, pubblicato su Lancet, è stato infatti ritirato dalla rivista perché dimostrato fraudolento e l’autore è stato, inoltre, radiato dall’albo dei medici del Regno Unito.

Una lista di studi sul tema si può trovare qui


• A causa del decreto sull’obbligo aumentano i vaccini somministrati ai bimbi nel primo anno di vita. Il decreto non modifica il calendario vaccinale, le immunizzazioni e la scansione temporale restano le stesse. I genitori che negli anni passati hanno fatto fare ai figli sia quelle obbligatorie che le raccomandate al momento del loro ingresso a scuola li avevano protetti dalle 10 malattie previste dalla legge in discussione, e in alcune Regioni anche da altre, ad esempio lo pneumococco.

Basta vedere il vecchio Piano Nazionale Vaccini, ad esempio qui


• Esistono degli esami che possono predire eventuali effetti collaterali dei vaccini. Non esiste nessun test in grado di predire gli effetti collaterali dei vaccini.

Sul tema c'è una pagina esplicativa sul sito VaccinarSi


È vero che:

• L’attuale riduzione delle coperture vaccinali ha provocato la recrudescenza di alcune malattie come il morbillo, e potrebbe portare al ritorno di patologie ormai assenti dal nostro paese, come la polio o la difterite, ma non ancora debellate dal resto del mondo.

Ci sono diversi allarmi dell'OMS su questo argomento. Una pagina di spiegazione fornita dal Centre Desease Control and Prevention



• Il morbillo può essere causa di gravi complicanze e danneggiare temporaneamente le difese immunitarie. Tutto ciò può essere prevenuto dal vaccino.

Si veda la pagina dell'OMS è dedicata al morbillo


• La sicurezza dei vaccini è documentata da milioni di dosi somministrate, dalla costante attività di sorveglianza dei possibili eventi avversi e dagli studi di sicurezza che vengono effettuati sia prima dell’autorizzazione che dopo l’immissione in commercio di ogni vaccino. Gli effetti collaterali gravi da vaccino hanno una frequenza estremamente più bassa di quelli delle malattie da cui proteggono.

Un confronto tra gli effetti collaterali dei vaccini e quelli delle malattie si trova ad esempio qui


• L’Italia è uno dei 14 Paesi dove il morbillo è ancora endemico ed è nella “top ten” dei paesi che hanno segnalato più casi a livello mondiale da Novembre 2016 ad Aprile 2017. Dall’inizio del 2017 sono stati notificati oltre 3.500 casi, molte complicanze gravi inclusi casi di polmonite, 2 casi di encefalite e 2 decessi. Il 40% circa dei casi è stato ricoverato in ospedale, a conferma della gravità della malattia. Il 35% circa dei casi ha riportato almeno una complicanza.

Vedi la pagina OMS


• La malattia impegna il sistema immunitario molto di più della corrispondente vaccinazione. Inoltre nella composizione dei vaccini attuali gli antigeni presenti sono molti meno rispetto a quelli che venivano somministrati trenta anni fa

A pagina 16 di questa pubblicazione della Regione Veneto c'è il confronto
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Statement from FDA Commissioner Scott Gottlieb, M.D., on FDA’s immediate steps to respond to Hurricane Maria and ongoing recovery efforts related to Hurricanes Harvey and Irma

Food and Drug Administration - Sa, 23/09/2017 - 00:26
Statement from FDA Commissioner Scott Gottlieb, M.D., on FDA’s immediate steps to respond to Hurricane Maria and ongoing recovery efforts related to Hurricane’s Harvey and Irma
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Criminal and civil actions filed against Aegerion Pharmaceuticals Inc.

Food and Drug Administration - Ve, 22/09/2017 - 23:06
Aegerion Pharmaceuticals Inc. agreed to plead guilty in the United States District Court for the District of Massachusetts to two misdemeanor counts of violating the Federal Food, Drug, and Cosmetic Act (FD&C Act) involving the introduction of misbranded Juxtapid (lomitapide) into interstate commerce.
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Primo Piano - Malaria, le ipotesi in campo

Istituto Superiore di Sanità - Gi, 21/09/2017 - 02:18
ISS 7 settembre 2017

A seguito del decesso per malaria di una bambina di 4 anni, avvenuto il 4 settembre 2017 negli Spedali Civili di Brescia, il ministero della Salute ha avviato un’indagine. Al momento è stato accertato che la causa del decesso è la malaria cerebrale, mentre sono ancora in corso le indagini per identificare l’origine dell’infezione.

