La tomografia ottica a luce coerente non è un esame di screening

riassunto
scienza ed esperienza
to test
Grassi M
La Tomografia ottica è un esame non invasivo dell'occhio. Sempre più spesso, considerata, la facilità di esecuzione, viene proposto come esame di screening dalla popolazione asintomatica. E' bene ricordare che l'esame è indicato solo in casi specifici e a complemento di altre indagini diagnostiche.
parole chiave: 
Occhio; Tomografia ottica
Occhio Clinico 2008; 1; 18
<p class="firma"><b>Marco Grassi</b><br />medicina generale<br />Sant’arcangelo di Romagna (Rn)</p><p class="sommario">La tomografia dell’occhio è un esame utile per la diagnosi dei disturbi della vista. Non trova, invece, il sostegno di sufficienti prove di efficacia il suo uso come esame di screening su soggetti asintomatici.</p><table border="1" width="350"><tbody><tr><td style="width: 45px"> <img src="/cms/files/immagini/lentepiccola.jpg" alt="lente" title="lente" height="41" width="41" /></td><td style="background-color: #ff9900"><p> <b>OCCHIO AL CONCETTO<br />Utilità e limiti</b></p></td></tr><tr><td colspan="2"><ul><li>Sono indicazioni all’OCT tutte le maculopatie, specie nel monitoraggio</li><li>E’ un esame operatore dipendente e condizionato alle caratteristiche del paziente.</li><li>Completa ma non sostituisce l’esame obiettivo oftalmoscopico e la fluorangiografia. <br /></li></ul></td></tr></tbody></table><p>Sono indicazioni all’impiego della tomografia ottica a luce coerente (OCT, optical coherence tomography) nella pratica clinica tutti i disturbi che coinvolgono la macula e che si manifestano clinicamente con una immediata alterazione sia della qualità (visione distorta, visione di una macchia scura fissa centrale) sia della quantità della vista (da una semplice riduzione fino alla scomparsa completa della visione centrale). Le condizioni più frequenti sono riassunte nella tabella a pagina 19.<br />Le patologie più frequentemente implicate in un deterioramento della visione centrale sono rappresentate essenzialmente da:</p><ul><li>diabete;</li><li>miopia degenerativa;</li><li>degenerazione maculare legata all’età;</li><li>malattie dell’interfaccia vitreoretinica (membrane epiretiniche, foro maculare, schisi vitreoretiniche, eccetera).</li></ul><p>L’esame OCT permette di fornire diagnosi precoci, di definire la grandezza di una lesione e di controllarla nel tempo: con una procedura non invasiva e non fastidiosa per il paziente, si può controllare se un edema si è ridotto dopo una terapia o se è peggiorato, se un foro maculare è stabile o si sta allargando, se la retina maculare è perfettamente adesa dopo un intervento per distacco. </p><p class="SEbox"><b>BOX | Come funziona<br /></b><br />La tomografia ottica a luce coerente è stata introdotta in oftalmologia circa dieci anni fa, ma, successivamente ha dimostrato la sua utilità anche in altri campi, come la gastroenterologia, la dermatologia, la cardiologia e l’oncologia. <br />E’ un esame non invasivo, che, in campo oftalmologico, fotografa la retina utilizzando non radiazioni, ma una sorgente laser che ne esegue scansioni ravvicinate; dà, così, la possibilità di valutare nei dettagli il suo profilo, al contrario dell’angiografia, che valuta la retina solo sul piano frontale.<br />Il principio dell’OCT è simile a quello della ecografia, con la sostituzione delle onde acustiche con i raggi di luce: un interferometro misura gli echi e le ampiezze di un raggio di luce infrarossa di 820 nm, (il nanomètro corrisponde a un milionesimo di millimetro), riflesso da strutture retiniche di diversa profondità. <br />Questo tipo di misurazione, detta A scan, in analogia a quella ecografica, ottiene una visualizzazione delle strutture retiniche quasi istologica. <br />Attraverso un’analisi computerizzata, gli echi di riflesso vengono trasformati in punti colorati di chiaro (dal bianco al rosso) per aree ad alta reflettività e di scuro (dal blu al nero) per aree a bassa reflettività. <br />L’esame non espone a rischi il paziente, non richiede l’impiego di lenti a contatto ed è molto rapido. <br />Al paziente viene chiesto di fissare in modo stabile un led luminoso: se però il paziente non collabora in ciò, pregiudica la corretta esecuzione dell’indagine.