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Disturbo da deficit di attenzione e iperattività

La zona grigia
Malattie come il disturbo da attenzione e iperattività, l'astenia, i disturbi dell'alimentazione e i tic sono tutt'altro che rare nella pratica pediatrica ambulatoriale, anche se la reale incidenza dipende in larga misura dalla capacità del pediatra di saperle cogliere. Per questo si è pensato di trattarle in questo progetto editoriale.
Tuttavia sono anomale, in quanto lo spazio riservato ai farmaci è assai modesto, mentre è cruciale l'attenzione al rapporto tra il pediatra e la famiglia. Il medico come farmaco, resta la miglior soluzione.
L'inquadramento di questi disturbi non può prescindere dalla conoscenza del contesto familiare e sociale.
Il pediatra di famiglia può contare su un rapporto che dura nel tempo e può osservare il sistema famiglia nel suo continuo divenire.
Il saper uscire dall'ambulatorio e confrontarsi con la scuola e i servizi è premessa indispensabile per capire il significato dei sintomi di quel bambino nella sua realtà. Di volta in volta il pediatra dovrà fare una diagnosi differenziale e saper procedere non trascurando né l'aspetto organico né quello relazionale. Solo così la zona grigia risulterà meno cupa.

Michele Gangemi

Questa sindrome è un disturbo evolutivo, a esordio in età pediatrica (2-3 anni) e può avere evoluzione favorevole. Quando persiste nell'adolescenza e in età adulta, può indurre la comparsa di condotte devianti.

Inquadramento clinico
Si tratta di un disturbo di tipo multifattoriale, legato a fattori ereditari, ambientali, psicologici e neurobiologici. La sindrome è caratterizzata da un complesso di comportamenti che spingono a identificare il bambino come negligente, facile a distrarsi, iperattivo, impulsivo, difficile nelle relazioni sociali e scolastiche. Il bambino in genere arriva all'osservazione dello specialista in età scolare, quando gli insegnanti ne rilevano il comportamento anomalo nel contesto scolastico (vedi la tabella 1).
Per poter intervenire, occorre avere individuato con sufficiente chiarezza la sindrome comportamentale (secondo i criteri indicati dal DSM-IV), attraverso un'anamnesi familiare e personale, l'osservazione del comportamento, una valutazione cognitiva e un esame della coordinazione motoria. L'impresa, nella maggioranza dei casi, va affidata allo specialista.

 

Tabella 1 Caratteristiche del disturbo da deficit di attenzione e iperattività
iperattività  attività motoria eccessiva: dondolio del corpo, oscillazione degli arti, comportamento discontinuo e poco finalizzato
impulsività  difficoltà a controllare le reazioni, cambio veloce di attività, risposte sempre pronte, ma fuori luogo. Disinibizione
disattenzione  incapacità a completare i compiti assegnati, a comprendere le direttive degli insegnanti. Errori di distrazione, più che di incomprensione
distrazione  reazioni a stimoli visivi e ambientali che altri possono ignorare, di vario genere.

Strategia terapeutica
La presenza di risorse in campo familiare e pedagogico può permettere un trattamento non farmacologico (vedi la tabella 2). L'educazione comportamentale, il sostegno ai genitori, l'addestramento all'autocontrollo e programmi psicopedagogici specifici vanno sempre messi in atto, anche quando si utilizzano i farmaci. La terapia farmacologica, di competenza specialistica, deve essere iniziata con bassi dosaggi e modificata settimanalmente, in accordo con la risposta clinica e con l'eventuale presenza di effetti collaterali. La durata della terapia varia da un minimo di 3 mesi a parecchi anni; nel 95 per cento dei casi l'effetto del farmaco termina alla sospensione del trattamento. Per un esito ottimale del trattamento il pediatra deve essere disponibile a discutere la strategia terapeutica (farmacologica o psicopedagogica) con lo specialista e con gli operatori scolastici.

 

Tabella 2 Trattamento non farmacologico dell'ADHD
  •  chiarire la natura del disturbo
  •  decolpevolizzare il bambino e la famiglia
  •  ripristinare la capacità di autocontrollo
  •  rinforzare l'autostima
  •  dare sostegno alla famiglia

Note dei revisori
Il metilfenidato, uno dei pilastri della terapia, dopo un ritiro dal mercato da parte della ditta produttrice nel 1989 sta per tornare a disposizione dei prescrittori a seguito di una esplicita richiesta della CUF all'azienda stessa (Impicciatore P et al). Nonostante siano stati pubblicati lavori che ne dimostrano l'efficacia nella riduzione della sintomatologia anche a lungo termine (MTA Cooperative Group), alcuni autori ne consigliano un uso molto attento e comunque riservato alla medicina specialistica (Zwi M et al). In questo caso anche in Italia si potrà avere a disposizione della pediatria ambulatoriale una terapia per una patologia di cui non sono chiari i precisi criteri diagnostici.

 

Bibliografia (torna indietro)

 

*  Alla stesura finale del capitolo hanno partecipato Chiara Bertoldi, Maria Letizia Rabbonì, Maria Concetta Torrieri, Federica Zanetto


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