| Stefano Drago - Padova |
Nessuna preferenza per sesso o età |
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Marco, che ora ha tredici anni, mi ha sempre messo alla prova e non si può proprio dire che sia stato un bambino facile da gestire per la sua famiglia. Fin dai primi mesi di vita dormiva male. Il sonno difficile è stato dapprima imputato alle coliche infantili, poi alla dentizione, poi a disturbi comportamentali, infine a fastidiosi dolori notturni agli arti inferiori, inquadrati genericamente come dolori di crescita, che si placavano solo con massaggi o passeggiando per la stanza. Anche a scuola, alle elementari, le cose non andavano molto bene: gli insegnanti si lamentavano dicendo che faceva fatica a mantenere lattenzione, non riusciva a stare seduto al suo posto e girovagava per laula. Per due anni è stato seguito da uno psicologo, per sindrome da deficit di attenzione e iperattività, senza miglioramenti, fino a che una chiacchierata con un collega pediatra al ritorno da un convegno mi ha illuminato: «La storia di Marco mi ricorda molto un articolo che ho letto poco tempo fa sulla restless legs syndrome». Il nome della sindrome non mi dice molto. Svolgo una veloce ricerca in Medline e con sorpresa scopro che le manifestazioni presentate da Marco collimano con quanto leggo. Ne parlo con un neurologo che in breve tempo vede il ragazzo e conferma il sospetto. Sono moderatamente soddisfatto: ho trovato infine una soluzione ai disturbi di Marco, ma allo stesso tempo penso che ce nè voluto di tempo Forse un po troppo. |
| Restless leg syndrome Occhio Clinico Pediatria 2002; 1: 13 |
| Key Words Restless Legs Syndrome; Periodic Limb Movement Disorder |
| Summary Restless legs syndrome (RLS) is not easily detectable in children. It equally affects females and males and may begin at any age, although prevalence increases with the years. At present, there is no conclusive data, but it is considered an autosomic dominant disorder. It manifests itself with deep dysaesthesia in the legs, particularly in the calves, which induces people to move in an effort to relieve the uncomfortable sensations. It occurs and worsens after a period of rest, especially in the evening and at night. The diagnosis is generally based on the anamnesis. The periodic limb movement disorder and the attention deficit hyperactivity disorder are most frequently associated with RLS. Commonly used drugs are opioids and dopaminergic agents, but before prescribing them it is advisable to offer educational interventions in order to favour and improve sleep. Moreover, it is up to the patients to devise the situations that help alleviate the symptoms. |
La sindrome delle gambe senza riposo (restless legs syndrome degli autori
anglosassoni), descritta per la prima volta nelladulto nel 1945 (Ekbom
1945), non è di facile riconoscimento quando si presenta nel bambino
e spesso viene misconosciuta ed erroneamente scambiata con altre patologie.
Il curante di Marco che non deve perciò crucciarsi troppo per il ritardo
con cui è arrivato alla diagnosi corretta.
Anche se fino a oggi sono pochi gli studi che riguardano questa fascia detà,
è bene che il pediatra di famiglia sappia della sua esistenza e impari
a riconoscerla, per gestire al meglio storie complicate come quella descritta.
Nessuna preferenza per sesso o età
La sindrome delle gambe senza riposo si manifesta con ugual frequenza nei due
sessi e lesordio può situarsi in qualsiasi età (nel 40 per
cento dei casi prima dei ventun anni). Ogni età ne è colpita,
pure la prima infanzia (Walters 1994), anche se tipicamente è una condizione
la cui prevalenza aumenta con gli anni, arrivando tra il 20 e il 25 per cento
dopo i 65 anni. Negli Stati uniti si ritiene che circa l8 per cento della
popolazione sia affetta da questa condizione neurologica (Restless Leg Syndrome
Foundation 2001). Spesso, allindagine anamnestica, risulta colpito un
familiare di primo grado e per questo, anche se al momento non vi sono dati
definitivi, si ritiene che sia una patologia ereditaria a trasmissione autosomica
dominante.
Il riposo è nemico
Il collega racconta che Marco faceva fatica a dormire e, per il dolore avvertito
alle gambe, doveva massaggiarsi o muoversi per la stanza durante la notte. Infatti
la sindrome si manifesta tipicamente con una disestesia profonda localizzata
bilateralmente agli arti inferiori, soprattutto ai polpacci, che costringe chi
ne è affetto a muoversi per alleviare la sensazione fastidiosa (Walters
1995, Chokroverty 1999).
Il malessere insorge e peggiora con il riposo, soprattutto di sera e di notte
e per questo, nel ragazzo, può essere attribuito a dolori di crescita
come si è verificato per Marco (Ekbom 1975).
La diagnosi si basa fondamentalmente sullanamnesi, tenendo presente che
agli aspetti tipici descritti possono associarsi altre manifestazioni, che non
sono essenziali per la diagnosi ma che possono essere dirimenti nei casi dubbi
(vedi la tabella 1 qui sopra).
Il malessere agli arti inferiori viene descritto dalle persone che ne sono affette
nei modi più disparati (vedi la tabella 2 qui sotto)
e solo raramente (nel 20 per cento dei casi) si presenta come dolore vero e
proprio.
Per soddisfare la necessità impellente di muoversi il paziente, come
racconta il collega di Marco che narra il caso, di solito si alza dal letto
e cammina per la stanza, ma può anche dar atto a tutta una serie di esercizi
che ritiene utili per alleviare il disagio (movimenti di flessione, di marcia
sul posto, stretching, uso della cyclette e così via).
