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Marcare stretto l’eccesso di peso serve a poco

 

Aurelio Nova, Elisabetta Sala - Monza
Gruppo collaborativo Pediatri di famiglia e obesitá*


Obesity in italian children
Occhio Clinico Pediatria 2002; 8: 16
Key words
Obesity; Diet; Counselling
Summary
A prospective study has compared two different types of interventions aimed at reducing excessive weight in obese children. Both can be managed directly by paediatricians in out-patients centres. Eighteen family paediatricians were randomly allocated to two groups on the basis of two possible treatments: the use of informative forms on obesity and associated risks, qualitative advice for a balanced diet and general exhortation to increase physical activity; or the suggestion of a 1,400-calorie diet, detailed instructions for gradual exercise intensification and a diet diary checked together with the doctor in follow up visits. The study enrolled 186 children aged 3-12 (median age 8,5) with an EID index equal to or higher than 20%.
After 24 months’ follow up it has emerged that active treatment is more effective than simple monitoring in controlling excessive weight gain, but results are not very relevant (less than 4 %) considering that it entails great efforts for the family and the paediatrician as well as intense medicalization.
La gestione del bambino obeso nella pratica ambulatoriale del pediatra di famiglia è un tema di attualità sia per l’alta prevalenza dell’obesità infantile (dal 10 al 30 per cento della popolazione italiana in età scolastica a seconda dei diversi studi e delle diverse aree geografiche esaminate) sia per l’assenza di studi condotti direttamente dal pediatra in ambulatorio e di precise raccomandazioni da parte delle organizzazioni scientifiche (vedi anche la rubrica «EBM»). Su queste premesse, nel gennaio del 1998 è stata iniziata una ricerca sulla gestione dell’obesità da parte del pediatra di famiglia (vedi anche Occhio Clinico Pediatria 1998; 1: 36).

Attraverso uno studio prospettico sono stati confrontati due tipi di intervento, finalizzati a ridurre l’eccesso di peso in bambini obesi tra i tre e i dodici anni, gestibili direttamente in ambulatorio senza l’intervento di altre figure professionali. I risultati di questo studio dopo un anno di follow up, completi di analisi statistica , sono stati pubblicati su Ambulatory Child Health. Qui di seguito vengono riportati in sintesi i dati più significativi dopo i due anni di controllo.

I pazienti reclutati
Diciotto pediatri di famiglia (dieci femmine e otto maschi) della Lombardia hanno aderito alla ricerca (il 13 per cento di coloro ai quali era stata proposta), con un numero medio di 787 pazienti (da 600 a 985). I medici sono stati randomizzati in due gruppi sulla base di due possibili trattamenti del sovrappeso.
• Gruppo A (dieci pediatri), di controllo: utilizzo di schede opportunamente predisposte fornite ai bambini e ai loro genitori con informazioni sull’obesità e sui rischi associati, consigli di tipo qualitativo per una corretta alimentazione e generico invito ad aumentare l’attività fisica.
• Gruppo B (otto pediatri), di intervento: proposta di una dieta di 1.400 calorie circa, istruzioni dettagliate riguardo il graduale incremento dell’attività fisica e compilazione di un diario alimentare, controllato con il curante nelle visite di follow up.
Nel gruppo B è stato inoltre richiesto un coinvolgimento diretto dei genitori per favorire l’adesione del bambino al programma proposto. Durante le visite di controllo veniva fatta una valutazione soggettiva da parte del pediatra (buono, sufficiente, scarso) del coinvolgimento dei genitori e dell’adesione al programma dietetico (in base all’accuratezza della compilazione del diario).
Nell’arco di tre mesi e mezzo sono stati arruolati 186 soggetti fra i 3 e i 12 anni, con un’età media di 8 anni e mezzo, giunti dal curante per un bilancio di salute o specificamente per il peso eccessivo. Sono stati definiti obesi e inseriti nello studio i bambini con eccesso ponderale (EID index, vedi il riquadro sopra) pari o superiore al 20 per cento. Di questi, 114 sono stati trattati nel modo consueto (gruppo A) e 72 hanno seguito il programma specifico (gruppo B). L’eccesso di peso medio era maggiore nel gruppo B (46 per cento) rispetto al gruppo A (38,7 per cento), mentre erano sovrapponibili le variabili comportamentali esaminate, a eccezione del consumo di spuntini molto maggiore e del tono dell’umore meno buono nel gruppo B (vedi la tabella 1). Tali informazioni sono state ottenute intervistando il bambino e i genitori durante la prima visita. I controlli nel gruppo A sono stati effettuati dopo 6, 12 e 24 mesi, mentre nel gruppo B sono stati molto più numerosi e, soprattutto inizialmente, più ravvicinati (dopo 1 mese, 2 mesi e mezzo, 4, 6, 9, 12, 18, 24 mesi). Come parametri di valutazione sono state considerate le percentuali di adesione alle visite di follow up, le variazioni di peso e quelle delle variabili comportamentali a 6, 12 e 24 mesi.

