Roberto Marinello - (Milano)
| Gli accordi regionali e la programmazione aziendale puntano a una maggior aderenza alle realtà locali. Ogni esperienza però deve contribuire al potenziamento dell’assistenza su tutto il territorio |
Controlli garantiti |
Sono
passati quasi due anni dalla pubblicazione dellultimo Accordo collettivo
nazionale per la pediatria di libera scelta (DPR 272 del 28 luglio 2000), ma
sono ancora poche, e concentrate quasi tutte nel Nord, le Regioni dove sono
stati stipulati accordi regionali con i pediatri di famiglia.
Evidentemente, nonostante lenfasi sulle scelte federaliste e sul decentramento
della programmazione sanitaria, poco è stato recepito in sede periferica
e scarsa importanza è stata attribuita al futuro delle cure primarie,
specie di quelle destinate alletà evolutiva.
LAccordo nazionale imponeva linizio delle contrattazioni regionali
entro 90 giorni dalla pubblicazione del decreto, ma non fissava alcuna scadenza
ai tempi di contrattazione. E a tuttoggi solo Abruzzo, Toscana, Liguria,
Basilicata, Veneto, Lombardia e Piemonte hanno stipulato, dopo trattative di
varia durata e intensità, accordi per la pediatria, e ne stanno applicando,
non senza difficoltà, i contenuti normativi ed economici.
E un capitolo di grande impatto culturale e professionale (nonché
economico) nellattività del pediatra di famiglia. DallAccordo
collettivo nazionale del 1996, le visite programmate per i primi sei anni di
vita rappresentano uno strumento qualificante per il pediatra e per il Servizio
sanitario nazionale, che assicura unassistenza preventiva individuale
diffusa su tutto il territorio.
Con il nuovo accordo nazionale tale percorso viene confermato e potenzialmente esteso, a seconda della programmazione delle singole Regioni, anche alletà adolescenziale. Quasi ovunque, tranne che in Lombardia, è stato inserito almeno un bilancio di salute dopo i nove anni di età (vedi la tabella 2 e il riquadro). Ciò rappresenta una tappa fondamentale verso la progressiva acquisizione da parte del pediatra di famiglia della piena competenza nel campo della medicina delladolescenza.Sul libretto sanitario (che è lo strumento di registrazione dei bilanci di salute) ogni Regione ha raggiunto accordi molto diversificati dal punto di vista sia dellentità del compenso sia della modalità di remunerazione (vedi alcuni esempi nel riquadro).
Ambulatorio e laboratorio
Quasi tutte le Regioni hanno attivato forme di self help diagnostico ambulatoriale
(vedi la tabella 3) già previste, ma non ancora compiutamente
regolamentate dallaccordo nazionale.
Alcune (Lombardia, Basilicata, Abruzzo) ne hanno previsto lattivazione
direttamente a livello regionale, mentre altre (Toscana, Veneto) hanno preferito
vincolarne lerogazione a progetti aziendali. La Lombardia ha limitato
alcune di queste prestazioni (prick test, spirometria, impedenzometria, plicometria)
a programmi individualizzati per i bambini affetti da patologie croniche.
E stata comunque definitivamente riconosciuta la qualità ed economicità
di tale approccio, rispetto al tradizionale invio ai laboratori o ai Pronto
soccorso ospedalieri per patologie acute che sono in realtà ben inquadrabili
anche dagli operatori di primo livello.
Quando la malattia è cronica
La Convenzione nazionale per la pediatria di libera scelta introduce, per la
prima volta, la possibilità di attivare forme di monitoraggio specifiche
per bambini e adolescenti affetti da patologie croniche, finora delegati a strutture
di secondo e terzo livello, sia per la scarsità di tempo a disposizione
del pediatra sia per leffettivo impegno clinico e relazionale che questi
casi richiedono.
Ora grazie a programmi concordati a livello regionale o aziendale e al riconoscimento
economico aggiuntivo il pediatra può assumere un ruolo di primo piano
nella gestione di queste patologie, pur in collegamento con i servizi e i centri
di riferimento specialistici. La Lombardia ha allargato lelenco delle
patologie rispetto al pannello nazionale e concentrato gli sforzi principalmente
su tre malattie (asma e allergie gravi, obesità, otite media effusiva),
per le quali ha definito un piano di controlli a frequenza variabile a seconda
della gravità del quadro clinico.