Come
già detto, le parestesie si presentano soprattutto nelle ore serali e
nelle prime ore della notte (tra le 18 e le 4 del mattino) e sono scatenate
dal riposo. Nel caso di Marco è difficile dire se lincapacità
a stare seduto a lungo a scuola riferita dagli insegnanti sia da attribuire
a un disturbo di deficit di attenzione con iperattività (sullargomento
vedi Occhio Clinico Pediatria 2000; 4: 12, 2001;
2: 5 e 26), come ipotizzato a un certo punto della sua storia, o alla sindrome
delle gambe senza riposo; sicuramente la posizione seduta per periodi prolungati
(a scuola, ma anche in automobile, in treno, a tavola o davanti al televisore)
e il giacere a letto fanno esordire i sintomi in un breve arco di tempo, da
pochi minuti fino a unora al massimo.
I numerosi compagni della sindrome
Tra le manifestazioni che più frequentemente si associano alla sindrome
delle gambe senza riposo (in circa l80 per cento delle persone affette),
vi sono i movimenti periodici degli arti durante il sonno (periodic limb movement
in sleep) (Picchietti 1999).
Questi movimenti involontari si manifestano durante la fase non REM, quando
sono assenti i movimenti rapidi oculari tipici della fase REM, non vi è
produzione di sogni e subentra normalmente una completa inibizione dellattività
muscoloscheletrica.
Sono movimenti rapidi, a scatto o sussulto, ripetitivi, spesso stereotipati,
che si presentano ogni 15-40 secondi coinvolgendo prevalentemente gli arti inferiori,
con estensione degli alluci e flessione di caviglie, ginocchia e anche. Se sono
intensi possono provocare il risveglio.
La polisonnografia o la videoregistrazione notturna possono, in casi selezionati,
rilevare queste manifestazioni, non sempre percepite dal piccolo paziente e
dalla sua famiglia (Walters 1994); la dimostrazione della loro presenza è
un elemento che può confermare la diagnosi di movimenti periodici degli
arti durante il sonno in questa fascia di età.
I movimenti periodici degli arti possono essere presenti anche in stato di
veglia (periodic limb movement while awake).
In questo caso di tratta di movimenti in flessione degli arti, rapidi, casuali,
isolati o a cluster, molto simili alle mioclonie che si presentano fisiologicamente
in individui sani nella fase di addormentamento. La loro presenza durante le
ore del giorno rafforza ulteriormente la diagnosi di sindrome delle gambe senza
riposo.
Come nel caso esposto, i disturbi del sonno sono molto frequenti in questi ragazzi:
faticano ad addormentarsi perché il riposo e limmobilità
evocano i sintomi e al contempo hanno anche difficoltà a mantenere il
sonno durante lintera notte.
Il malessere avvertito agli arti ne è sicuramente il principale responsabile,
ma una parte importante è costituita probabilmente anche dai movimenti
periodici degli arti durante il sonno.
Stanchezza, facile affaticabilità e sonnolenza durante il giorno successivo
sono logiche conseguenze della notte agitata. I bambini che ne sono affetti
vengono spesso etichettati come nervosi o iperattivi.
Le difficoltà di concentrazione e linsuccesso scolastico di Marco
narrati nel caso in apertura possono trovare qui, almeno in parte, la loro spiegazione.
Daltro canto più di uno studio ha mostrato lassociazione
tra la sindrome e disturbi cognitivi e comportamentali, il disturbo di deficit
di attenzione con iperattività (ADHD) in particolare (Picchietti 1996).
Le due condizioni hanno alcune manifestazioni sovrapponibili e per questo possono
essere erroneamente scambiate tra loro.
E anche vero però che è possibile, è anzi relativamente
frequente, una concomitanza delle due patologie. Alla base di questa associazione
potrebbero esserci un difetto genetico comune o un deficit di dopamina a livello
cerebrale (vedi il riquadro).
Come comportarsi
Sulla scia delle osservazioni sulla possibile fisiopatologia della sindrome,
che vede coinvolti neurotrasmettitori (in particolare dopamina) e il metabolismo
del ferro (vedi il riquadro) si è sviluppato il trattamento
della sindrome che si avvale di terapie farmacologiche (Restless Legs Syndrome
Foundation 2001, National Guideline Clearinghouse 2001), ma non solo. Molte
volte infatti è il paziente stesso che identifica le attività
e le situazioni che alleviano la sua sintomatologia.
Oltre a un moderato esercizio fisico anche le attività che richiedono
concentrazione e impegno mentale possono essere di giovamento, come pure lastensione
da sostanze di cui è nota unazione facilitante sulle manifestazioni
della patologia (vedi la tabella 3).
Il trattamento farmacologico (National Guideline Clearinghouse 2001) si avvale
principalmente di due classi di farmaci: gli oppioidi (soprattutto oxicodone
e destropropoxifene) e gli agenti dopaminergici (soprattutto pergolide e carbidopa/levodopa),
preferiti questi ultimi perché non gravati dai fenomeni di tolleranza
e dipendenza generati dai primi. Anche per la carbamazepina vi sono buone prove
di efficacia. Per altre categorie di farmaci, vi sono meno dati e il loro effetto
è ampiamente variabile da paziente a paziente.
Non viene riferito, nel caso narrato in apertura, la terapia intrapresa da
Marco, ma sicuramente in questa fascia di età lapproccio deve essere
prudente e ponderato, non essendovi al momento attuale linee guida condivise
(National Guideline Clearinghouse 2001). Prima di ricorrere ai farmaci è
bene avviare interventi educativi volti a favorire il sonno e a migliorarne
la qualità. Solo di fronte a un insuccesso e a una rilevanza delle manifestazioni
è lecito ricorrere a una terapia farmacologica.
Al momento attuale sono pochi i trial che riguardano letà pediatrica
(Restless Leg Syndrome Foundation 2001) e sono relativi allutilizzo di
pergolide, clonazepam, clonidina e carbidopa/levodopa.
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