Lo scenario

Durante il mese di agosto la bambina è stata ricoverata negli ospedali di Portogruaro (13 agosto) e di Trento (16-21 agosto e poi 31 agosto), prima per un episodio di diabete infantile e, il 31 agosto, per quella che si pensava essere una faringite. Il 2 settembre, a seguito di un nuovo ricovero, è stata rilevata la presenza del Plasmodium falciparum (uno degli agenti eziologici della malaria umana) nel sangue della bambina e la piccola è stata trasferita agli Spedali Civici di Brescia, una struttura di riferimento per la cura delle malattie tropicali.

Da subito l’attenzione si è concentrata sulla possibilità che l’infezione contratta dalla bambina fosse collegata al ricovero per malaria di alcuni componenti di un nucleo familiare di rientro da una vacanza in Burkina Faso, ricoverati all’ospedale di Trento negli stessi giorni in cui si trovava la piccola.

Per verificare l’eventuale presenza di zanzare anofele (Anopheles è il genere responsabile della trasmissione della malattia) negli stessi giorni in cui era ricoverata la bambina, nei giorni scorsi sono state piazzate quattro trappole per zanzare anofele nel reparto di pediatria di Trento. L’esito della ricerca è risultato negativo, tuttavia non si può escludere che ce ne fossero durante il ricovero della piccola.

I risultati delle prime indagini di laboratorio hanno rivelato che il parassita responsabile della malaria sia nella bambina deceduta che nei componenti della famiglia di ritorno dal Burkina Faso è il Plasmodium Falciparum.

Attualmente, all’Istituto Superiore di Sanità si sta completando il campionamento necessario per espletare tutte le indagini e valutare quali siano state le vie di trasmissione possibili.

Saranno quindi effettuate analisi molecolari in grado di verificare l’identità tra i ceppi da cui è stata infettata la bambina e quella degli altri pazienti ricoverati negli stessi giorni colpiti dallo stesso parassita.

Le indagini molecolari richiederanno alcuni giorni perché siano completate
Per saperne di più sulla malaria consulta la pagina di informazioni generali su EpiCentro.
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Primo Piano - Notte dei Ricercatori: il 29 settembre l’ISS apre i suoi laboratori al pubblico

Istituto Superiore di Sanità - Gi, 21/09/2017 - 02:18
ISS 7 agosto 2017

L’Istituto Superiore di Sanità resterà aperto a tutti il 29 settembre in occasione della Notte Europea dei Ricercatori. Dalle 18 alle 23 conferenze, info point, visite guidate e mostre illustreranno l’attività dei nostri ricercatori. Un’occasione per far conoscere l’attività che l’ISS svolge sul fronte della ricerca scientifica e della tutela della Salute Pubblica.
La Notte Europea dei Ricercatori è un progetto promosso dalla Commissione Europea e coordinato da Frascati Scienza, capofila di una rete di ricercatori, università e istituti di ricerca italiani.
Sono tantissimi gli argomenti che vivacizzano l’edizione di quest’anno. Dal tema caldo dei vaccini, all’importanza delle tecnologie innovative. Dalla sperimentazione clinica alla tutela dell’ambiente. Dalla tutela del consumatore dal punto di vista alimentare alla tutela dai contaminanti chimici.
Il programma completo con tutte le attività sarà diffuso a settembre e pubblicato sul sito dell’ISS.
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Primo Piano - Vaccini e vaccinazioni: uno speciale su EpiCentro

Istituto Superiore di Sanità - Gi, 21/09/2017 - 02:18
ISS 03/08/2017

Quando è nata la vaccinovigilanza in Italia? Perché è importante? Che cosa si intende per evento avverso a un vaccino e come fare per segnalarlo? A queste domande risponde un video divulgativo pensato per quegli operatori sanitari e cittadini che vogliono capire meglio come funziona la vaccinovigilanza in Italia.

La clip è stata realizzata dalla redazione di EpiCentro, sito ISS, membro del Network Oms Vaccine Safety Net (VSN), con la revisione scientifica dei ricercatori del Dipartimento di Malattie Infettive dell'ISS, riconosciuti Focal Point per il VSN e dei ricercatori del Reparto di Farmacoepidemiologia e Farmacosorveglianza del Centro nazionale per la ricerca e la valutazione preclinica e clinica dei farmaci dell'ISS

Il video rientra in un focus interamente dedicato al tema dei vaccini e delle vaccinazioni, che comprende anche un approfondimento sul decreto-legge 7 giugno 2017 numero 73 recante Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale e sulle successive modifiche in seguito alla discussione parlamentare.

