Carmine Del Rossi - Parma
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In Bangladesh a minacciare il futuro dei bambini è
anche l'inaccettabilità sociale delle malformazioni congenite.
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La dignità è nellaspetto |
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Dallaereo il Bangladesh appare subito come un paese
dacqua, non solo per i due grandi fiumi, il Brahmaputra e il Gange
che scendono dallHimalaya, ma anche per tutta lacqua che scende
dal cielo, durante la stagione delle piogge, che vuol dire da giugno a
ottobre. In questo momento dellanno il volto del paese cambia radicalmente,
le campagne si trasformano in lagune e le comunicazioni, già difficili,
diventano quasi impossibili. |
In Bangladesh la ricchezza spontanea della terra assolve in parte alle necessità
nutritive, ma unalimentazione bilanciata è privilegio di pochi.
Per la maggior parte delle persone la dieta è fatta solo di riso e vegetali
e il 60 per cento circa dei bambini al di sotto dei 15 anni presenta segni importanti
di malnutrizione, per scarso apporto proteico.
Per i piccoli la vita non è facile e nemmeno sempre garantita. La mortalità
infantile è di 67 bambini ogni 1.000 nati vivi, ma se la si calcola al
di sotto dei 5 anni di età sale al 96 per mille. Già la nascita
è unesperienza a rischio, e non solo per i neonati. La mortalità
materna legata al parto è di 4,3 donne ogni 1.000 bambini nati vivi.
Secondo dati recenti, del 1999, solo il 13 per cento delle partorienti riceve
qualche forma di assistenza professionale: il 7,8 per cento da medici e il 5,2
per cento da altre figure quali ostetriche o infermiere. Sono più spesso
assistite al parto da persone esperte le donne di città e quelle con
scolarizzazione secondaria.
Tra le principali cause di morte nellinfanzia è da ricordare il
tetano dei neonati, dovuto alla tradizione, ancora in uso nei villaggi, di applicare
sterco di vacca sul moncone ombelicale. Altre condizioni fatali sono la prematurità
e la polmonite. Questultima è frequente soprattutto nel periodo
invernale, quando durante la notte la temperatura può scendere al di
sotto dei 10 gradi anche dentro le capanne.
La diarrea, la malaria, il morbillo, la tubercolosi, la poliomielite mietono
altre piccole vittime ogni anno. Nel 1999 sono stati segnalati ancora 736 casi
di poliomielite e nel 2000 sono stati stimati oltre 300.000 nuovi casi di tubercolosi
nella popolazione generale.
Nove bambini su dieci hanno infestazioni parassitarie che provocano anemie croniche,
deficit di crescita e iposviluppo muscolare. Sono segnalate occlusioni intestinali
da ascaridi, che vengono risolte immettendo ossigeno nel tubo digerente con
un sondino nasogastrico per debellare i vermi abituati a un ambiente anaerobio.
Molto frequenti tra i bambini bengalesi sono le ustioni conseguenti di solito
a incidenti domestici: negli angusti ambienti delle capanne, dove in pochi metri
quadrati possono convivere dieci e più persone, è facile che un
bimbo piccolo cada sul fuoco acceso per cucinare o che si rovesci addosso una
lampada per illuminazione. La scarsa disponibilità di antibiotici e limpossibilità
di acquistarli per la maggior parte delle persone, unite alla difficoltà
di accedere a interventi di chirurgia plastica, fanno sì che le ustioni
abbiano un alto tasso di mortalità e gravi esiti a lungo termine. Retrazioni
cicatriziali devastanti, magari derivate dalla guarigione spontanea di ustioni
allorigine banali, possono influire sulla vita futura dei piccoli per
il loro effetto deturpante o per la compromissione funzionale della parte del
corpo interessata (spesso le mani).
La dignità è nellaspetto
Unaltra causa di disabilità di grande impatto sulla vita dei piccoli
sono le malformazioni. Con gigantesche ernie inguinali, anomalie degli organi
genitali o dellintestino, oppure con labiopalatoschisi anche di grave
entità i bambini sono costretti a convivere per tutta la vita.
Ma in Bangladesh, ancor più che altrove, una malformazione congenita,
soprattutto se visibile come quelle che colpiscono il volto, è una sventura,
non solo per la scarse opportunità di porvi rimedio ma anche per i risvolti
sociali: nel villaggio il portatore di unanomalia fisica viene emarginato
fin da piccolo e in una società in cui il matrimonio è una contrattazione
che avviene tra i genitori dei futuri sposi, per un giovane affetto da una malformazione
diventa quasi impossibile trovare un compagno o una compagna.
