| Uno studio americano confronta le principali motivazioni attuali contro l'immunoprofilassi infantile con quelle che circolavano nel diciannovesimo secolo in Gran Bretagna. |
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William Hime-Rothery, president, 1878, Anti-Compulsory Vaccination League |
Oltre un secolo di storia, delluomo e della medicina, separa le affermazioni riportate nel caso in apertura dai tempi moderni, ma al posto di 1878 non stonerebbe leggere 2002.
Tutto cominciò con una legge
In Gran Bretagna lobbligo delle vaccinazioni per legge nei bambini, pena
il pagamento di multe o anche la prigione per gli inadempienti, vede la luce
nel 1853, quando per la prima volta il governo si intromette nel campo delle
libertà civili in nome della salute pubblica. Gli oppositori al provvedimento
non si sono fatti attendere e sempre nel 1853, a Londra, viene fondata la Lega
anti vaccinazioni. Da allora la diatriba si ripresenta in occasione di ogni
nuova campagna vaccinale, previo un adattamento ai tempi e ai luoghi, e se negli
anni il linguaggio e i mezzi di informazione sono cambiati, è rimasta
immutata la sostanza dellavversione allimmunoprofilassi.
Sullargomento si sono interrogati a fondo due medici del Dipartimento
di medicina di famiglia di Chicago, Robert Wolfe e Lisa Sharp, che hanno svolto
un meticoloso lavoro di ricerca e hanno ricostruito le similitudini tra passato
e presente (Wolfe 2002). Hanno infatti selezionato le principali motivazioni
attualmente addotte contro limmunoprofilassi infantile (prese da diversi
siti web) per poi paragonarle a quelle che circolavano nel diciannovesimo secolo
(prese da The National Anti-Compulsory Vaccination Reporter di Cheltenham, Gran
Bretagna). La lettura del loro sforzo è utile a tutti, perché
la conferma del radicamento dei principali pregiudizi è sostenuta da
un confronto puntuale (vedi la tabella 2).
Se davvero, nonostante laumento di conoscenze scientifiche e le innumerevoli
conferme sul campo della validità dei vaccini (accompagnate dalle smentite
di presunte relazioni tra immunoprofilassi e per esempio autismo o alcune malattie
autoimmuni) le convinzioni dei movimenti anti vaccinazioni non sono cambiate,
qualcosa non ha funzionato nella comunicazione e nella collaborazione tra il
mondo medico e quello dei genitori. E fondamentale trovare un punto dincontro
e cercare la via del dialogo, fare tesoro delle regole del counselling e del
consenso informato, ossia di tutti gli strumenti che favoriscono la scelta di
salute consapevole, caratteristica della medicina contemporanea. La posta in
gioco è davvero troppo alta: la salute dei bambini (e non solo), come
insegna anche la recente dolorosa esperienza del morbillo nel Sud Italia (vedi
anche Occhio Clinico Pediatria 2002; 7: 5 e 6).
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