Antonio Addis - Ufficio informazione sui farmaci, Ministero della salute, Roma
| Le prove a disposizione dicono che dosaggi normali di acido acetilsalicilico e paracetamolo non provocano anemia emolitica in chi è affetto da favismo |
Poche idee ben confuse sui farmaci
dannosi |
|
|---|
|
Gavino è un bimbo di tre anni con un nome che racconta chiaramente lorigine isolana dei suoi genitori: la Sardegna. Lo conosco bene perché lho visitato più volte per piccoli disturbi caratteristici della sua età e anche in questo caso mi viene portato per una sindrome influenzale per nulla preoccupante. Al contrario del solito, lambulatorio non è affollato e mi trattengo a parlare con la mamma delle specialità culinarie della sua regione. Chiacchieriamo intanto che le compilo le ricette: a un tratto mi sorge un dubbio riguardo la scelta dei farmaci che posso prescrivergli. Infatti, quasi incidentalmente, la signora mi dice di essere affetta da favismo. So che molti principi attivi sono sconsigliati in pazienti con questo deficit enzimatico e ricordo anche di aver letto in alcune schede tecniche del paracetamolo la controindicazione in pazienti con deficit di glucosio 6 fosfato deidrogenasi. Mi chiedo che peso dare a questa avvertenza: è un esempio della grande cautela con cui vengono scritti i foglietti illustrativi o segnala piuttosto un rischio reale di reazioni avverse? Inoltre mi sembra di aver letto un articolo dedicato agli antipiretici e antinfiammatori (Occhio Clinico Pediatria 1999; 8: 27), per cui mi domando, nel caso in cui la controindicazione sia fondata, quale alternativa utilizzare quando un bambino come Gavino ha la febbre e la gola arrossata. |
Il
difetto enzimatico di cui è affetta la mamma di Gavino è stato
identificato durante lo studio dellanemia emolitica indotta da alcuni
farmaci quali la primachina. Forse per questo lemolisi legata allassunzione
di farmaci è stata per lungo tempo ritenuta la più importante
e comune conseguenza clinica della deficienza dellenzima glucosio 6 fosfato
deidrogenasi (G6PD). Ora invece si ritiene che le malattie infettive abbiano
un ruolo molto più rilevante nellavviare lemolisi.
Poche idee ben confuse sui farmaci dannosi
Lequivoco però persiste, come dimostra la testimonianza del pediatra
di Gavino, così come resta lincertezza sui farmaci in grado di
indurre lanemia in pazienti privi di G6PD.
Oltretutto le informazioni diffuse attraverso le schede tecniche ufficiali di
alcune di queste specialità non aiutano a fare chiarezza sul tema. Infatti
per diverso tempo alcuni foglietti illustrativi di farmaci come appunto il paracetamolo
(per esempio quelli di Efferalgan e Puernol) hanno riportato questa controindicazione
mentre altri no (vedi Tachipirina e Neo-Fepramol) (1).
Daltro canto il Ministero nellottobre del 1999 aveva preso posizione
estendendo tale controindicazione a tutte le specialità contenenti paracetamolo
(2). Con un decreto successivo lo stesso Ministero ha
poi corretto questo eccesso di prudenza, cancellando la controindicazione e
mantenendo solamente una precauzione duso, ossia unindicazione a
«usare con cautela nei soggetti con carenza di glucosio 6 fosfato deidrogenasi»
(3). Lo scopo di questo articolo è ricostruire
un quadro attendibile delle sostanze farmaceutiche davvero pericolose per Gavino
e per quelli come lui.
Data la prevalenza di questo difetto enzimatico in alcune aree italiane e il
gran numero di composti in commercio a base di paracetamolo, gli interrogativi
che si è posto il pediatra di Gavino non dovrebbero essere considerati
un evento isolato.