Ai bambini il cui futuro è incerto per le condizioni di salute si aggiungono
poi quelli costretti a lavorare o a mendicare per vivere. A questi oltretutto
è preclusa la possibilità di andare a scuola. Li si può
incontrare infatti tutti i giorni nelle bettole, nei campi, nelle fabbriche
dove lavorano, ma li si vede spesso nelle strade dove chiedono lelemosina,
raccattano rifiuti commestibili, rubacchiano quel che trovano.
| Affollati nei villaggi | Pochi mezzi per la salute |
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| Il Bangladesh, circondato su tre fronti (nord, ovest e est) dallIndia e affacciato sul Golfo del Bengala a sud, ha una popolazione di 127 milioni di abitanti (stima del 1999), per la maggior parte di religione musulmana e di etnia bengali. Su un territorio di 147.000 chilometri quadrati, meno della metà dellItalia, la densità abitativa è tra le più alte al mondo: quasi 900 abitanti per chilometro quadrato, la maggior parte residenti nelle campagne (la popolazione urbana rappresenta meno del 20 per cento del totale). Nel 1999 il reddito procapite era di 370 dollari lanno. Laspettativa di vita è di 58 anni. La percentuale di analfabetismo si aggira attorno al 60 per cento. I villaggi sono entità socioeconomiche a se stanti; al loro interno le decisioni importanti, per esempio nelle controversie familiari, negli aggiustamenti matrimoniali, nei litigi tra abitanti, vengono affrontate con la mediazione del capovillaggio, una figura non istituzionale, ma investita di grande autorità. | In Bangladesh le risorse sanitarie sono scarse,
con disponibilità di un medico ogni 5.000 abitanti e di un posto
letto ogni 3.500 (in Italia il rapporto è rispettivamente di uno
su 180 e uno su 150 abitanti). In tutto il paese esiste un solo ospedale pediatrico, lo Shishu Hospital di Dhaka, la capitale, dove vengono eseguiti poco più di 1.000 interventi lanno, per lo più urgenze chirurgiche In realtà la domanda di salute da parte dei bambini è alta, in quanto rappresentano circa il 50 per cento della popolazione (il tasso di fertilità, pari a 3,2 parti per donna, è uno dei più alti al mondo). La maggior parte dei bambini, vivendo in ambiente rurale, non ha alcuna assistenza sanitaria. La medicina nei villaggi è tuttora praticata da stregoni, che seguono metodi spesso pericolose per la salute, ma economicamente più alla portata della popolazione rispetto alla medicina ufficiale. Come in molti paesi a basso reddito, anche in Bangladesh larghi segmenti di popolazione non hanno accesso alle cure sanitarie di base, per lo più gestite dal settore privato e se vi sono strutture sanitarie pubbliche, i risultati a livello di qualità sono molti scarsi. |
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Un sorriso regala il futuro |
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Le attrezzature chirurgiche e anestesiologiche, rare e carenti nel paese, sono state donate dalle équipe che si sono avvicendate negli anni. Oggi si può dire di operare in una struttura sanitaria efficiente e sicura sia per i pazienti sia per gli operatori, nella quale è sempre possibile garantire criteri operativi e standard qualitativi sovrapponibili a quelli messi in atto nei paesi avanzati. Date le particolarità climatiche del paese gli interventi chirurgici devono essere concentrati nella stagione asciutta, che va da ottobre a marzo. In questo periodo si alternano con cadenza mensile vari gruppi di operatori sanitari di differenti specialità. Per ora non è stato possibile coinvolgere sistematicamente i medici locali: sono pochissimi e quasi tutti attivi solo nella capitale. La selezione dei pazienti candidabili alla chirurgia viene fatta in base a criteri clinici, senza il supporto di esami di laboratorio o esami radiografici. Si considerano le condizioni generali e le eventuali patologie di base dei soggetti al fine di prevenire qualunque rischio durante la narcosi e latto chirurgico. Finora la maggior parte dei pazienti giudicati inoperabili sono stati bambini al di sotto dei dieci chili, per i quali per ora manca il supporto anestesiologico adeguato, soggetti con patologie broncopolmonari o portatori di malformazioni cranio facciali molto complesse. Nellarco di cinque anni, con un impegno di un mese lanno, sono stati operati, con successo e rare complicazioni, circa 600 casi tra labiopalatoschisi, schisi facciali e altre malformazioni del viso. Il servizio ambulatoriale è passato dalle 100 visite del primo anno alle oltre 300 del 2001. In questi anni il lavoro si è concentrato sul trattamento delle malformazioni del viso di bambini e vale la pena di sottolineare il significato che assume nel particolare contesto culturale. Per i canoni culturali e religiosi locali un viso deforme è ritenuto non accettabile e possibilmente segno di una maledizione atavica da scontare con lisolamento familiare e sociale. Dato
che il servizio sanitario pubblico è praticamente inesistente è
ovvio che normalmente un trattamento chirurgico è alla portata di
pochissimi. Ecco perché lintervento del gruppo di volontari
rappresenta per i piccoli e per le loro famiglie una sorta di miracolo e
un occasione insperata di riabilitazione.Famiglie additate come maledette e madri ripudiate perché generatrici di un bimbo malformato, bambini e bambine senza un futuro a causa della loro deformità trovano unopportunità di riscatto, ed escono dallospedale con il coraggio di guardare finalmente in faccia i parenti e i vicini. Accade così che i bambini entrino in sala operatoria felici e si risveglino dallanestesia con il solo desiderio di vedersi allo specchio, incuranti persino del dolore. Una volta tornati nei loro villaggi, da dove erano partiti magari la sera al buio, come devono fare i maledetti, vengono accolti come prescelti da Dio o dal destino e diventano individui importanti e rispettati. Sono finalmente persone, per la prima volta nella loro vita. Ma oltre che la prima opportunità di accettazione sociale la ricostruzione di un labbro o di un palato rappresenta per questi piccoli la possibilità di sorridere. Così quando, dopo cinque anni di attività, si è deciso di dare al gruppo una forma giuridica, quella di unassociazione ONLUS, si è scelto di chiamarla Progetto sorriso. |
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