Risultati
L’81 per cento dei bambini si è presentato al controllo finale a 24 mesi (86 per cento nel gruppo A e 72,2 nel gruppo B). Mentre nel gruppo B l’adesione alle diverse tappe si è mantenuta costante, nell’A la partecipazione ha avuto un andamento alterno, con un deciso recupero all’ultimo controllo (vedi la tabella 2). Considerando l’insieme delle visite proposte però, il 64 per cento dei bambini si è presentato a tutti i controlli previsti nel gruppo A e solo il 23,6 per cento in quelli del B. La partecipazione è stata comunque assai variabile da pediatra a pediatra in entrambi i gruppi.
Al termine dello studio è stata registrata una diminuzione clinicamente poco rilevante dell’eccesso ponderale rispetto al valore iniziale, del 2 per cento nel gruppo A e del 3,7 per cento nel B (vedi la tabella 3); tale decremento risulta maggiore di un altro un per cento, per entrambi i gruppi, nei bambini che si sono presentati a tutti i controlli. Il 13,2 per cento dei bambini del gruppo A e il 5,5 per cento del gruppo B è riuscito a scendere a fine studio al di sotto del 20 per cento di eccesso ponderale.
In entrambi i gruppi il maggior decremento si è verificato nei primi sei mesi; con l’approccio consueto (gruppo A) la riduzione che si ottiene a sei mesi è minima (2,8 per cento), ma si mantiene poi invariata nel tempo; mentre nel gruppo che attua un trattamento più aggressivo il decremento è rilevante (9,1 per cento) quando i contatti con il pediatra sono più numerosi, ma nei mesi successivi il peso tende ad aumentare di nuovo.
Al termine dello studio la riduzione dell’eccesso ponderale nel gruppo B è ancora maggiore rispetto al gruppo A, ma non più in modo statisticamente significativo come ai precedenti controlli. Invece, all’interno di ciascun gruppo, il decremento a fine studio risulta statisticamente significativo nel gruppo B e non nell’A.

Nel gruppo B l’adesione alla dieta è costante (un bambino su tre) ed è correlata a una riduzione dell’eccesso ponderale significativamente maggiore (vedi la tabella 4). Un coinvolgimento dei genitori valutato come buono dal pediatra corrisponde a una maggiore adesione alla dieta e a una maggiore diminuzione dell’eccesso ponderale (vedi le tabelle 5 e 6) ma si ottiene solo in una famiglia su tre a sei mesi e in una su sei in seguito. Come ultimo dato si può riportare che in entrambi i gruppi non sono state registrate variazioni significative delle variabili di comportamento né durante il follow up né al termine del periodo di controllo. Inoltre nel gruppo B è stata rilevata una tendenza al peggioramento del tono dell’umore e del rendimento scolastico.

Conclusioni
Dopo 24 mesi di follow up, un intervento attivo risulta più efficace del semplice monitoraggio nel controllo dell’eccesso ponderale, ma i risultati sono in assoluto poco rilevanti a fronte di un notevole impegno per la famiglia e per il pediatra di famiglia e di una intensa medicalizzazione. E’ pertanto ancora da individuare una strategia complessiva, praticabile a livello di cure primarie, adeguata al controllo dell’obesità in età pediatrica.
I migliori risultati si ottengono all’inizio dell’intervento, in termini sia di riduzione di peso sia di partecipazione dei genitori, e la frequenza dei contatti con il curante gioca un ruolo importante. La dieta è un fattore determinante per ottenere la riduzione di peso ed è necessario un coinvolgimento attivo dei genitori perché il bimbo segua la dieta.
Il pediatra di famiglia, per la specificità del suo ruolo professionale, è in grado di mantenere un contatto attivo e prolungato nel tempo con il bambino obeso e la sua famiglia: l’80 per cento di adesione al follow up a due anni è un risultato decisamente migliore per esempio di quello ottenuto allo stesso tempo in uno studio multicentrico in 11 dipartimenti di pediatria italiani (6,4 per cento nei maschi e 9,7 per cento nelle femmine).
In ogni caso la motivazione del singolo pediatra nel prendersi carico del bambino obeso riveste un ruolo importante, come testimoniato sia dalla bassa partecipazione allo studio dei medici sia dalla differente adesione dei bambini al termine del follow up fra i diversi pediatri partecipanti.

* Anna Bettinardi, Angela Biolchin,P. Bovolato, Luca Brivio, R. Cazzaniga, A. Corbetta, Lionella Crespi, G. Fasani, Carla Gussoni, Giuseppe Lietti, M. Limonta, Giuseppina Meregalli, Mario Narducci,Luciano Scotti L, Bruno Vignati, Federica Zanetto.



Bibliografia
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