|
Gruppo ACP Milano Coordinato da Maria Teresa Tartero * |
|
Inquadramento clinico
Strategia terapeutica Note dei revisori |
| La zona grigia |
|---|
| Malattie come il disturbo da attenzione e iperattività,
l'astenia, i disturbi dell'alimentazione e i tic sono tutt'altro che rare
nella pratica pediatrica ambulatoriale, anche se la reale incidenza
dipende in larga misura dalla capacità del pediatra di saperle cogliere.
Per questo si è pensato di trattarle in questo progetto editoriale. Tuttavia sono anomale, in quanto lo spazio riservato ai farmaci è assai modesto, mentre è cruciale l'attenzione al rapporto tra il pediatra e la famiglia. Il medico come farmaco, resta la miglior soluzione. L'inquadramento di questi disturbi non può prescindere dalla conoscenza del contesto familiare e sociale. Il pediatra di famiglia può contare su un rapporto che dura nel tempo e può osservare il sistema famiglia nel suo continuo divenire. Il saper uscire dall'ambulatorio e confrontarsi con la scuola e i servizi è premessa indispensabile per capire il significato dei sintomi di quel bambino nella sua realtà. Di volta in volta il pediatra dovrà fare una diagnosi differenziale e saper procedere non trascurando né l'aspetto organico né quello relazionale. Solo così la zona grigia risulterà meno cupa. Michele Gangemi |
Questa sindrome è un disturbo evolutivo, a esordio in età pediatrica (2-3 anni) e può avere evoluzione favorevole. Quando persiste nell'adolescenza e in età adulta, può indurre la comparsa di condotte devianti.
Inquadramento clinico
Si tratta di un disturbo di tipo multifattoriale, legato a fattori ereditari,
ambientali, psicologici e neurobiologici. La sindrome è caratterizzata da un
complesso di comportamenti che spingono a identificare il bambino come
negligente, facile a distrarsi, iperattivo, impulsivo, difficile nelle relazioni
sociali e scolastiche. Il bambino in genere arriva all'osservazione dello
specialista in età scolare, quando gli insegnanti ne rilevano il comportamento
anomalo nel contesto scolastico (vedi la tabella 1).
Per poter intervenire, occorre avere individuato con sufficiente chiarezza la
sindrome comportamentale (secondo i criteri indicati dal DSM-IV), attraverso
un'anamnesi familiare e personale, l'osservazione del comportamento, una
valutazione cognitiva e un esame della coordinazione motoria. L'impresa, nella
maggioranza dei casi, va affidata allo specialista.
| Tabella 1 Caratteristiche del disturbo da deficit di attenzione e iperattività | |
|---|---|
| iperattività | attività motoria eccessiva: dondolio del corpo, oscillazione degli arti, comportamento discontinuo e poco finalizzato |
| impulsività | difficoltà a controllare le reazioni, cambio veloce di attività, risposte sempre pronte, ma fuori luogo. Disinibizione |
| disattenzione | incapacità a completare i compiti assegnati, a comprendere le direttive degli insegnanti. Errori di distrazione, più che di incomprensione |
| distrazione | reazioni a stimoli visivi e ambientali che altri possono ignorare, di vario genere. |
Strategia terapeutica
La presenza di risorse in campo familiare e pedagogico può permettere un
trattamento non farmacologico (vedi la tabella 2).
L'educazione comportamentale, il sostegno ai genitori, l'addestramento
all'autocontrollo e programmi psicopedagogici specifici vanno sempre messi in
atto, anche quando si utilizzano i farmaci. La terapia farmacologica, di
competenza specialistica, deve essere iniziata con bassi dosaggi e modificata
settimanalmente, in accordo con la risposta clinica e con l'eventuale presenza
di effetti collaterali. La durata della terapia varia da un minimo di 3 mesi a
parecchi anni; nel 95 per cento dei casi l'effetto del farmaco termina alla
sospensione del trattamento. Per un esito ottimale del trattamento il pediatra
deve essere disponibile a discutere la strategia terapeutica (farmacologica o
psicopedagogica) con lo specialista e con gli operatori scolastici.
| Tabella 2 Trattamento non farmacologico dell'ADHD |
|---|
|
Note dei revisori
Il metilfenidato, uno dei pilastri della terapia, dopo un ritiro dal mercato da
parte della ditta produttrice nel 1989 sta per tornare a disposizione dei
prescrittori a seguito di una esplicita richiesta della CUF all'azienda stessa
(Impicciatore P et al). Nonostante siano stati pubblicati lavori che ne
dimostrano l'efficacia nella riduzione della sintomatologia anche a lungo
termine (MTA Cooperative Group), alcuni autori ne consigliano un uso molto
attento e comunque riservato alla medicina specialistica (Zwi M et al). In
questo caso anche in Italia si potrà avere a disposizione della pediatria
ambulatoriale una terapia per una patologia di cui non sono chiari i precisi
criteri diagnostici.
![]() © 2002 Occhio Clinico Pediatria |