L’articolo, a firma di Caterina Rizzo, Antonietta Filia, Maria Cristina Rota, Dipartimento di Malattie Infettive, ISS illustra il razionale scientifico alla base della decisione di aumentare il numero delle vaccinazioni obbligatorie per la frequenza scolastica di bambini e ragazzi di età compresa fra 0 e 16 anni a seconda della coorte di nascita.

Infine un testo a cura del Centro nazionale per il controllo e la valutazione dei farmaci (Cncf-Vaccini) dell'ISS illustra le procedure di indagine sulla qualità dei vaccini ad uso umano e chiarisce i limiti della presenza di metalli, ritrovabili in quantità inferiori a quelle presenti in numerose sostanze di uso quotidiano.

Per approfondire consulta:

•il video EpiCentro-ISS La vaccinovigilanza in Italia

•l’approfondimento Obbligo vaccinale: cos’è e perché è importante[/[url], a cura di Caterina Rizzo, Maria Cristina Rota, Antonietta Filia, (ISS)

•l’approfondimento
Valutazione della qualità di vaccini ad uso umano, a cura del Centro nazionale per il controllo e la valutazione dei farmaci,Cncf-Vaccini (ISS)

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Statement from FDA Commissioner Scott Gottlieb, M.D., on the agency’s continued efforts to promote the safe adoption of medication-assisted treatment for opioid addiction

Food and Drug Administration - Me, 20/09/2017 - 18:18
Medication-assisted treatment (MAT) – the use of medication combined with counseling and behavioral therapies – is one of the major pillars of the federal response to the opioid epidemic in this country. This type of treatment is an important tool that has the potential to help millions of Americans with an opioid use disorder regain control over their lives. In fact, patients receiving MAT cut their risk of death from all causes in half, according to the Substance Abuse and Mental Health Services Administration. Addressing the epidemic of opioid addiction is my highest public health priority. One element of that effort is promoting more widespread, safe adoption of MAT as a way to help more people overcome addiction.
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FDA clears first duodenoscope with disposable distal cap

Food and Drug Administration - Me, 20/09/2017 - 17:57
The U.S. Food and Drug Administration today cleared the first duodenoscope with a disposable distal cap, a new feature that will improve access for cleaning and reprocessing. The Pentax ED34-i10T model duodenoscope is intended to provide visualization and access to the upper gastrointestinal (GI) tract to treat bile duct disorders and other upper GI problems.
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Primo Piano - Cancro del colon, nasce la prima rete tra i Paesi del Mediterraneo per contrastarlo

Istituto Superiore di Sanità - Lu, 18/09/2017 - 01:13
ISS, 15 settembre 2017

Il workshop promosso da COLOMED (The COLOrectal cancer MEDiterranean network) che si terrà lunedì 18 settembre 2017 all'Istituto Superiore di Sanità, sarà dedicato alla collaborazione tra Paesi mediterranei nella lotta contro il cancro intestinale

