EDITORIALE - ottobre 2002
E troppo grasso
il nuovo millennio
Giulia Candiani - Occhio Clinico Pediatria
Lalimentazione è un punto cruciale
intorno al quale ruotano gli equilibri familiari
e si modellano gli stili di vita.
Col risultato che lobesità e il sovrappeso sono sempre più
diffusi. |
I dati epidemiologici sullobesità mostrano un aumento costante
ed esponenziale, tanto che si è arrivati a parlare di epidemia. Secondo
lOrganizzazione mondiale della sanità sono ben 300 milioni gli
adulti obesi che hanno varcato la soglia del terzo millennio. Sul Journal of
the American Medical Association sono appena stati pubblicati i dati statunitensi:
risulta obeso un adulto su tre (circa 59 milioni di persone), e i bambini non
stanno meglio, visto che tra i due e i cinque anni ben il dieci per cento è
gravemente sovrappeso. Malattia del benessere, certo, dello stile di vita agiato
case e scuole riscaldate, automobile a disposizione anche per brevi tragitti,
elettrodomestici che minimizzano la fatica abbinato a offerte di cibi
gustosi in quantità. Eppure il fenomeno è solo per metà
appannaggio dei paesi più prosperi: ci sono più di 115 milioni
di obesi, il cui indice di massa corporea (BMI) è pari o superiore a
30 kg/m2 anche in quelli in via di sviluppo, e questi convivono con i 200 milioni
di concittadini malnutriti. In Cina, in soli tre anni, la percentuale della
popolazione sovrappeso (BMI tra 25 e 29,9) è passata dal 10 al 15 per
cento, mentre Colombia e Brasile hanno raggiunto i livelli massimi di alcuni
paesi europei, intorno al 40 per cento.
Nella categoria dei ciccioni si entra con facilità, fin da piccoli: in
Italia, su dieci bambini che frequentano la scuola quattro sono sovrappeso e
uno è obeso. Purtroppo, complice ladipostato, una volta che si
è sconfinato oltre misura è molto difficile ritornare nei ranghi
(vedi anche la rubrica «EBM»).
Lobesità è la tipica condizione per la quale pediatri e
genitori sono tenuti a giocare danticipo, cercando di prevenirla con una
corretta educazione alimentare. Se già non è facile boicottare
lacquisto di merendine preconfezionate e ovetti di cioccolato, in vendita
dopo essere stati annunciati da chiassose campagne promozionali, ancora più
arduo è convincere i pargoli a sgranocchiare mele al posto di cracker
nellattesa della cena. Spesso ci si riesce solo grazie a una linea morbida:
«Yogurt, frutta e carote possono essere consumati davanti alla televisione,
perché non sbriciolano» e poi, per non avvallare lo stile di vita
sedentario: «La televisione solo per unora appena rientrati da scuola».
E sparito il bisogno primario
Lintreccio tra cibo e attività fisica è una delle manifestazioni
di una relazione assai più complessa tra alimentazione e stile di vita.
Il modo di mangiare è rivelatore della filosofia familiare. Il cibo,
che nellepoca del mercato libero e senza frontiere è facilmente
disponibile in varietà e quantità (per cui nel grande albergo
dellAfrica tropicale viene proposto salmone affumicato a volontà
per la prima colazione suscitando negli ospiti più entusiasmo
che indignazione), è sempre più un elemento centrale della relazione
di coppia e uno dei collanti familiari a maggior tenuta. Le abitudini alimentari
sono quelle che marito e moglie riescono più facilmente (e felicemente)
a uniformare: magari la mamma si indigna davanti al piatto di formaggi consumato
a fine pasto in compagnia di un buon vino, ma lo fa bonariamente rivelando di
fatto unallegra complicità. Magari il papà protesta per
la presenza ossessiva di farro, orzo e grano, ma sotto sotto è orgoglioso
di seguire unalimentazione sana. Certo, i due esempi familiari citati
sono quasi allopposto in termini di rischio di indurre nei figli unalimentazione
sbagliata o eccessiva. Eppure entrambi mostrano quanto il mangiare sia oggi
cruciale, e quanto sia impregnato di valori che non hanno più molto a
che vedere con la soddisfazione del bisogno primario. Il cibo procura piacere,
con il coinvolgimento di tutti i sensi e un evidente richiamo alloralità
come prima gratificazione. Di conseguenza si consuma il cibo sempre meno sulla
spinta di istinti primordiali, come la fame, e sempre più per consolazione,
in risposta a eventi quotidiani logoranti e stressanti. Gli adulti che, dopo
una giornata di lavoro in cui non sono state risparmiate loro le critiche, rientrano
a casa e assistono alleterno battibecco tra i figli, trovano nellalcol
un buon alleato per lasciarsi la giornata alle spalle, o nel cioccolato la possibilità
di una botta di buon umore. Ma ecco il contraccolpo: in ossequio alla dea magrezza
che ha nella popolazione femminile le sue vestali, ma che è lunico
vero ideale sociale condiviso scattano i sensi di colpa. Molte mamme
sono quotidianamente esposte al circolo vizioso per cui mangiano per tirarsi
su, ma così facendo ingrassano, cosa che le butta giù. Allora
si siedono a tavola e digiunano, ma una volta in cucina spizzicano gli avanzi,
anche freddi, sperando di non essere viste dai figli ma intaccando la propria
autostima.
Lobesità è la conseguenza di un modello comportamentale che
ha investito la società dei consumi e che si sta trasferendo alle nuove
generazioni. Un modello in cui lofferta di cibo, effettuata per 24 ore il
giorno, è dominante. Tanto che ha finito con il dominare tutti, genitori
e pediatri compresi . Sotto la pressione dellindustria alimentare, che procede
di concerto con quella della magrezza, ciascuno paga un caro prezzo e lo fa di
tasca propria e sulla propria pelle. Il vero punto su cui riflettere, non è
che si vuole insegnare ai giovani a rinunciare a una fetta di torta: senza neanche
più provare lacquolina, gli si sta insegnando a rinunciare a una
grossa fetta di libertà.
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