Le tariffe per queste prestazioni variano dai 12,91 euro per accesso della Toscana
ai 25,82 euro per accesso di Abruzzo e Lombardia.
Un pediatra per tutti
In tutti gli accordi regionali è garantita lassistenza pediatrica
al maggior numero di pazienti tra 0 e 14 anni, visto che lattuale rapporto
ottimale di un pediatra ogni 600 assistiti fino ai 6 anni non è più
sufficiente a coprire il diritto allassistenza a bambini e adolescenti.
Quasi ovunque è prevista, per accertate situazioni di carenza, la possibilità
di aumenti di massimale nonché di inserimenti straordinari. In Liguria
e in Toscana si è scelta la strada più avanzata, nellottica
di una graduale estensione dellassistenza pediatrica agli adolescenti:
si è iniziato a commisurare il fabbisogno di pediatri di famiglia anche
rispetto alla popolazione di età compresa tra i 7 e i 14 anni (che su
tutto il territorio nazionale è in carico ai pediatri in percentuali
ormai superiori al 50 per cento).
In
Lombardia si è cercato di accelerare i nuovi inserimenti in convenzione
e si è inoltre stabilito di erogare un incentivo una tantum ai pediatri
che assicurano lassistenza a bambini sino a un anno di età in deroga
ai loro massimali.
In alcune Regioni, come il Piemonte e la Liguria, è stata poi prevista,
in caso di insufficienza assistenziale, la possibilità di cancellazione
automatica di bambini oltre i 12 anni, per far posto a nuovi iscritti tra 0
e 3 anni.
Anche rispetto al delicato e dibattuto aspetto del prolungamento dellassistenza
fino a 16 anni per particolari situazioni, inquadrato in modo molto generico
dallaccordo nazionale, gli accordi regionali hanno stabilito regole più
chiare. In tutte le Regioni sono state definite alcune condizioni sociosanitarie
che rendono necessario il mantenimento delladolescente in carico al pediatra:
principalmente la presenza di patologie croniche o di handicap, i disturbi dello
sviluppo puberale, le situazioni di disagio psicosociale e, in Liguria e parzialmente
in Lombardia, la coesistenza di un fratello o sorella ancora in carico allo
stesso pediatra.
Incentivi strutturali
Le nuove formule di attività professionale (pediatria di gruppo, associazionismo,
informatizzazione, presenza del collaboratore di studio) sono state più
o meno valorizzate in tutti i contratti regionali. Soprattutto quelle associative
(pediatria di gruppo e associazionismo) sono considerate strumenti utili a migliorare
la qualità del lavoro e ad ampliare la disponibilità assistenziale
diurna. Alcune Regioni le rinforzano con incentivi, altre stabiliscono che,
in caso di superamento delle percentuali e dei budget stabiliti a livello nazionale,
si provveda a livello regionale al reperimento di risorse aggiuntive. Anche
per linformatizzazione e lassunzione di personale di studio le Regioni,
pur con le note limitazioni di risorse, hanno previsto il superamento delle
percentuali fissate a livello nazionale.
In Toscana si è verificato un aumento dal 5 al 15 per cento della percentuale
dei pediatri a cui riservare lincentivo per la pediatria di gruppo e una
contestuale riduzione del 3 per cento per lassociazionismo. In Veneto
e in Lombardia è previsto lobbligo di apertura pomeridiana fino
alle 19.00 per le associazioni di pediatri, consentendo in alternativa lapertura
a rotazione il sabato mattina (in Veneto) o laumento dellorario
minimo di disponibilità ambulatoriale con chiusura degli studi non prima
delle ore 18.00 (in Lombardia).
Continuità assistenziale
Largomento è di difficile approccio contrattuale. Solo Abruzzo
e Toscana vi si stanno cimentando. LAbruzzo ha avviato in una ASL una
sperimentazione di assistenza prefestiva, festiva e notturna, mentre la Toscana
ha proposto un modello di consulenza pediatrica prefestiva e festiva (ma non
notturna) al Servizio di continuità assistenziale.
Il Veneto ha delegato tale materia alla contrattazione aziendale. In Lombardia
(già dal 1999) e in Abruzzo è attivato il progetto di copertura
assistenziale diurna con incentivazione oraria ai gruppi e associazioni (in
Abruzzo anche ai singoli) che offrono unapertura ambulatoriale superiore
alle 5 ore giornaliere. In Lombardia tale disponibilità è riservata
allerogazione di prestazioni non differibili.
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