La lotta contro il cancro del colon, big killer e tumore maligno più frequente in Italia, richiede nuove alleanze e strategie condivise. Il progetto COLOMED (The COLOrectal cancer MEDiterranean network) finanziato dal Ministero della Salute promosso dall'Istituto Superiore di Sanità, dall'Università Cattolica del Sacro Cuore e Sapienza Università di Roma, punta a creare nuove sinergie tra i centri impegnati nella ricerca, prevenzione e cura del cancro colorettale presenti nell'area del Mediterraneo promuovendo lo scambio di risorse, personale e conoscenze. Al congresso COLOMED Strengthening the Mediterranean Partnership in the Field of Public Health, che si terrà il 18 settembre presso l'Aula Pocchiari dell'Istituto Superiore di Sanità, interverranno rappresentanti di importanti associazioni nazionali e internazionali attive nella lotta contro il cancro tra cui EuropaColon, European Society of Coloproctology (ESCP), Mediterranean Task Force for Cancer Control (MTCC), Base clinico-biologique des carcinoses péritonéales d'origine digestive-Réseau National de prise en charge des Tumeurs Rares du Péritoine (BIG-RENAPE), Fédération Francophone De Cancérologie Digestive (FFCD), Alleanza Contro il Cancro (ACC), Associazione Italiana Malati di Cancro (AIMaC) e Associazione Italiana Oncologia Medica (AIOM), oltre a rappresentanti di università, istituzioni e centri di ricerca di Paesi del Mediterraneo orientale e meridionale.
Allo stato attuale esistono dati frammentari sull’incidenza del cancro del colon-retto in alcuni dei paesi dell’area mediterranea- sostiene Lidia Colace, medico chirurgo e ricercatore dell’unità operativa del progetto Colomed - pertanto l’obiettivo di Colomed è porre le basi per la creazione di un registro scientificamente validato attraverso la cooperazione mediterranea che permetta di costruire strategie comuni contro il cancro del colon-retto.
Questo meeting è l'espressione di una nuova sinergia mediterranea nella lotta ai tumori intestinali -sottolinea Ann Zeuner, coordinatrice del progetto COLOMED e ricercatrice all'Istituto Superiore di Sanità - e si pone in un contesto internazionale che vede il cancro intestinale in forte aumento tra i giovani con un incremento dell’incidenza del 22% dal 2000 al 2013 (come pubblicato dall’autorevole rivista CA: A Cancer journal for clinician 2017) .
Il cancro colorettale può essere combattuto con efficaci strategie di prevenzione e screening -aggiunge Ruggero De Maria, docente di Patologia Generale all'Università Cattolica e presidente di Alleanza Contro il Cancro - pertanto è particolarmente importante promuovere il flusso di risorse e conoscenze tra Paesi che hanno culture e tradizioni comuni come quelli del Mediterraneo. COLOMED è attivo nella formazione di giovani scienziati, nella diffusione di materiale informativo multilingue e nella creazione di collegamenti tra istituzioni, centri di ricerca, ospedali, associazioni di medici e pazienti. Il workshop COLOMED si svolge con il patrocinio di ACC, AIMAC, AIOM, Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), Università Fabrefacta Optime (Albania), Institut de Recherche sur le Cancer (Marocco), MTCC, BIG-RENAPE e FFCD.
colomed@iss.it
Facebook Colomed
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Primo Piano - Giornata mondiale dell’Epatite: per sconfiggerla oggi disponiamo di innovazione sostenibile

Istituto Superiore di Sanità - Gi, 14/09/2017 - 23:44
ISS 27/07/2017

di Stefano Vella

Ridurre drasticamente l’impatto dell’Epatite C entro il 2030. E’ questo uno degli obiettivi di Sviluppo Sostenibile definiti dalle Nazioni Unite nel 2016. Fa piacere alla vigilia della Giornata Mondiale contro l’Epatite poter parlare di uno studio italiano estremamente importante per indirizzare le politiche sanitarie al conseguimento di questo obiettivo. Sono, infatti, più di 8,5 milioni i cittadini europei affetti da epatite B ed Epatite C croniche, secondo i dati dell’ECDC (il Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie). Sono dati probabilmente sottostimati ma fare in modo che questa malattia non sia più un problema per la salute pubblica è possibile e auspicabile attraverso la politica del trattare tutti garantendo un più ampio accesso ai farmaci. Questa strategia, esaminata in un studio dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicato sulla rivista Hepatology, cha ha coinvolto 100 centri clinici italiani, ha valutato quali sarebbero i benefici e i costi di un trattamento universale di tutti i pazienti e non solo dei pazienti prioritizzati, ovvero con malattia avanzata del fegato. È vero che l’Italia, rispetto al resto d’Europa, ha un numero più elevato di persone infettate dal virus dell’Epatite C. Ma se estendessimo il numero dei pazienti da trattare, tenendo presente che i prezzi dei nuovi farmaci inevitabilmente caleranno, lo studio dimostra che il Paese andrebbe a risparmiare. In altre parole, la strategia del trattare tutti ha un rapporto costi-benefici estremamente favorevole. In questo senso sono indirizzate le strategie sanitarie italiane: trattare tutti i pazienti con infezione cronica da HCV, proprio per gli importanti guadagni in termini di salute e per la parallela riduzione nel tempo dei costi sostenuti dal Servizio Sanitario Nazionale. Oggi, grazie a tutti questi progressi possiamo guardare con fiducia all’obiettivo dell’OMS di ridurre del 65% le morti correlate all’infezione da HCV e il trattamento di almeno l’80% dei pazienti con epatite cronica da HCV. Un obiettivo che si profila sostenibile. Farmaci innovativi come quelli di cui disponiamo oggi, che coniugano all’efficacia anche la sostenibilità, rappresentano il binomio ideale per affrontare questa importante sfida del futuro.

Per approfondire leggi l’articolo di Epicentro con idati epidemiologici e la news della giornata
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