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La Carta
della professione medica riafferma i principi su cui impostare il
lavoro nellera attuale ma trascura le disuguaglianze tra Nord e
Sud del mondo in tema di salute.
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La Carta
della professione medica costituisce un documento di straordinaria importanza
che, è auspicabile, venga letto e discusso dai giovani medici e dagli
stessi studenti delle Scuole di medicina e delle scienze sanitarie. E
stata elaborata, dopo lunga e approfondita discussione, dai rappresentanti di
tre organizzazioni di grandeprestigio appartenente ai paesi del Nord del mondo:
la European Federation of Internal Medicine, lAmerican College of Physicians-American
Society of Internal Medicine (ACP-ASIM) e lAmerican Board of Internal
Medicine (ABIM). Per lItalia ha partecipato Alberto Malliani, presidente
della Società italiana di medicina. Tale documento pubblicato, contemporaneamente,
su due prestigiose riviste (Lancet 2002, Annals of Internal Medicine 2002; vedi
anche il sito www.occhioclinico.it),
non può essere riassunto: va letto, meditato, discusso. Ancor oggi una
delle pietre miliari delletica della professione medica è costituita
dal giuramento di Ippocrate, in particolare dove recita che compito del medico
è quello di operare per il beneficio dei propri pazienti: «In qualunque
casa io entri, vi andrò per giovamento del malato, astenendomi da ogni
azione volontariamente dannosa». Tale principio nel corso di numerosi
secoli è rimasto un punto fondamentale della professionalità e
ha costituito la base etica razionale del rapporto tra il medico e il paziente.
Negli ultimi decenni la medicina ha vissuto una profonda, sempre più
accelerata trasformazione dovuta a una serie di condizioni:
Si è così determinata una profonda crisi della medicina, in particolare per le giovani generazioni di medici che si accingono a scoprire i fondamenti etici della professione.
Passato, presente e futuro da costruire
I principi fondamentali posti alla base delle responsabilità professionali
sono tre. Il primo riafferma il concetto ippocratico della centralità
del benessere del paziente. Il secondo introduce lautonomia del paziente
e la recente problematica del consenso informato, valido nel contesto del principio
di alleanza terapeutica. Infine il principio, che potrebbe essere ritenuto rivoluzionario
di questi tempi, della giustizia sociale e della equa distribuzione delle risorse,
la più difficile da realizzare, oggi, al di là delle buone intenzioni
(spesso intrise di consapevole ipocrisia) che non mancano nei documenti dei
vari organismi internazionali (OMS, FMI, Banca mondiale, UNICEF e così
via).
Pur riconfermando un giudizio positivo sul valore della Carta, non ci si può
esimere dal far notare come limpostazione soffra di un certo strabismo,
con uno sguardo rivolto prevalentemente verso i paesi del Nord del mondo. Nulla
(o troppo poco) si dice sulla globalizzazione della salute e sui rapporti tra
la medicina dei paesi del Nord e del Sud del mondo. Un editoriale pubblicato
sul British Medical Journal (Smith 2002) conclude con queste parole: «Possiamo
trovare il modo di pensare in maniera significativa alla nostra responsabilità
nei confronti di sei miliardi di persone, la popolazione del mondo? Come dovremmo
noi praticare la medicina in un mondo dove metà della popolazione vive
con meno di due dollari il giorno, un miliardo di persone ogni notte va a dormire
affamato, un quarto della popolazione mondiale non ha mai la possibilità
di bere un bicchiere di acqua fresca, e ogni minuto una donna muore di parto?».
Si possono aggiungere alcuni dati derivati dal rapporto UNICEF 2002 La condizione
dellinfanzia nel mondo. Sul pianeta ci sono 2,1 miliardi di bambini, che
rappresentano circa il 35 per cento della popolazione totale. Globalmente, un
bambino su quattro vive in estrema povertà, in famiglie che hanno un
reddito inferiore a un dollaro il giorno. Nei paesi in via di sviluppo si trova
in quelle condizioni un bambino su tre; uno su dodici muore prima di aver compiuto
cinque anni, in gran parte per cause prevenibili, e il 30 per cento non ha ricevuto
alcuna vaccinazione. Nel mondo, oggi i bambini hanno una speranza di vita di
64 anni: 78 anni nei paesi industrializzati, 58 anni nei 45 maggiormente colpiti
da HIV-AIDS.
Sempre leditoriale del British Medical Journal si chiede: «Tutte
le scuole di medicina insegnano salute pubblica, ma quante insegnano salute
globale?». Questa ultima frase sembra illuminante. Oggi il medico dovrebbe
essere formato a comprendere i problemi della medicina su scala mondiale, ben
al di là di una visione provinciale. La salute globale dovrebbe essere
annoverata tra gli impegni della responsabilità professionale del medico.
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