| Da non dimenticare |
|---|
|
Prima di prescrivere farmaci a pazienti con deficit di G6PD considerare
che: |
La carenza dellenzima glucosio 6 fosfato deidrogenasi viene trasmessa
come un carattere legato al cromosoma X. Pertanto i maschi esprimono la mutazione,
mentre le femmine, che hanno anche la copia genica dellenzima normale,
non presentano il difetto ma lo possono trasmettere ai figli. Il G6PD è
un enzima necessario per la stabilità ematica: una sua mancata attività
espone i globuli rossi ai danni ossidativi e può provocare lanemia
emolitica. Il tipo più diffuso di deficienza enzimatica, e il più
rilevante dal punto di vista clinico, è quello detto mediterraneo in
considerazione della sua distribuzione geografica ed etnica. In questa variante
lanemia può rimanere latente e asintomatica per tutta la vita o
manifestarsi con crisi emolitiche improvvise, scatenate da cause alimentari,
infettive o farmacologiche. Una sottopopolazione è particolarmente sensibile
allingestione di fave; da qui il nome di favismo, che tende a essere più
grave quando i legumi vengono mangiati crudi o nei bambini. Altri soggetti invece
sono più suscettibili allesposizione ad alcuni farmaci; ciò
ha fatto inizialmente ipotizzare che tutti i farmaci con proprietà ossidanti
o in qualche maniera collegabili a episodi emolitici (fra cui il paracetamolo)
avessero la capacità di scatenare crisi nelle persone con quel difetto.
La
cautela è dobbligo nel caso si prescrivano farmaci nuovi e con
potenzialità ossidanti a pazienti come Gavino. Nella tabella
1 sono elencati alcuni dei prodotti potenzialmente più dannosi, sulla
base delle ultime revisioni sul tema (4, 5). Le molecole
sono poche e di solito facilmente sostituibili con altre di pari efficacia;
inoltre, per alcune, il rischio di emolisi si basa su segnalazioni isolate e
quindi risente di una suscettibilità interindividuale. Tra gli antinfettivi
è prudente escludere i chinolonici; per i sulfamidici le avvertenze diventano
meno certe: mentre alcune molecole di questo gruppo sono elencate tra quelle
da evitarsi (per esempio sulfametoxazolo più trimetoprim) altre, come
la sulfadiazina e il sulfafurazolo non sembrano esporre agli stessi rischi.
Tra gli antimalarici è sicuramente pericolosa la primachina mentre per
gli altri il rischio di emolisi, specie nel caso di terapie acute, non è
considerato significativo.
La tabella 2 riporta i farmaci scagionati da diversi studi,
in quanto non associati a episodi emolitici. Questi dati non sono di dominio
comune, come rivela il caso narrato, cosa che induce i pediatri a uninutile
limitazione delle prescrizioni. Tra gli esempi più clamorosi vi sono
lacido acetilsalicilico e il paracetamolo, somministrabili a soggetti
con deficit di G6PD a patto che vengano rispettate le abituali dosi terapeutiche.
Per Gavino, però, data la sua giovane età, lacido acetilsalicilico
non è da prendere in considerazione. Lipotesi sulleffetto
emolitico del paracetamolo, sollevata nel 1991 (6) è
stata in passato esaurientemente discussa (7) e i riscontri
sono stati giudicati insufficienti per sostenere unassociazione causa
effetto. I rari casi di anemia emolitica (8, 9) sembrano
da imputare a sovradosaggio. Il solo studio clinico controllato e in doppio
cieco condotto su soggetti con insufficienza di G6PD e trattati con paracetamolo
(17 pazienti) con monitoraggio dei parametri ematologici non ha mostrato differenze
tra i due gruppi (10). Infatti, nonostante la particolare
cautela da parte del Ministero italiano, la controindicazione non trova riscontro
in altri prontuari farmaceutici (11).
1. Zanfi D. Deficit di Glucosio-6-fosfato deidrogenasi: quali farmaci evitare? Informazione sui farmaci 1999; 5: 139.
2. Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana del 9 ottobre 1999. Serie generale n.238. Allegato II
3. Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana del 3 dicembre 1999. Serie generale n.306.
4. Beutler E. Glucose-6-phosphate dehydrogenase deficiency. NEJM 1991; 324: 169.
5. Beutler E. G6PD deficiency. Blood 1994; 84: 3613.
6. Ozsoylu S. Glucose-6-phosphate dehydrogenase deficiency. NEJM 1991; 24: 1742.
7. Beutler E. Glucose-6-phosphate dehydrogenase deficiency. NEJM 1991; 24: 1743.
8. Bartsocas CS. Can acetaminophen cause hemolysis in G6PD deficiency? Acta Haematol 1982; 67: 228.
9. Pootrakul P et al. Effect of acetaminophen on glucose-6-phosphate dehydrogenase, mahidol variant. Acta Haematol 1983; 69: 358.
10. Cottafava F et al. Double-blind controlled comparison of placebo and paracetamol in patients with G-6-PD deficiency. Pediatria medica e chirurgica 1990; 12: 631.
11. British National Formulary 2002.
Invia un tuo commento alla redazione di OCP
torna all'inizio |
![]() © 2002 Occhio Clinico Pediatria |