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Il mondo della pediatria non è concorde sullopportunità
di una vaccinazione universale dellinfanzia anche contro la varicella.
Forse i tempi sono prematuri, ma la si può proporre a pre adolescenti
e adulti non immuni
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Il numero di nuovi vaccini per linfanzia va crescendo. In pochi anni,
dopo lintroduzione della vaccinazione anti Hib (vedi Occhio
Clinico Pediatria 1997; 1: 28), si è avuto un nuovo vaccino per la
varicella (vedi il riquadro), il vaccino eptavalente coniugato
per il pneumococco, quello antimeningococcico. Il vaccino per il rotavirus,
pur efficace, ha dovuto essere ritirato perché associato a unaumentata
frequenza di invaginazione intestinale. Queste molecole si aggiungono a quelle
già disponibili per le strategie di immunizzazione universale dellinfanzia
(diftotetanopertosse, epatite B, Hib, poliomielite, MMR). Evidentemente, le
resistenze degli antivaccinisti, molto rumorose, non hanno scoraggiato le industrie
produttrici e si sta attraversando una fase di intenso sviluppo di prodotti.
Pediatri e programmatori sanitari si trovano di fronte a questioni di scelta
e di priorità. In queste settimane viene lanciata dallIstituto
superiore di sanità la campagna per leliminazione del morbillo
e della rosolia congenita; nuove proposte si affacciano nella letteratura scientifica,
come lopportunità di allargare lindicazione per la vaccinazione
antinfluenzale nellinfanzia (vedi Occhio
Clinico Pediatria 2002; 9-10: 6); la Gran Bretagna ha istituito con grande
successo una campagna di vaccinazione anti meningococco C; infine da due o tre
anni lAdvisory Committee on Immunization Practices (ACIP) raccomanda la
vaccinazione anti varicella, dopo lanno di vita, per tutti i bambini.
La scelta dellIstituto superiore di sanità di promuovere la campagna
anti morbillo e rosolia stabilisce una priorità che dovrebbe essere discussa
dalla Conferenza stato-regioni. E noto, invece, che la Regione Sicilia
ha per ora puntato su una campagna anti varicella. A sostegno di quella contro
il morbillo è lindicazione dellOMS (Regione europea), che
pone lobiettivo delleliminazione del morbillo e della rosolia congenita
in pochi anni. Come verrà stabilito lordine di precedenza? Purtroppo,
bisogna ancora una volta prendere atto del fatto che si dovrà decidere
in mancanza di dati sufficientemente attendibili. I dati del sistema di sorveglianza
dei pediatri sentinella (SPES) possono permettere una stima di incidenza delle
malattie prevenibili. I dati del Ministero (Bollettino epidemiologico) sono
tardivi e, a causa della mancata notifica, fortemente sottovalutati. In mancanza
di studi ad hoc sullepidemiologia di queste malattie, sulle loro sequele
e sul loro costo sociale (burden of disease) è difficile fondare una
scelta su solide basi.
Cè un solo studio economico sulla varicella in Italia condotto
alcuni anni fa da un gruppo di pediatri sentinella. Esso, oltre a stabilire
i costi legati alla malattia, confermava la bassa frequenza di complicanze o
ricoveri, la bassa incidenza fra gli adulti, lalta diffusibilità
del contagio (casi secondari). Anche se la malattia è teratogena, il
peso di questa grave situazione non è stato valutato ed esistono pochi
dati epidemiologici anche a livello internazionale. Si sa solo che il danno
fetale è molto meno frequente che per la rosolia. Il maggior peso economico
è costituito dai costi indiretti e, quasi totalmente, dalle giornate
di lavoro perse dai genitori. Il picco di massima incidenza si ha nelletà
scolare, i casi secondari sono in genere costituiti dai fratelli più
piccoli. Oltre il 90 per cento della popolazione è colpito entro i dieci
anni di vita. Il decorso è più pesante nelladulto e nellanziano.
E ragionevole allargarne le indicazioni
Come per altre vaccinazioni, ci si può porre da due diversi punti di
vista: del pediatra e del programmatore sanitario. Per il primo, si tratta di
consigliare o meno il vaccino al proprio paziente. Per il secondo, si tratta
di decidere se incorporare la profilassi nellambito delle campagne di
vaccinazione universale dellinfanzia. Non sono stati condotti studi costo/beneficio
sul valore della vaccinazione nel contesto italiano. Pertanto non appare possibile
raccomandare una vaccinazione universale dellinfanzia, né sostenere
che la vaccinazione antivaricella debba far parte delle strategie di sanità
pubblica. Quando verranno fatti, gli studi economici dovranno confrontare la
vaccinazione con diverse alternative: nessun intervento, intervento sui casi
di infezione con farmaci antierpetici, uso delle immunoglobuline nei soggetti
a rischio (gravide, immunodepressi). Si tratterà, dunque, di studi complessi.
Per il momento, si può ragionevolmente raccomandare la vaccinazione a
chi non abbia avuto la varicella fino a 10-12 anni. Dato che il ricordo della
malattia è piuttosto robusto (diversamente che per altre infezioni dellinfanzia),
il vaccino potrebbe anche essere raccomandato a tutti gli adulti che non ricordino
di aver fatto la varicella, in particolare a chi abbia contatti frequenti con
bambini e, analogamente, agli operatori sanitari che potrebbero avere contatti
con soggetti immunodeficienti. Come per la rosolia, il periodo puerperale potrebbe
costituire una buona occasione di vaccinazione per le madri suscettibili.
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