| Amleto DAmicis - Unità
statistica ed economia, Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione Roma |
Cosa leggere tra le risposte |
| Eating habits of todays Italian children Occhio Clinico Pediatria 2002; 8: 23 |
| Key words Diet; Alcoholic; Vegetables |
| Summary Data from an ISTAT (Central statistics office) interview survey carried out on a sample of youngsters between the ages of 6 and 17 (further divided into three age subgroups) from all over Italy has highlighted changing trends in young peoples eating habits. The aim was to assess to what extent guidelines for a balanced diet were followed, and the incidence of eventual deviations on childrens health. The worst practices concern the consumption of alcoholic beverages which are on the increase,especially between meals, already from the age of 12 but also an insufficient intake of fruit and vegetables. |
Cosa leggere tra le risposte
Si è partiti da una serie di indagini ISTAT condotte dal 1993 al 2000
su un campione molto rappresentativo di oltre 50.000 persone, giovani e adulte,
che si proponeva di raccogliere indicazioni sui diversi comportamenti degli
italiani. Da quel ricco insieme di dati sullo stile di vita quotidiano, ottenuti
tramite interviste, si è pensato di scorporare quelli relativi allalimentazione
infantile.
LINRAN
(Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione), infatti, ha
curato, su invito di un comitato scientifico costituito ad hoc, lanalisi
dei dati alimentari. Lo scopo era di valutare quanto, in tutto lo Stivale, si
fosse lontani dal raggiungere gli obiettivi nutrizionali indicati per risolvere
i problemi di salute (vedi la tabella 1). Per fare un esempio,
ci si è chiesti quanti adolescenti osservano il precetto del «five
a day», ossia delle cinque porzioni di verdura e frutta il giorno (di
cui se ne consigliano tre di verdura e due di frutta).
Come dare un peso numerico
Per estrapolare dati numerici dalle risposte alle domande contenute nei questionari
che, non essendo state pensate al proposito, a volte erano state formulate in
maniera poco precisa, si sono dovuti generare alcuni indici. Il più utile
è stato il tasso medio periodale semplice, o TMPS, con cui è stata
determinata la variazione temporale del consumo per ciascun gruppo di alimenti:
un tasso positivo indica un aumento, uno negativo una diminuzione e un risultato
pari a zero indica stabilità.
Combinando
landamento delle frequenze di consumo con il numero di consumatori sono
stati identificate cinque tendenze, che vanno da «fortemente crescente»,
in cui si registra sia un aumento del numero di consumatori sia unintensificazione
di tutte le frequenze, a «decrescente», in cui calano i consumatori
e si rarefanno le frequenze; tra le situazioni intermedie, da notare quella
descritta come «polarizzazione» in cui diminuiscono i consumatori
ma si intensificano le frequenze (vedi la tabella 2).
Prime indicazioni
I risultati possono essere letti nella tabella 3: i dati
più allarmanti sono laumento del consumo delle bevande alcoliche
e superalcoliche che si osserva già a partire dai 12 anni.Qui probabilmente
pesa lusanza dellaperitivo, la birretta prima di cena ma anche tutte
le variazioni locali sul tema del vino «corretto» (come lo «spritz»
o la «bicicletta») così come la frequentazione delle discoteche.
Per quanto riguarda laumento del consumo di maiale, va precisato che,
se si includono anche gli insaccati, è da sempre la prima fonte di carne
degli italiani. Forse proprio perché si tratta di un cibo amato, ci si
è subito attenuti allindicazione che «più magro è,
meglio è». Il maiale, non essendo un ruminante, deposita quello
che mangia senza sottoporlo a trasformazione, quindi, se lanimale è
nutrito con grassi insaturi i suoi grassi sono, come gli oli vegetali, poveri
di acidi saturi; inoltre il grasso si distribuisce allesterno della massa
muscolare ed è quindi facilmente rimovibile (a differenza della carne
bovina, che ha la parte grassa nel mezzo delle fasce muscolari); infine nellaumentare
la popolarità di questa fonte di proteina ha influito sicuramente la
minaccia della BSE.
Laltro
dato che vale la pena sottolineare, perché in disaccordo con le indicazioni
dei nutrizionisti, è la contrazione del consumo delle verdure in foglie
sia cotte sia crude, degli ortaggi in generale e della frutta. Purtroppo nel
questionario non cera una domanda relativa ai legumi, che è lecito
pensare sarebbero risultati anchessi poco graditi ai giovani. E
polarizzato il consumo di carne bovina, almeno finché le mamme hanno
voce in capitolo sulla dieta dei figli (cioè fino ai 13 anni circa),
risulta poco chiara lindicazione sul pesce mentre cala il consumo di carne
di pollo (sia per numero di persone sia per frequenza), forse sullonda
dello scandalo della diossina: a dire il vero, questo dato è da interpretare
in maniera positiva dato che lodierna carne dei polli di allevamento sa
di poco e si disfa anche in seguito a una breve cottura.
Cosa concludere
Questo genere di dati non permette di dare una valutazione quantitativa sullo
scostamento dagli obiettivi nutrizionali, ma solo di catturare le tendenze evolutive
nella popolazione in generale, e per specifiche fasce detà.
Per continuare lo studio sarebbe auspicabile potenziare la batteria di voci,
gia presenti nellindagine, con una serie ristretta di domande tendenti
a valutare i comportamenti durante e fuori dai pasti e a calcolare in qualche
modo le quantità dei prodotti consumati. Meglio sarebbe condurre indagini
mirate nelle quali si potrebbe chiedere ai ragazzini (o meglio ai loro genitori)
come fanno i pasti, cosa mangiano per la prima colazione e cosa a merenda (sia
a scuola sia a casa), se pranzano o cenano tutti insieme seduti a tavola o ognuno
per conto suo, se davanti alla televisione, e così via.
Per laspetto quantitativo si potrebbero convincere i genitori selezionati
a segnare scrupolosamente tutto ciò che ingeriscono i figli per tre giorni.
Lindagine potrebbe essere portata avanti attraverso la rete di pediatri
di famiglia: basterebbe un pediatra per ogni Provincia e quattro o cinque pazienti
allanno, opportunamente selezionati per ciascun pediatra. Non è
detto che in un prossimo futuro non si possa avviare questa ricerca anche con
la collaborazione di Occhio Clinico Pediatria.
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