</p><table border="1"><tbody><tr style="background-color: #99ccff"><td colspan="2"> <b>TABELLA | Indicazioni per l’esecuzione dell’esame oct</b></td></tr><tr><td colspan="2"><b>Biomicroscopia o fluorangiografia non dirimenti</b></td></tr><tr><td colspan="2"> patologie de<b>ll’interfaccia vitreoretinica (per esempio trazione vitreomaculare)<br /> diagnostica differenziale del foro maculare<br /> miopia elevata<br /> distacco sieroso foveale sub-clinico<br /> diagnostica dif</b>ferenziale delle neovascolarizzazioni retiniche (RAP) e coroideali (CNV)</td></tr><tr><td colspan="2"><b>Fluorangiografia non indispensabile o non eseguibile (allergia)</b></td></tr><tr><td colspan="2"><ul><li> corioretinopatia sierosa centrale acuta</li><li> edema maculare cistoide post-chirurgico o associato a uveiti</li></ul></td></tr><tr><td colspan="2"><b>Monitoraggio oggettivo (quantitativo) delle maculopatie</b></td></tr><tr><td colspan="2"><ul><li> risposta a terapie (medica, chirurgica, trattamento laser, PDT)</li><li> storia naturale</li></ul></td></tr></tbody></table><p class="sottotitolo">I limiti della metodica</p><p>Pur rappresentando, nel complesso, lo strumento più idoneo a evidenziare le patologie della retina, la tomografia ottica a luce coerente è di più difficile utilizzo rispetto ad altre tecniche di indagine, come, per esempio, la fluorangiografia. La corretta valutazione di un esame tomografico prevede, infatti, tre momenti fondamentali:</p><ul><li>identificazione di un’eventuale anomalia morfologica e la sua correlazione con il quadro oftalmoscopico e angiografico (da cui l’esame OCT non deve prescindere);</li><li>quantificazione (ispessimento, assottigliamento, eccetera) dell’anomalia riscontrata;</li><li>formulazione di conclusioni diagnostiche. </li></ul><p><img src="/cms/files/u3/oc080118imm.jpg" alt="tomografia occhio" title="tomografia occhio" align="left" height="438" hspace="5" width="239" />Come tutte le indagini di imaging, anche l’OCT è una tecnica operatore dipendente e l’attendibilità delle informazioni qualitative e quantitative fornite dall’esame è fortemente dipendente dalla qualità delle immagini ottenute. <br />Esperienza nell’esecuzione tecnica e caratteristiche del paziente sono i due elementi in grado di condizionare la qualità dell’esame: dal primo dipendono infatti l’adeguata intensità del segnale dell’immagine e la centratura dell’immagine sulla regione indagata, nonché l’analisi dell’immagine (riconoscimento degli artefatti). Occorrono un adeguato training tecnico ed esperienza clinica della patologie retiniche.<br />Dal paziente dipendono la trasparenza dei mezzi diottrici, che consente la visione del fundus (pregiudicata, per esempio, da una cataratta secondaria o sottocapsulare posteriore densa o da un emovitreo che tendono ad attenuare troppo il segnale) e soprattutto la stabilità della fissazione: una fissazione instabile può rendere molto difficile il corretto posizionamento della scansione sul fundus e il confronto con un esame ripetuto successivamente pur nella stessa sede. <br />Poiché, per una corretta indicazione all’esame e per la successiva interpretazione, è fondamentale il primo momento, dell’avvenuta identificazione del disturbo, l’OCT non deve essere considerata un’indagine di screening, ma una metodica complementare all’anamnesi, all’esame obiettivo oftalmoscopico e alla fluorangiografia, che non può sostituire.</p><p class="bibliografia">bibliografia </p><ul><li> Comitato di Etica SOI Società oftalmologica Italiana. La tomografia ottica a luce coerente (OCT). Documenti 2005; 25.</li><li>Voo I et al. Clinical applications of optical coherence tomography for the diagnosis and management of macular diseases. Ophthalmol Clin North Am. 2004; 17: 21.</li><li>Shukla D et al. Optical coherence tomography findings in acute macular neuroretinopathy. Eye 2005; 19 (1): 107. </li></ul>

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